|
Isabel ha sfogato la sua furia altrove, ma Staten Island resta ancora nell'occhio del ciclone mentre conta altre due aggressioni a sfondo razziale verificatesi giovedì, a poche ore di distanza l'una dall'altra, che portano a quattro il numero di simili incidenti nel quinto quartiere della City nella prima metà di settembre. Gli investigatori dell'Nypd stanno ancora svolgendo le indagini sulle due aggressioni avvenute a distanza di sei ore: la prima, di cui è stata vittima una coppia di carnagione bianca e, l'altra consumata ai danni di un uomo di origini asiatiche. Nel primo caso, marito e moglie secondo quanto denunciato alla polizia, verso le tre pomeridiane, sono stati affrontati all'uscita della stazione New Dorp della Staten Island Railway da un gruppo di adolescenti neri e latini che ostacolavano l'accesso all'esterno dell'edificio. Quando poi la donna ha tentato di guadagnarsi un varco, una delle ragazze di buone maniere del gruppo ha gridato al resto della numerosa ciurma "non lasciate passare questa spazzatura bianca", mentre la sciagurata 34enne veniva raggiunta al volto da un pugno. Stessa sorte è capitata a suo marito 30enne, in procinto di portare soccorso alla moglie, il quale è stato aggredito da quattro teenage neri ed uno latino. Entrambi hanno riportato varie escoriazioni e contusioni e sono stati medicati sul posto. Intanto sono finiti al fresco cinque della banda: tre hanno 16 anni e due 15. Nel secondo incidente, verificatosi verso le nove di sera, è stato preso di mira da un terzetto di ragazzini un uomo dagli occhi a mandorla al Mosel Loop, nel rione di Grasmere. In questo caso non vi è stato attacco verbale, ma solo fisico con un pugno mollato alla vittima da uno dei teenager: due neri e un latino. Anche all'orientale è stato prestato soccorso sul posto. Si vanno ad aggiungere alla lista degli altri incidenti di intolleranza razziale. L'ultimo in ordine di tempo risale a domenica, quando un honduregno scambiato probabilmente per un nero, è stato minacciato da un gruppo di bianchi "stai alla larga da questo quartiere" e l'altro più violento episodio del Labor Day è stato reso incandescente dal tam tam dei media. Un fenomeno che desta preoccupazione e che ha sollevato un tale polverone politico a Staten Island da solcare la baia e arrivare dritto a City Hall sul capo del primo cittadino che - secondo i sostenitori dei diritti civili - dovrebbe mostrarsi più deciso nel condannare e affrontare il problema. L'avvocato dei diritti civili, Norman Siegel ieri ha tenuto una conferenza stampa a fianco di dirigenti del gruppo 100 Blaks In Law Enforcement Who Care per inviare un messaggio ben preciso al sindaco Bloomberg. "Gli chiediamo di rendersi più visibile e più portavoce di tolleranza razziale. Più in particolare - ha proseguito - dovrebbe raccomandare un interessamento più profondo del problema da parte della sua commissione per i diritti civili, affinché assuma un ruolo più attivo". Bloomberg non ha tardato a rispondere e durante la sua ribrica radiofonica settimanale su Wabc ha sostenuto che "una qualsiasi aggressione è già di troppo. Tuttavia le statistiche dimostrano che gli episodi di intolleranza razziale a Staten Island sono in diminuzione del 35 per cento rispetto all'anno scorso. Nessuna aggressione a sfondo razziale sarà mai tollerata". Dal Palazzo al quartier generale della polizia ad un tiro di schioppo, la bufera è entrata di prepotenza. Tanto che il polverone giovedì dalla stampa aveva portato il commissioner dell'Nypd, Raymond Kelly ad annunciare che il dipartimento era in procinto di prendere una decisione di sospensione dal servizio nei confronti dei due agenti per il modo in cui hanno "gestito" il dopo aggressione di ragazzi bianchi da parte di un coetaneo e compagni di pelle nera, nel giorno del Labor Day. E la conferma della sospensione è arrivata ieri, puntuale. Pure il sergente di servizio al distretto quel giorno, di cui non è stato reso noto il nome, è stato raggiunto dal provvedimento disciplinare di sospensione. Sui due agenti in questione, Glenn Glennerster e Samuel Perez, più di altre pendeva l'accusa di avere mentito agli investigatori sul loro intervento sul luogo dell'aggressione e sull'omissione di un rapporto sull'accaduto. In quel caso era stata aggredita la 18enne di pelle nera Rachel Carter che assieme ad alcuni amici bianchi e latini stava passeggiando lungo Crescent Beach Park, nel rione di Great Kills, quando è stata affrontata e offesa da un gruppo di uomini bianchi dai quali è partita una raffica di ingiurie nei suoi confronti. L'alterco era degenerato e dalle parole si era presto passati alle mani: due amici della giovane erano stati colpiti con oggetti da taglio ed uno al capo con il manico di una bottiglia, mentre lei era stata presa a spintoni. L'intervento degli agenti, per le vittime, aggiungeva la beffa alle ferite per il loro rifiuto di indagare sull'accaduto e di redarre un rapporto. Gli agenti per placare gli animi avevano pure portato via uno dei sospettati dell'aggressione, il 19enne Christian Rudge (poi arrestato), sull'auto di servizio. Al superiore in caserma avevano riferito che a loro avviso non s'era trattato di un episodio a sfondo razziale e tutto era scivolato nel dimenticatoio. Fino a quando la notizia è scoppiata sulla stampa newyorkese, cui sono seguiti gli arresti di undici giovinastri sospettati di aver preso parte all'aggressione. Oggi tutti in piazza a Staten Island per dimostrare contro intolleranza razziale di fronte al Palazzo civico e per l'11 ottobre è indetta una riunione di quartiere dedicata al problema, mentre sempre oggi il consigliere comunale Charles Barron ha in programma una marcia nel parco dove si è verificata l'aggressione del primo settembre. Anche l'Fbi è piombato a Staten Island per supervisionare l'operato della polizia ed accertare se eventualmente siano stati violati i diritti civili delle vittime delle aggressioni.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
|