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Gli avvocati del New Jersey detestano le telecamere nelle aule dei tribunali e chiedono disposizioni più restrittive, oltre al consenso delle parti in causa, prima di concedersi agli obiettivi e subito i media sollevano il polverone costituzionale. La richiesta viene dalla New Jersey State Bar Association di cui è presidente Karol Corbin Walker, che in una lettera indirizzata all'Administrative Office of the Courts statale asserisce che i diritti delle parti in causa dovrebbero essere di importanza colossale, sottolineando che senza il loro consenso quei diritti potrebbero essere minacciati dalla dura prova e potenziale imbarazzo che potrebbero scaturire dalle attenzioni di certi media non desiderate, a prescindere dall'importanza che il caso susciti nei media. La presidente dell'associazione dei principi del foro dello Stato Giardino precisa che le parti hanno diritto ad un processo equo, libero da intrusioni, indicando proprio i media quali "estranei" nelle aule dei tribunali. Immediata la reazione degli interessati. Diciassette rappresentanti legali di altrettanti media del New Jersey hanno inoltrato una risposta alla raccomandazione della presidente della Bar Association in cui si legge che la richiesta è un'aggressione ai diritti costituzionali di parola e stampa. Sostengono inoltre che l'eventuale imbarazzo provocato dalle telecamere in un'aula di tribunale non può assolutamente costituire motivo per cacciarle fuori e che non esiste alcuna indicazione a sostegno della teoria che la loro presenza in corte possa compromettettere l'equità del procedimento. È dal 1980 che in New Jersey le telecamere sono ammesse nelle aule dei tribunali statali e municipali dall'anno successivo, sempre con il benestare del giudice che può tuttavia decretare la chiusura del sipario nel caso si tratti di minori o di episodi di violenza sessuale.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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