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Ciampi, in USA, con il lutto nel cuore, torno per i funerali

Alberto Spampinato - New York, 15 Novembre

Ciampi
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(ANSA) Carlo Azeglio Ciampi ha deciso di abbreviare ulteriormente, di un altro giorno, il viaggio ufficiale a New York, per essere presente lunedì mattina, quando inizierà il mesto pellegrinaggio dei cittadini nella camera ardente allestita al Vittoriano.

La decisione di Ciampi rischia di far saltare uno dei due incontri-chiave di questa missione politico-diplomatica Oltreoceano iniziata con la visita a Bush alla Casa Bianca: quello con Kofi Annan, già anticipato di un giorno. Adesso il segretario generale, che sta rientrando dalla Bolivia, sta cercando un buco nella sua agenda per vedere Ciampi domani pomeriggio.

La giornata di domani a New York sarà intanto tutta dedicata alla memoria e al dolore. Ciampi comincerà con la visita a Ground Zero, che resta il luogo più emblematico della ferita inferta alla convivenza civile dagli attentati dell' 11 Settembre. Poi, alle 11 parteciperà alla celebrazione di una messa commemorativa delle vittime italiane della strage di Nassirya, nella chiesa Nostra Signora di Pompei, la parrocchia della comunità italiana di Manhattan.

"In questo mio viaggio negli Stati Uniti - ha confidato il Capo dello Stato, alla Columbia University - ho portato in ogni istante il lutto e il dolore per la morte dei nostri concittadini in Iraq". Col cuore è stato tutto il tempo con gli italiani che vivono questo grande lutto collettivo, ha voluto sottolineare spiegando che tuttavia era necessario questo suo viaggio proprio per contribuire a far maturare una situazione in cui non si abbia più l' ecatombe dei soldati di pace. "Sono venuto qui - ha detto - per svolgere un compito che mi è proprio, nell'interesse del Paese".

Commentando il terribile attentato di Istanbul, Ciampi ha parlato di "orrendo attentato, frutto della stessa strategia della strage di Nassirya e di altri innumerevoli attentati contro la pacifica convivenza e contro i principi della nostra stessa civiltà, che il terrorismo vuole sovvertire dalle fondamenta".

Il dolore e i lutti, ha sottolineato Ciampi, non possono far desistere dalla "guerra contro il terrorismo, perché è un impegno che abbiamo preso con noi stessi, e con i nostri figli per garantire loro lo stesso livello di libertà e di benessere che ci siamo conquistati. Occorre - ha concluso - unità, fermezza, tenacia e occorre conservare il ruolo delle Nazioni Unite".

Alla Columbia University, Ciampi ha indicato tre punti di riferimento della sua identità e della sua attività istituzionale: l'orgoglio di essere italiano; lo stesso orgoglio di essere un convinto europeista, cioé il sostenitore di un'integrazione europea che "segna il superamento definitivo dei nazionalismi deteriori che hanno alimentato le guerre": il terzo punto di riferimento, ha aggiunto Ciampi, è un ordine mondiale basato sulla pace e sulla sicurezza e sulla cooperazione stretta con paesi con cui esistono legami di stretta parentela storica e culturale, come fra USA e Italia.

Una tappa della giornata di oggi è stata dedicata alla commemorazione degli emigrati italiani che nel 1907 persero la vita nel terribile disastro della miniera di Monongah, una tragedia del lontano 1907 finora dimenticata, nella quale persero la vita centinaia di italiani. "Ricordare - ha detto Ciampi - non è solo un dovere. E anche il modo per ricavare dalla memoria la forza e il coraggio di portare le nostre responsabilità per avere un'Italia migliore".

di Alessandra Baldini

(ANSA) Un filo unico collega la strage di Nassiriya a quella, fino ad oggi dimenticata, in una miniera nelle montagne della West Virginia: È il filo della forza, del coraggio, dell'esempio che l'Italia, un paese "unito e forte", dà al resto del mondo.

