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Per il sindaco Bloomberg non c'è parata senza controversia

Riccardo Chioni - New York, 20 Ottobre 2002

Bloomberg
Un'altra parata sulla Quinta, un'altra controversia travolge il sindaco. Questa volta sono due amministratori gay a tuonare contro Michael Bloomberg, dopo che questi ha annunciato di aver deciso di marciare nella St. Patrick Day Parade, nonostante il bando ai gruppi omosessuali imposto dagli organizzatori.

In una lettera di due cartelle al vetriolo, il consigliere comunale Christine Quinn e il senatore statale democtratico che rappresenta Manhattan, Tom Duane, definiscono il primo cittadino "ipocrita" e gli chiedono di riconsiderare con urgenza la sua decisione.

"Non più di una settimana fa si era schierato nettamente contro l'esclusione (dei due attori, ndr.) alla parata di Colombo. Ora il sindaco - sbotta Quinn - cerca di vendere la cosa a modo suo, dice che la questione è differente. Certo! La nostra è più grave dell'esclusione di due attori per il loro ruolo attuale. Questa parata esclude un'intera classe di newyorkesi e invitiamo Michael Bloomberg a sostenere la comunità gay".

Giovedì scorso, a distanza di meno di una settimana dal suo rifiuto a sfilare nella parata del Columbus Day a causa del bando di due Soprano, suoi invitati, imposto dalla Columbus Citizens Foundation, era arrivato l'annuncio da City Hall: il sindaco marcerà per "il rispetto che nutre nei confronti della comunità irlandese".

Il portavoce del sindaco, Jordan Barowitz, sorvola sulla lettera inviata al primo cittadino dal consigliere comunale e dal senatore statate e a chi incalza, risponde con le parole del sindaco "credo si tratti di soggetti veramente diversi tra loro".

Bloomberg aggiunge "la mia opinione personale è la seguente: la gente che organizza la St. Patrick Day Parade lungo la Quinta Avenue dovrebbe comprendere chiunque. Credo sia vergognoso e sbagliato il fatto che non sia così. Detto questo, il mio rispetto per la comunità irlandese è tale che marcerò in parata. Ma parteciperò anche a quella più allargata che si svolge in Queens" e che non contempla esclusioni.

Con un un altro bubbone scoppiatogli tra le mani in così breve tempo, Bloomberg durante il suo appuntamento settimanale il venerdì sulle frquenze di radio Abc/770Am, ha cercato di gettare acqua sul fuoco.

"Non ho cercato di generare alcun guaio" ha detto riferendosi al controverso invito esteso ai due Soprano ed ha ribadito la sua volontà di partecipare alla St. Patrick Day Parade, ma alle stesse condizioni cui avrebbe partecipato a quella del Columbus Day e cioè soltanto se "non opporranno ostacoli alle persone che deciderò di invitare".

Inutile chiedere. Il sindaco non ha alcuna intenzione di riferire, per il momento, con chi deciderà di marciare al fianco lungo la parata e gli organizzatori, l'Ancient Order of Hibernians, sono tutti abottonati, forse perchè neppure loro conoscono ancora i nomi degli intitati di Bloomberg.

Così nel giro di due settimane il sindaco si è inimicato gli italoamericani per i noti motivi e i gay, dai quali aveva già ricevuto sonori fischi durante un fund-raiser a Manhattan dove era intervenuto a nome del governatore Pataki.

Il migliaio di sostenitori dei diritti dei gay presenti all'Empire State Pride Agenda era in attesa della notizia da parte del governatore dell'approvazione dell'antica legge che garantisce ed estende gli stessi diritti civili ai gay, promessa lo scorso anno.

Se George Pataki aveva creduto che ambasciator non porta pene, ha dovuto constatare il contrario. In breve, Pataki ha chiesto a Bloomberg di andare davanti all'assemblea gay e chiedere l'estensione (di un anno) alla sua precedente promessa. Ma Bloomberg ha ricevuto solo fischi e mormorii di disapprovazione.

La legge che riterrà illegale la discriminazione in base all'orientamento sessuale è bloccata ad Albany da 31 anni, anche se - solo sulla carta - sarebbe la prima e più antica legislazione sui diritti ai gay proposta su tutto il terrirorio nazionale.

La storia riferisce che da dieci anni la camera - controllata dai democratici - ha licenziato la legge, mentre il senato - controllato dai repubblicani - l'ha regolarmente ignorata fino ad oggi, rifiutandosi persino di metterla in calendario per la votazione.

Ironicamente, molti altri stati del norest hanno provveduto a promulgare e fare approvare leggi simili contro la discriminazione dei gay.

Detto questo, è comprensibile il senso di frustrazione in seno alla comunità gay per il ritardo che sta mostrando lo stato di New York e i fischi riservati al sindaco "messaggero" di nuove che hanno disatteso le apettative.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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