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New York ricorda le vittime del Wtc con una cerimonia a "ground zero" |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 29 Ottobre 2001 Persino la Signora sembra guardare desolata verso il vuoto lasciato dal crollo delle Torri. Anche Lady Liberty è vittima degli attentati. Non solo hanno distrutto le sue Torri che le facevano da sfondo, onnipresenti nelle cartoline. Hanno anche fatto scivolare nel dimenticatoio la ricorrenza - ieri - del suo 150esimo compleanno nella baia di New York. Non è stata consolata neppure dai visitatori, dal momento Liberty Island è chiusa al pubblico dall'11 settembre. Sotto i suoi occhi, su quello che è rimasto a ricordare Liberty Plaza, ieri si è svolta una più mesta commemorazione. Per la prima volta, migliaia di famiglie si sono recate a "ground zero" per partecipare al servizio funebre civile, alla presenza di rapprersentanti religiosi di fedi diverse, del governatore George Pataki, del sindaco Rudy Giuliani, dei senatori Hillary Clinton e Charles Schumer. Erano state invitate cinquemila famiglie, ma soltanto un paio di migliaia hanno aderito all'invito. Sulla facciata di un edificio c'era uno striscione con la scritta "We Will Never Forget", mentre sugli schermi giganti sventola la bandiera a stelle e strisce. Alle due in punto centinaia di braccia hanno sollevato al cielo le foto dei propri cari, quando l'agente di polizia Daniel Rodriguez ha intonato "The Star-Spangled Banner", cui ha fatto seguito Andrea Bocelli con l'"Ave Maria" e Renee Fleming in "God Bless America". La parte musicale è stata conclusa da Andrew Lloyd Weber al piano, che ha accompagnato Shanaugh Daly nel brano "Let Us Love in Peace". Il cielo azzurro del primo pomeriggio cristallino fa da contrasto alle colonne di fumo che ancor oggi si innalzano dalle macerie, nonostante le squadre avessero continuato a versare getti d'acqua per tutta la notte e durante la cerimonia. Per molti l'acre odore che stagna sulla piazza spettrale, sulla quale penzolano ancora lamiere accartocciate dagli edifici attigui sventrati, è insostenibile. Sullo sfondo, verso il New Jersey, si ataglia lo scheletro annerito di quello che prima dell'11 settembre era il giardino d'inverno del World Financial Center. Il passaggio pedonale sopraelevato che lo collegava alle Torri s'interrompe di là da West Street. A "ground zero" ieri le squadre impegnate nell'opera di recupero e demolizione si sono fermate per la seconda volta dal giorno degli attentati. La prima volta, lo scorso 11 ottobre, alle 8:48 del mattino, ad un mese dal quel tragico giorno. Allora era stato osservato un minuto di silenzio. Ieri la cerimonia è durata un'ora, ma soltanto l'ombra della sera ha dissuaso molti familiari dal restare all'addiaccio. Sul palco dove siedono le autorità, decorato con fiori gialli, bianchi e viola, al podio non c'è alcuno stemma, ma solo un drappo nero. Sono tutti incappottati, ma infreddoliti, tanto che gli orchestrali cercano di proteggere i propri strumenti abbracciandoli. Tutto intorno volti mesti, impegnati in preghiera. Sorreggono le foto dei propri cari in una sorta di anfiteatro spettrale dove impera il grigio della cenere che ricopre tutto. L'arcivescovo di New York, Edward Egan, è telegrafico e incisivo. "Non dimenticheremo mai. Erano persone innocenti, forti e dedicati lavoratori, che ci sono stati brutalmente, barbaramente e ingiustamente sottratti. Sì, Dio benedice l'America" ha detto il cardinale. "Per le famiglie questo momento rappresenta un grande sollievo - riferisce alla stampa il sindaco Giuliani -. Per un gran parte di loro l'idea di essere sul luogo è molto importante. Importante perchè possono pregare e cercare conforto e solidarietà da altre persone correlate con la tragedia". Al termine della cerimonia in ricordo delle vittime - 4.167 è il numero aggiornato dei dispersi - governatore, sindaco e cardinale si sono recati tra la folla per porgere le condoglianze alle famiglie e per salutare le squadre impegnate nell'opera di recupero e sgombro delle macerie, abbracciati e salutati come amici di antica data, mentre il "sindaco d'America" si soffermava soprattutto con i figli piccoli delle vittime. Poi centinaia di familiari si sono diretti verso l'epicentro, sgombrato dalle ruspe dove sulla immensa tomba a cielo aperto vegliano solo i lunghi bracci delle enormi gru, irti verso il cielo, con la bandiera alla sommità. Hanno portato fiori e lasciato un'immagine sul suolo, con lo sguardo fisso alle macerie che tengono ancora ostaggi i resti di migliaia di vittime. Poi, in un mesto pellegrinaggio al Family Assistance Center, i familiari hanno ritirato ognuno un'urna in legno contenente ceneri del World Trade Center, un gesto simbolico, l'ultimo - forse - per consolare chi ormai dovrà vivere sapendo che i propri cari riposano in quella immensa tomba. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni | ![]() ![]() ![]() ![]()
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