Con il lutto nel cuore per i 19 italiani morti in Iraq, ma la "soddisfazione per aver visto la reazione profonda, sentita e unitaria" degli italiani di fronte alla strage, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato al consolato italiano di New York i 171 italiani (ma in realtà potrebbero essere stati anche 500) rimasti sepolti quasi un secolo fa a Monongah per una esplosione di grisù.

"Non ricordiamo solo perché è un dovere", ha detto il capo dello Stato: "Ricordiamo anche perché dalla memoria ricaviamo la forza e il coraggio per portare avanti le nostre responsabilità e per avere un'Italia migliore".

Ciampi ha aggiunto: "Anche la mia forza ha le radici che affondano nella tragedia di Monongah".

L'incontro in Consolato con le autorità italiane a New York e i sindaci dei paesini di Abruzzo, Sicilia, Calabria e Campania da cui venivano i minatori uccisi ha puntato i riflettori su una tragedia di quasi cento anni fa. Una sciagura mineraria tra le più gravi mai vissute dagli emigrati italiani all'estero, più terribile di quella di Marcinelle in Belgio dove l'8 agosto 1956 persero la vita 256 lavoratori tra cui 136 italiani.

Per gli italiani di Monongah il giorno nero fu il 6 dicembre 1907: "Fu una vera strage. I morti ufficiali furono 361 di cui 171 italiani", ha detto Ciampi ai sindaci dei paesi di provenienza delle vittime: "Sono contento di vedervi qui, sapere che ieri siete stati a Monongah, che avete commemorato un evento caduto nell'oblio", ha aggiunto il capo dello Stato ricordando che l'esplosione nella miniera della West Virginia non fu l'unica nel difficile panorama ell'emigrazione italiana.

"Pochi giorni dopo Monongah, nello stesso mese e nello stesso anno, ci fu un altro scoppio in una miniera della Pennsylvania. E anche là tanti morti, circa 250, e anche là tanti italiani".

Per Ciampi Monongah è dunque sinonimo del coraggio e della forza degli italiani nel mondo, di un popolo che ha pagato "con sofferenze enormi" e "talora con la vita" l'ambizione di "assicurare ai figli un futuro migliore". La comunità italiana nel mondo è oggi "forte di cento milioni di esseri umani e, anche se è separata, è unita", ha aggiunto il presidente della Repubblica.

La tragedia della miniera di Monongah è rimasta a lungo ignorata in America e nel resto del mondo, ma con l'avvicinarsi del centenario della tragedia e per l'attivismo di un gruppo di cittadini italiani e americani tra cui Mimmo Porpiglia, direttore del giornale 'Gente d'Italià , si è riaccesa l'attenzione su un evento-simbolo dei sacrifici dei minatori italiani emigrati negli Stati Uniti all'inizio del '900.

Ai primi del '900 migliaia di emigrati italiani carichi di sogni e di speranze arrivarono nella regione mineraria della West Virginia attratti dalla corsa al 'Black Diamond', il diamante nero, il richiestissimo carbone motore della espansione industriale americana. A Monongah, oggi un paesino dove oggi vivono appena 440 famiglie, lavoravano quasi esclusivamente immigrati. I minatori venivano pagati non sulla base delle ore lavorate ma della quantità di carbone portata alla superficie. Ogni giorno i minatori regolari che timbravano il cartellino erano accompagnati sul lavoro da due, tre aiutanti (spesso ragazzi) clandestini non ufficialmente riconosciuti dalla compagnia proprietaria della miniera, la Fairmont Coal Company.

La tragedia fu causata da una esplosione improvvisa di gas nel sottosuolo. Il giorno prima la miniera era stata chiusa e, per risparmiare energia, erano stati lasciati chiusi gli aeratori provocando probabilmente un eccesso di grisù.

Non vi furono sopravvissuti. La tragedia lasciò centinaia di vedove. Soltanto una piccola parte dei familiari delle vittime ricevettero rimborsi (spesso minimi) dai proprietari della miniera.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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