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Gli avvocati newyorkesi sono insoddisfatti e depressi

Riccardo Chioni - New York, 30 Novembre 2002

Devil's Advocate
Un' immagine dal film L'Avvocato del Diavolo con Al Pacino e Keanu Reeves
La decisione presa dall'avvocato William Goldstein di ritirarsi a vita privata è stata motivata da una ragione molto pratica: tutti i suoi clienti sono ormai passati a miglior vita e lui, con settantanove primavere sulle spalle, ha deciso che è giunto il momento di chiudere bottega e dedicarsi ad altre attività più rilassanti.

"Tornerò allo studio giusto quando avrò bisogno di prendermi una vacanza dagli impegni familiari" assicura oggi l'avvocato che pratica dal 1949.

Non tutti gli avvocati newyorkesi tuttavia riescono ad arrivare al traguardo raggiunto da Goldstein in pace con se stessi e soddisfatti della trascorsa vita professionale. È anche vero che New York non è una piazza tutta rose e fiori come quella che si era offerta a Goldstein, anche se ora non ha più clienti.

Dalle chiamate che giungono alla "hot-line" dedicata stabilita dalla Bar Association, si deduce infatti esattamente il contrario: depressione e stress sono i due fattori prevalenti che logorano la vita degli aspiranti principi del foro dello Stato Impero.

Oltre il trenta per cento dei cinquemila avvocati che si sono rivolti alla linea calda dell'Albo professionale tra l'anno scorso ed il corrente, ha rifeirto di essere estremamente stressati, di accusare problemi mentali e di soffrire di continua depressione.

La linea calda fu istituita una dozzina d'anni quando entrò in servizio attivo il Lawyers Assistance Program inteso - allora - per affrontare il problema di abuso di sostanze stupefacenti e di alcol.

Ancora oggi - tuttavia - non è cambiato molto e a distanza di dodici anni, i problemi che il programma dedicato agli avvocati affronta sono ancora relativi a dipendenze da droghe o alcol.

Il 70 per cento dei "clienti" iscritti viene sottoposto a cure presso ambulatori esterni, mentre un'altra parte partecipa al programma che prevede dodici livelli di disintossicazione. Una buona percentuale di coloro che chiedono assistenza riguarda invece avvocati affetti da problemi di salute mentale.

Secondo Ray Lopez, direttore del Lawyers Assistance Program, la depressione è alla base dei problemi della dipendenza e sottolinea che il progetto di assistenza è mirato soprattutto a far emergere i motivi che hanno portato i "pazienti" all'uso di sostanze stupefacenti o all'assunzione di alcol. In genere, assicura Lopez, i motivi sono riconducibili a stress e carenza di soddisfazioni sul lato professionale che vengono mascherati attraverso sostanze come alcol e droghe.

"Alcolismo e droghe sono malattie del diniego. La nostra missione è quella di educare i membri della nostra associazione e offrire assistenza a quegli avvocati e giudici che hanno problemi di droga, alcol o altro", precisa l'avvocato Charles Beinhauer di Buffalo che presiede il Committee on Alcol and Drug Abuse della Bar Association.

Secondo studi e statistiche rilevate sul territorio nazionale, il dieci per cento della popolazione del pianeta America ha problemi di dipendenza da droghe o alcol e il sei per cento è affetta da problemi di depressione.

Nello stato di New York sono abilitati alla professione 182 mila avvocati e nelle aule della Giustizia siedono 3.500 giudici ai quali, in taluni casi - non è applicabile la media nazionale.

Secondo il capo dei giudici civili statali, Jonathan Lippman, la comunità degli avvocati rispecchia la media nazionale, ma ammette che il fenomeno potrebbe essere anche superiore a quanto è dato sapere per il fatto che la categoria è sottoposta a notevole pressione nell'ambito professionale.

Il mondo dell'intrattenimento fino a ieri ci aveva mostrato la faccia più congeniale, quella acqua e sapone di agguerriti avvocati e giudici irreprensibili che, se e quando accusano problemi, si sdraiano sul lettino dello psicanalista e vuotano il sacco.

Quella rivelata ieri dalla stessa Bar Association è invece l'altra faccia, quella che molti avrebbero preferito restasse segreta, nonostante il problema sembra destinato ad allargarsi a macchia d'olio. Tanto che la Bar Association ha deciso di prendere il toro per le corna e di marciare sulle facoltà di legge della metropoli per ammonire gli aspiranti principi del foro sulle insidie di alcol e droghe.

Intanto l'Albo professionale ha in mente - nel prossimo anno - il coinvolgimento di tutte le sue branche periferiche che decidono provvedimenti disciplinari a carico di avvocati che si avvantagiano del portafoglio dei clienti o per condotta impropria perchè - sostengono ai vertici dello stato - molto spesso alla base di irregolarità professionali c'è la dipendenza da qualche cosa, che sia alcol o droga.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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