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Maxi retata dell'Fbi tra la famiglia Genovese: 73 arresti

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 6 Dicembre 2001

La storia si presterebbe per un classico copione di film della mala dove il protagonista è un singolo detective dell'Nypd, infiltratosi nella rete della famiglia malavitosa, che conduce gli investigatori all'arresto di capi e soldati di Cosa Nostra.

Ieri alle prime luci dell'alba per 73 membri della criminalità organizzata associati alla più potente "famiglia" Genovese sono scattate le manette e nel pomeriggio si è svolto il rito dell'incriminazione davanti al magistrato federale.

Con l'aiuto di alcuni testimoni oculari, il detective - di cui ovviamente non sono state rilasciate le generalità - infiltrato nei ranghi della famiglia Genovese, ha condotto le indagini per oltre tre anni, riuscendo ad accumulare una serie di prove schiaccianti contro 34 "capi" ed altri associati all'organizzazione criminale newyorkese.

Nonostante due decenni di incessante lotta alla criminalità organizzata che ha portato alla decimazione di altre famiglie malavitose, quella dei Genovese era riuscita a operare "sottotono", riuscendo peraltro a sottrarsi all'attenzione degli investigatori perchè evitava alla grande di compiere atti violenti.

L'operazione antimafia era iniziata di prima mattina con l'impiego di un numero imprecisato di agenti dell'Fbi che hanno fatto scattare le manette agli uomini del clan Genovese, la più importante delle cinque storiche famiglie di Cosa Nostra a New York.

Si tratta di un'operazione "vecchia maniera" con cui l'Fbi ha inteso inviare un segnale a Cosa Nostra e agli altri gruppi della mala che agiscono nella città colpita dall'attacco terroristico dell'11 settembre.

"La mafia non deve pensare che l'Fbi e le altre forze dell'ordine siano distratti o abbiano sospeso le loro indagini sulle attività del crimine organizzato" ha riferito Berry Mawn, capo dell'Fbi di New York nel corso della comferenza stampa che ha tenuto ieri a fianco del procuratore federale di Manhattan South, Mary Jo White - con un piede già fuori dalla porta della procura, dopo la decisione di lasciare l'incarico dopo sette anni di attività - di Bernard Kerik, commissioner dell'Nypd e dell'agente speciale Edgard Domenech del Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms.

Il clan dei Genovese era riuscito a sopravvivere nonostante la dura lotta che la polizia aveva portato a termine, decimando i vertici delle altre famiglie Gambino, Colombo, Lucchese e Bonanno. I Genovese erano rimasti invece attivi e stavano allargando il loro campo d'azione, aumentando peraltro di potere - ha spiegato Mary Jo White - grazie soprattutto alla capacità di evitare il ricorso alla violenza.

Secondo le accuse contestate nel corso del blitz, gli arrestati devono rispondere di una serie di accuse pesanti che vanno dallo strozzinaggio, all'estorsione, a prestiti ad usura, alle frodi bancarie e assicurative, al riclicaggio di carte di credito, fino alla gestione del gioco d'azzardo.

Stando alla documentazione inoltrata dalla procura presso il tribunale federale di Manhattan il clan Genovese - tra il 1998 ed il 2001 - avrebbe accumulato con le attività malavitose una somma pari ad oltre 14 milioni di dollari.

Il detective che da solo ha condotto gli inquirenti alla maxi operazione è stato tenuto all'ombra delle telecamere ieri, ma tutti i capi delle forze di polizia hanno sottolineato il suo ruolo determinante nella cattura dei 34 capi e altri membri di Cosa Nostra durante quaranta mesi di indagini da infiltrato.

Il magistrato ha ascoltato la lettura di oltre 100 capi d'imputazione a carico dei 73 arrestati, tra i quali figurano Pasquale Parrello, conosciuto con il soprannome "Patsy"; Rosario Gangi, detto Rossi, Joe Denti Jr., conosciuto come "Joe D"; Vito DiSalvo, Carmine Russo detto "Baby Carmine"; Elio Albanese detto "Chinatown", Mike Grisante noto come "Mikey Hands", Dominick Nicastro e Joseph Savarese detto "Joe Dingha", ex agente della polizia di New York.

Tra i colpi che la famiglia stava preparandosi a mattere a segno ce n'era anche uno ai danni del New York Times dove la banda dei Genovese aveva escogitato di derubare il noto quotidiano dei salari dei dipendenti per una somma pari a sei milioni di dollari

Ma la lista dei capi d'imputazione a carico degli arrestati è lunga come l'elenco del telefono e comprende anche riciclaggio di sigarette di contrabbando, di oggetti e abbigliamento contraffatti, traffico di armi, una truffa ai danni del fondo pensione di carpentieri per un milione di dollari.

La famiglia Genovese sapeva fare bene lo shopping nell'ambiente della mala, aggiudicandosi orologi Rolex, Tag Hauer, Seiko, Cartier, mentre per gli accessori d'abbigliamento avevano scelto, tra gli altri, i marchi Gucci, Guess, Nike, Ray Ban e Versace.

Stando a quanto rivelato nei suoi rapporti dal detective infiltrato, alcuni membri della famiglia gli aveva affidato, nel corso degli anni, una serie di operazioni illegali ai danni di compagnie di assicurazioni. In pratica a lui venivano consegnate auto rubate che abrebbe dovuto fare a pezzi per ricavarne parti di ricambio, in modo da agevolare il compito di coloro che avrebbero denunciato il furto ed incamerato la polizza d'assicurazione di Honda Civic, Dodge Stratus, Toyota Sienna Minivan e Lincoln Navigator, tanto per citare alcuni modelli.

Con i 73 arresti di ieri l'Fbi e la polizia di New York hanno sferrato un colpo decisivo a ciò che era restato in città della criminalità organizzata.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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