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Bush nella seconda visita a New York promette più fondi per rivitalizzare l'economia |
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![]() Riccardo Chioni - America Oggi NEW YORK. Seconda visita ieri del presidente George Bush a New York. Una visita veloce, di poche ore, per un incontro alla Federal Hall (nei pressi del Wtc) con una trentina di leader del settore economico, cui sono seguite la visita ai ragazini di una scuola e un pranzo con il sindaco Giuliani e i pompieri. È arrivato all'eliporto di Wall Street, salutato da una dozzina di vigili del fuoco impolverati e ancora sudati. Gli hanno donato un berretto blu con la sigla "Fdny", che il presidente ha indossato all'istante. Al Federal Building Bush ha incontrato i dirigenti di alcuni settori economici, tra cui telecomunicazioni, esercenti, istituti bancari, di assicurazioni e grandi catene di distribuzione. Tra questi i ceo della Kraft Foods, Betsy Holden; dell'American Express, Kenneth Chenaul; Michael Armstrong della At&t e William Harrison Jr, direttore generale della J.P. Morgan Chase & Co., una delle più grandi banche di investimenti di Wall Street. Durante il meeting il presidente ha detto che chiederà al Congresso di stanziare da 60 a 75 miliardi di dollari per stimolare l'economia. Ha parlato di un nuovo round di tagli alle tasse per individui, onde incrementare i consumi e per incoraggiare la crescita economica, gli investimenti, oltre a benefici per coloro che hanno perso il lavoro a causa degli attacchi terroristici. &So che ci sono altre vittime in America. Gente che ha perso il lavoro. Ma ho assicurato a questi leader che il nostro governo farà di tutto per far crescere l'econimia, per farla diventare il più forte possibile" ha detto il presidente ai giornalisti fuori dalla Federal Hall. Gli fa eco il ceo dell'Amex, Chenault, il quale assicura "non abbiamo alcuna intenzione di soccombere. Crediamo nella promessa dell'America e faremo di tutto affinchè l'America possa mantenere la sua promessa". Alla Public School 130 di Chinatown, a meno di un chilometro dall'epicentro, gli studenti quell'11 settembre avevano vissuto in diretta tutta la tragedia dalle finestre dell'istituto. Ha ripreso le lezioni la settimana scorsa, ma altre sette scuole ubicate nel perimetro di sicurezza attorno alle macerie restano ancora chiuse. Il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, riferisce che il presidente con la sua visita alla scuola di Chinatown ha inteso confermare che l'istruzione resta tra le sue priorità. Bush, Giuliani e Pataki hanno cantato in coro con i ragazzini "God Bless America" e ai giornalisti dice "sono venuto qui perchè i bambini di questa scuola elementare mi hanno scritto letterine in cui manifestavano la paura per ciò che hanno vissuto e per le incognite sul proprio futuro. Sono venuto per portare loro conforto e assicurarli che il futuro sarà migliore". La direttrice della P.S. 130, Lilly Woo, ha raccontato a W. Bush che i ragazzini sono traumatizzati dall'orrore che hanno vissuto involontariamente, inebetiti di fronte alle finestre, che hanno bisogno di aiuto psicologico per superare lo shock perchè di quello si parla in classe e non di altro. Bush non è andato, come il 15 settembre, a visitare le rovine e a portare sostegno ai soccorritori. La sua visita lampo a New York è stata notificata dalla Casa Bianca solo la sera prima ai diretti interessati ed è ripartito per Washington, prima di mezzogiorno, subito dopo la colazione con Giuliani, mentre i caccia dell'Air Force pattugliavano il cielo sopra Manhattan. In una caserma dei vigili del fuoco il primo cittadino ha chiesto al presidente più fondi per l'opera di soccorso e di ricostruzione. Oltre ai giStando ad alcune fonti vicine a City Hall, Giuliani avrebbe chiesto di raddoppiare i già garantiti 20 miliardi federali. Ieri il Quinnipiac University Polling Institute ha reso noti i risultati di un sondaggio effettuato tra gli elettori nello stato di New York, secondo cui due terzi sono favorevoli alla ricostruzione del World Trade Center, mentre il 28 per cento si è detto contrario e il 48 per cento degli intervistati ha detto di approvare l'operato del presidente. Resta, tuttavia, molto diffusa la paura di altri attacchi. Lo testimoniano i risultati della ricerca che vede il 61 per cento dei newyorkesi temere per la vita dei propri familiari, vittime di attentati, mentre il 38 per cento ha giurato che non metterà più piede su un aereo almeno nel prossimo futuro. Gli americani intanto corrono ai ripari. Dall'11 settembre le compagnie di assicurazione hanno visto salire del 20 per cento le polizze sulla vita, cifra che non ha riscontro negli ultimi 20 anni. L'economia della Big Apple sta soffrendo e aumenta il numero di coloro che hanno perso il proprio posto di lavoro a causa degli attentati. Il fenonemo si sta allargando a macchia d'olio da costa a costa. Nella mecca del gioco d'azzardo, a Las Vegas, i mega casinò semivuoti pensano addirittura di convertirsi ad internet. La decisione è emersa durante la convention Global Gaming Expo cui prendono parte i leader dell'industria del gioco d'azzardo in corso a Las Vegas. Lo conferma Terry Lanni, responsabile dell'Mgm Mirage, il casinò che ha già ottenuto la licenza per operare off-shore dall'isola di Man, via internet. Ma il settore alberghiero ha già falciato circa 15 mila posti di lavoro nella cittadella del gioco nel deserto del Nevada mentre nel terziario si parla di decine di migliaia di licenziamenti. Gli aeroporti di Teterboro e Linden, nel New Jersey, poco conosciuti dai più, sono tuttavia il punto di riferimento per le grandi corporation e per ricchi e famosi, a mezz'ora d'auto dalla City. A Teterboro prima dell'11 settembre atterravano e decollavano ogni giorno 500 velivoli privati, ma ora che l'aeroporto rientra nell'area "no fly zone", nel raggio di 40 chilometri da Manhattan, tutti gli aerei sono parcheggiati a tempo indeterminato e circa duemila persone sono già state licenziate. Per i familiari delle migliaia di vittime della catastrofe del Wtc non ci sarà che la consolazione di un'urna di legno contenente le ceneri delle macerie. è quanto ha promesso il sindaco Giuliani alle famiglie dei dispersi di cui soltanto 1.202 hanno già richiesto il certificato di morte. Ha preso la decisione dopo che sciacalli avevano tentato di vendere alle famiglie dei dispersi manciate di rovine. Dall'ospedale Weill Cornell Burn Center è intanto stato dimesso uno dei 14 sopravissuti al disastro ricoverati nel centro grandi ustionati. è un broker che lavorava all'83.esimo piano della Tower One, portato in salvo dai colleghi. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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