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Gli allevatori lanciano la crociata in classe contro gli animalisti

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 21 Dicembre 2001

Gli allevatori di carne da macello partono al contrattacco per cercare di arginare la rovinosa campagna "anti-meat" portata avanti da anni da agguerriti gruppi di animalisti nello stato di New York. E per iniziare la crociata a favore partono con un programma che si svilupperà nelle classi scolastiche.

Gli allevatori aderenti al New York Farm Bureau si sono ritrovati ad Albany per stilare la strategia del contrattacco che - tuttavia - non si svolgerà con gli stessi toni sensazionalisti che invece caratterizzano le azioni da commando dei membri appartenenti a gruppi "anti-meat".

In realtà, il programma ora rispolverato, intitolato "New York Agricolture in the Classroom", era già esistente addirittura dal 1985 con l'offerta di libri, video e altro materiale didattico messo a disposizione degli insegnanti su tutto il territorio statale dai primi passi dei bambini d'asilo, fino alle scuole superiori.

"Dobbiamo cercare di influenzare le persone sin da quando sono giovani, in modo che non cadano nella trappola degli animalisti che vogliono far diventare i consumatori di carne vittime della sindrome di Bambi" assicura Robert Stallman, presidente nazionale dell'America Farm Bureau Federation.

La risposta degli allevatori alla aggressiva campagna lanciata dagli animalisti contro il consumo di carne è basata su un programma educativo, con un pizzico di arroganza.

"I contestatori dispongono di quattrini, ma non hanno credibilità" aggiunge il presidente dell'organizzazione che raccoglie gli allevatori.

"La maggioranza dei consumatori non ha la più pallida idea da dove proviene il cibo. Alcuni ragazzi non sanno neppure che le mele crescono sugli alberi. Credo sia nostro dovere offrire un'immagine più realistica ed accettabile possibile" aggiunge Sandra Prokop, capo della sezione istruzione in seno al New York Farm Bureau.

Pure il più attivo e agguerrito gruppo animalista, People for the Ethical Treatment of Animals (Peta), è convinto di avere una missione educativa da compiere, in particolare di informare la gente di ciò che mette in tavola e su come è finita nel piatto. "Non siamo contro gli allevatori, ma piuttosto sul fatto di allevare animali da macello" ribatte Bruce Friedrich, coordinatore della campagna vegetariana della Peta.

Lo scorso anno, come si ricorderà, l'organizzazione "anti-meat" aveva divulgato una campagna di pubblicità televisiva in cui appariva, tra gli altri, il sindaco Giuliani con un paio di baffi bianchi lasciati da una bevuta di latte in cui si leggeva "Got prostate cancer?". Il commercial fece tanto scalpore - anche perchè a Giuliani era stato effettivamente diagnosticato un tumore alla prostata - che i responsabili del Peta furono costretti a chiedere scusa al sindaco, dopo la sua minaccia di trascinarli in tribunale dietro una querela. Ma il Peta non molla e continua a ripetere che il latte è associato con problemi cardiaci, tumori e infarti. L'industria dei latticini - la componente maggiore della federazione degli allevatori - è insorta, assicurando che i loro prodotti contengono alti valori di calcio e che fanno bene a chi li consuma.

E mentre ad Albany gli allevatori scalpitavano per dare il calcio d'avvio alla contro-campagna in favore della carne e dei derivati del latte, quelli del Peta si presentavano al Dipartimento dell'Agricoltura della capitale per sollecitare il governo federale a far rispettare il regolamento risalente al 1958 sull'allevamento e la macellazione degli animali.

In altre parole il Peta afferma che dal momento che gli animali sono allevati per essere uccisi, il regolamento dovrebbe essere applicato sin dalla nascita e non solo assicurandosi che vengano finiti con un singolo colpo sparato alla testa. Ora il Dipartimento ha tre mesi per rispondere alle richiesta del Peta, ma gli allevatori hanno già messo i piedi in avanti.

Sostengono che dietro l'immagine bucolica del mestiere dell'allevatore c'è una realtà diversa, c'è un business che non ripaga se vengono maltrattati gli animali, anche se - ammettono - qualche volta invece accade esattamente il contrario.

"Nessun agricoltore intenzionalmente produce stress sugli animali" assicura Stallman e John Lincoln, presidente del New York Farm Bureau sottolinea che certi casi di crudeltà contro gli animali si sono verificati per mano di personale che non è dedicato al mestiere a tempo pieno o che non è stato sufficientemente praparato.

Nello stato di New York si contano 33 mila allevamenti a gestione familiare e 20 mila persone sono impegnate a tempo pieno. Stando alle statistiche il 2 per cento della popolazione statunitense è vegetariana, almeno secondo la rilevazione della rivista Bon Appetit.

Gli allevatori - non potendo biasimarlo - danno il credito a Walt Disney di aver inculcato nel mondo la "sindrome di Bambi" che con il suo cartoon ispiratosi alla novella austriaca datata 1926, "Bambi: una vita nel bosco", ha lasciato il segno un pò; in tutti noi, almeno stando allo studioso Ralph Lutts, il quale sostiene che "il film fa parte del nostro Dna culturale.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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