 Nella foto di Vito Catalano, seduti da sinistra: Pino Cicala, Ronald Cimino capo della divisione Finanza del Dep. of Justice; giudice Edward Re, l'ambasciatore a Washington, Sergio Vento; Francesco Isgro del Dep. of Justice; il giudice della Corte federale Francis Allegra, in piedi il tenore Benny Togati, Nina Di Gregorio presidente dell'Italian Opera Co.; John La Corte Jr presidente della Italian Historical Society; Linda del Dept. of Justice; Terry Rosen, Donato Dagosto e Joseph Zagame.
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Da quarantatrè anni la Italian Historical Society of America rinnova a Washington, in cooperazione con il Dipartimento di Giustizia, la tradizionale ceriomonia di commemorazione in onore di Charles Bonaparte, fondatore del Federal Bureau of Investigation. Bonaparte, nato a Baltimora nel Maryland, nel 1906 venne nominato procuratore generale dall'allora presidente Theodore Roosevelt e due anni dopo instaurò un'unità investigativa in seno al Dipartimento di Giustizia che, nel 1935, venne ribbattezzata Fbi. Il pioniere della Italian Historical Society, John La Corte nel 1961 prospettò al giudice Edward Re allora chairman della commissione federale Foreign Claims Settlement di adoperarsi per ottenere l'approvazione da parte dell'allora procuratore generale Robert Kennedy per la cerimonia che sarebbe diventata una ricorrenza annuale. Quella inaugurale si svolse il 22 giugno dello stesso anno presso la Great Hall del Dipartimento di Giustizia nella capitale. In quella occasione John La Corte, a nome della Italian Historical Society, consegnò al procuratore Kennedy il busto in bronzo di Charles Bonaparte. Da allora ogni anno si rinnova puntualmente il rito, così come lo aveva desiderato il fondatore della Society, che durante il corso della sua vita si dedicò a rendere omaggio agli italoamericani che hanno ricoperto un ruolo chiave nella scoperta, esplorazione e costruzione dell'America. Durante la cerimonia il giudice Re ha messo in risalto il contributo di John La Corte e degli altri italiani che si sono adoperati per lo sviluppo degli Stati Uniti. Il primo giudice capo della Corte internazionale del commercio Edward Re da 43 anni, attraverso i suoi interventi, tramanda la passione di La Corte di rendere popolari in America i nomi e le gesta degli italoamericani che hanno scritto numerosi brani di storia in questo Paese. Nel suo discorso il giudice Re ha ricordato che il contributo italiano all'America non si limita ai grandi navigatori come Cristoforo Colombo che l'ha scoperta e Amerigo Vespucci da cui deriva il nome America, o Giovanni Caboto che arrivò al Canada portando la lingua inglese nel Nuovo Mondo e ancora, Giovanni Da Verrazzano, il primo europeo a fare ingresso nel porto di New York. Edward Re ha precisato che il contributo italiano va ben oltre e che abbraccia tutte le aree del progresso umano, in particolare ha indicato il Michelangelo del Campidoglio, Constantino Brumidi e William Paca, uno dei firmatari della Dichiarazine di Indipendenza, membro del Continental Congress e governatore del Maryland che divenne il primo giudice federale di origine italiana nominato dal presidente George Washington, ai quali segue una lista infinita di nomi quali Francis Vigo, Filippo Mazzei collaboratore di Thomas Jefferson, solo per citarne alcuni. Il giudice ha osservato che lo scopo di onorare i nomi e il contributo di tutti questi italiani è importante perché fa rilevare che non solo l'America M una nazione formata in gran parte da immigrati, ma che è una societ" pluralistica a cui ha contribuito la gente di tutte le razze e provenienze che è approdata sulle sue sponde, dalla scoperta all'esplorazione, dalla crescita allo sviluppo del Paese. Una standing ovation ha salutato l'intervento del giudice Re a conclusione della cerimonia, mentre per Charles Bonaparte si attende di vedergli riconosciuto una maggiore attenzione da parte del Dipartimento di Giustizia e che potrebbe portare alla dedica dell'edificio in cui ha sede l'Fbi, oltre una collocazione più significativa del busto del fondatore del Federal Bureau of Investigation.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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