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Ciampi anticipa la partenza. A Ground Zero dice "non ho parole".
Dopo la messa nel Village e l'incontro con Kofi Annan è ripartito per partecipare alle esequie a Roma


Riccardo Chioni - New York, 17 Novembre

Ciampi
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La domenica del presidente Carlo Azeglio Ciampi e consorte Franca è iniziata con una visita a Ground Zero, dove il presidente ha deposto una corona, scortato da due corazzieri e da un picchetto d'onore della polizia di New York, accompagnato dal primo vice sindaco Dan Doctoroff e dal vice presidente del Port Authority, ambasciatore Charles Gargano.

Dopo aver sostato ad osservare il cratere del WTC, il presidente si è intrattenuto con i giornalisti, ai quali ha detto visibilmente scosso "sono senza parole".

Nel primo pomeriggio di ieri si è svolto l'incontro con il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, anticipato per consentire al presidente Ciampi di rientrare a Roma per far visita ai feriti e rendere omaggio alle vittime dell'attentato di Nassiriya di martedì scorso, prima dei funerali di stato di domani.

Annan - rientrato solo da poche ore dalla Bolivia - ha ricevuto Ciampi nella sua residenza privata, una storica "brownstone" con vista sull'East River, nelle vicinanze del Palazzo di Vetro.

Anticipando i temi che avrebbe trattato con il segretario generale dell'Onu, ha detto "ci deve essere un impegno sempre maggiore della comunità internazionale per il passaggio dei poteri agli iracheni, per portare avanti quest'opera di ricostruzione internazionale e per poterla al meglio svolgere con il massimo impegno delle Nazioni Unite" ha sostenuto il presidente Ciampi, il quale ha insistito particolarmente sull'imperativo di avere tempi precisi "per realizzare quanto stabilito all'unanimità dalla risoluzione 1511 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".

Il Capo di Stato ha ricordato che "il 15 dicembre il progetto del Governing Council iracheno deve passare al vaglio delle Nazioni Unite: i suoi contenuti, i modi, cioé come organizzarci tutti quanti per la sua realizzazione".

Secondo Ciampi l'obiettivo "è arrivare a poter creare quella amministrazione civile irachena che logicamente non può che essere provvisoria e deve portare a libere elezioni e a nuove istituzioni in Iraq".

Prima di lasciare Ground Zero il presidente ha passato in rassegna i picchetti d'onore degli agenti di polizia di New York, del Port Authority e dei pompieri, tutti appartenenti alla Italian-American Columbia Association. Dal rappresentante dei pompieri Vincent Tummino il Capo di Stato ha ricevuto in ricordo un elmetto dei vigili del fuoco bianco con la scritta dorata "honorary chief" e le bandiere dei due Paesi.

Poco dopo, nel Village, il presidente Ciampi e signora Franca, assieme al sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini, all'ambasciatore Sergio Vento e al console generale Antonio Bandini, hanno assistito alla messa nella chiesa di Nostra Signora di Pompei, officiata dal nunzio apostolico presso l'Onu, Celestino Migliore, dal parroco Joseph Cogo e dal cappellano dei carabinieri in congedo, padre Carmelo Gagliardi.

Alla messa per commemorare i caduti italiani in Iraq, voluta dalle Associazioni d'Arma metropolitane, hanno preso parte centinaia di persone, assieme a militari in congedo, autorità civili e militari.

"Oggi, in questa chiesa e in questa circostanza, assieme agli italiani che la frequentano, vogliamo porgere il benvenuto ed esprimere le nostre condoglianze all'Arma dei carabinieri" ha detto il padre Cogo, parlando a fianco di due carabinieri in alta uniforme e due corazzieri schierati ai due lati della navata centrale, con le bandiere presidenziale, italiana, statunitense, vaticana, europea e gli stendardi della Marina, Carabinieri e Alpini.

All'ambasciatore della Santa Sede, monsignor Celestino Migliore, da pochi mesi alla guida della missione vaticana, evidentemente non è occorso molto tempo per conoscere la collettività italoamericana. E vuole condividere la sua esperienza con il presidente Ciampi, al quale si rivolge dicendo "la comunità italiana di New York si trova oggi nella sua chiesa a pregare insieme col proprio presidente della Repubblica. Ne andiamo fieri. È un segno della maturità di questa comunità italoamericana. Comunità che in questi giorni si stringe attorno alla persona simbolo, interprete e garante dell'unità del popolo italiano, in patria e all'estero e che giustamente riconosce e celebra il contributo che essa dà a vari livelli alla società americana. Una comunità che conta - sottolinea il nunzio apostolico -, che si è affermata e che è estremamente creativa, perché insieme con la creatività mantiene forte il senso della ricettività. Cioé, sa sostare e stare davanti a Dio. Sa cercarlo e incontrarlo. Una comunità di donne e uomini che hanno imparato, dalle loro radici, a incrociare ogni giorno lo sguardo di Dio e non ne hanno smesso l'abitudine, anzi la coltivano e vi ritrovano il segreto della propria vitalità".

Al presidente Ciampi l'ambasciatore vaticano esprime la solidarietà ai connazionali in lutto e aggiunge "davanti a Dio la nostra solidarietà non può non estendersi a tutte le vittime, comprese e in special modo quelle irachene. Affidiamo l'espressione della nostra solidarietà al presidente della repubblica e per lui, e per il suo alto compito, assicuriamo una preghiera speciale".

Prima della chiusura della funzione religiosa è stata letta la preghiera dei carabinieri da un rappresentante in congedo dell'Associazione d'Arma.

Ciampi e signora sono stati applauditi a lungo, al passaggio nella navata centrale e all'uscita il presidente, visibilmente toccato dall'entusiasmo della gente del Villaggio italiano assiepata sul sagrato, si è allungato più volte a stringere mani protese, mandando in fibrillazione i rigidi agenti del servizio segreto americano.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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