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Ad un mese dagli attentati, l'America ricorda e fa i conti del terrore

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 11 Ottobre 2001

La City ieri s'era svegliata al suono dei numeri. Il sindaco Rudy Giuliani in tivù ha snocciolato il costo del terrore e le conseguenze economiche che lo hanno indotto a tagliare praticamente i budget di tutte le agenzie comunali del 15 per cento, mentre il governatore dello stato di New York, George Pataki, dalla capitale Albany inviava a Washington il conto del disastro: 54 miliardi di dollari per il piano "Rebuild NY-Renew America", da approvare al più presto per la ricostruzione della zona di lower Manhattan e per rinvigorire l'economia.
Rudy Giuliani

Mentre nelle casse dell'erario municipale l'attacco al Wtc ha creato una voragine quantificata in un miliardo di dollari e la perdita di oltre 108 mila posti di lavoro, lo stato nell'anno fiscale 2002-03 prevede una perdita di entrate pari a 9 miliardi di dollari. Stando ai dati stimati dal revisore dei conti del municipio, Alan Hevesi, il costo degli attentati per la City nei prossimi due anni sarà di circa 100 miliardi di dolalri.

Per migliaia di medici e ospedali dell'area metropolitana invece la giornata di ieri è iniziata con la lettura di un fax urgente di 13 pagine inviato ad ognuno dal Center for Disease Control nazionale che li ha messi in allerta sui pericoli del bioterrorismo, sulle procedure da seguire in caso di attacco e l'obbligo di segnalare al Centro nazionale per le malattie infettive di Atlanta ogni singolo caso sospetto.

Il dipartimento di polizia è ancora al massimo livello d'allerta dei quattro stabiliti in materia di sicurezza: "Alfa, Bravo, Gamma e Omega" con 40 mila agenti dispiegati in servizio a turni di 12 ore, piantonati nei punti nevralgici, a fianco della Guardia Civile e della polizia statale. Nelle ultime due settimane al servizio d'emergenza presso il quartier generale del New York Police Department sono giunte mediamente trenta minacce di bombe al giorno.

Ad un mese dal quel tragico 11 settembre all'ufficio dello stato civile di New York prosegue la mesta processione dei parenti che chiedono il certificato di morte dei propri cari, assistiti da dozzine di avvocati che offrono consulenza pro bono, nel capannone allestito sulle rive del fiume Hudson, lo stesso dove nei primi giorni i parenti si recavano per attaccare al muro del dolore le foto dei dispersi.

È una via Crucis anche per il primo cittadino della Grande Mela che si trasferisce da un memoriale ad un funerale, in tutti i quartieri della città. Si svolgono al ritmo di una ventina al giorno e in molti casi i familiari sotterrano con disperazione solo un'urna contenente ceneri delle Torri e ricordi dei propri cari, poichè le macerie non vogliono ancora restituire i resti delle vittime.

La città è spettrale in alcune zone. Praticamente è divisa in due: quella uptown dove la vita si svolge regolarmente e quella downtown che - in particolare dopo il tramonto - si trasforma in una cittadella fantasma. Teatri, club e ristoranti - specialmente nella zona bunker di downton - sono vuoti e per incentivare gli affari i ristoratori hanno addirittura istituito un servizio di navette che portano i clienti dall'inizio del cordone di sicurezza ai rispettivi esercizi, senza tuttavia ottenere risultati concreti.

Le conversazioni che si raccolgono sui convogli della metropolitana, sui treni dei pendolari che arrivano da fuori città, sugli autobus cittadini, sono imperniate su un unico argomento: come, dove e quando si verificherà il prossimo attacco.

Dopo gli attentati al Wtc, con pochi turisti da trasportare, zone blindate, posti di blocco, strade chiuse e traffico deviato è vita dura anche per i 40 mila tassisti newyorkesi che in un mese hanno visto dimezzarsi corse e guadagni. Al danno economico si aggiunge poi il problema dei pregiudizi etnici e religiosi nei confronti dei taxi-driver che al 75 per cento dei casi sono d'origine araba, asistica o di religione musulmana. "La gente legge il nome del conducente, si precipita fuori dall'abitacolo e sbattendo la porta, urla "per colpa vostra siamo in queste condizioni. Venite qui a fare soldi per mandarli alle vostre organizzazioni chissà dove" racconta il tassista Syed Kazmi.

Gli americani si stringono attorno ai simboli del patriottismo nazionale. Le bandiere a stelle e strisce vanno a ruba e Tony Spinelli, titolare della società produttrice Broadway Banner & Flag di Saratoga Springs ai suoi dipendenti ha offerto allettanti incentivi affinchè mantengano la produzione costante 24-ore al giorno. Dal giorno degli attacchi le bandiere sono visibili un pò dappertutto: fuori dagli edifici, lungo le campate dei ponti, sventolanti sulle antenne delle auto, nelle vetrine dei piccoli esercizi e in quelle dei grandi magazzini. "L'appetito degli americani di mostrare stelle e strisce non ha riscontro" assicura Spinelli, mentre la casa d'aste cybernetica "eBay" ha addirittura allestito 19 pagine-web dove scegliere il formato e la fattezza delle bandiere, con decine di migliaia di hit quotidiani.

L'America oggi si prepara a celebrare la memoria dell'11 settembre. Veglie con candele sono annunciate un pò dovunque. Milioni di persone sono attese nelle piazze su tutto il territorio statunitense per ricordare l'attacco all'America del mese scorso con manifestazioni da costa a costa. A Columbus, nell'Ohio, i mezzi di vigili del fuoco e polizia per un minuto suoneranno le sirene, mentre a San Luis Obispo, in California saranno le campane delle chiese e delle scuole a ricordare le migliaia di morti. L'Associazione delle Pipe Band ha deciso che in tutti gli Usa e fino alla Nuova Zelanda suonatori di cornamuse suoneranno musiche patriottiche in una catena umana lunga migliaia di chilometri. Al Lincoln Memorial di Washington si ritroveranno decine di rappresentanti del corpo diplomatico per partecipare ad una veglia assieme ad un migliaio di studenti, mentre nelle università della capitale saranno sospese le lezioni per quello che è stato chiamato "Day of reflection". A Sacramento, in California, si è già svolta un'interminabile parata di veicoli di soccorso, in onore dei colleghi pompieri e agenti di polizia periti negli attentati. Al Maryland Institute of Art di Baltimora invece hanno deciso di promuovere una giornata della tolleranza verso le comunità araba e musulmana. Dall'11 settembre scorso i luoghi di culto e preghiera hanno visto incrementare notevolmente il numero dei fedeli. Il vescovo di Wilmington, nello stato del Delaware, Michael Saltarelli, assicura che "dentro ognuno, profondamente, c'è il desiderio di raggiungere la pace. La gente ha bisogno di sentire che è in pace con Dio, con i suoi vicini di quartiere, con se stessi".

"Il valore terapeutico di queste manifestazioni è enorme" sottolinea lo psicologo Richard Drorbaugh dell'Universit` statale del New Jersey.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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