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Un'imprenditrice afroamericana denuncia in tribunale il razzismo della multinazionale McDonald e il colosso del fast food risponde sfrattandola dai suoi ristoranti proprio nella ricorrenza del Martin Luther King Day.
Accade a Bridgeport, nel Connecticut, dove a Deborah Sonnenschein è giunta in questi giorni la comunicazione dal quartier generale della McDonald di Chicago con cui le viene imposto di consegnare le chiavi dei suoi quattro ristoranti il 20 gennaio prossimo.
La signora Sonnenschein assicura d'essere stata forzata dalla McDonald a cedere i suoi quattro ristoranti il mese prossimo perchè - a suo avviso - ha avuto la sfrontatezza di trascinare in tribunale la multinazionale del fast food, accusandola di discriminazione razziale.
Oltre alla denuncia al tribunale federale la ristoratrice delle polpette del Connecticut spera di avere dalla sua parte anche la National Association for the Advancement of Colored People a cui si è rivolta dopo essere stata sfrattata dai suoi ristoranti che gestisce da undici anni a Bridgeport e Fairfield.
Da Chicago la multinazionale del fast food risponde alle denunce di razzismo facendo spallucce, indicando piuttosto con uno scarno comunicato che gli standard riscontrati nei ristoranti della signora Sonnenschein non corrispondono a quelli previsti dalla società McDonald.
Ma la signora ha vedute ben diverse e assicura che problemi inerenti affitto, spese e altri soggetti sono insorti tra lei e la centrale di Chicago dopo la sua denuncia di razzismo alla corte federale di Bridgeport. "Credo di essere stata maltrattata a causa della denuncia". La McDonald - assicura la signora - ha risposto asserendo di avere ricevuto lamentele sulla gestione dei ristoranti e questo è bastato ai dirigenti della multinazionale di Chicago per definire terminati i suoi diritti di franchise.
"Usano esagerazioni e falsità per screditarmi" ha commentato la signora Sonnenschein durante la conferenza stampa.
Nel comunicato della McDonald viene fatto osservare che i ristoranti gestiti dalla signora non rispondono allo standard stabilito da McDonald in materia di qualità, servizio e pulizia.
"Le asserzioni della signora Sonnenschein sono semplicemente non vere. McDonald è oroglioso della diversità che rispecchia il sistema e non tollera alcun tipo di discriminazione. Sfortunatamente - prosegue la nota da Chicago - in due dei ristoranti da lei gestiti gli standard sono stati ripetutamente riscontrati di molto inferiori a quelli stabiliti. Nonostante i nostri sforzi negli anni passati, non ha provveduto a produrre i cambiamenti necessari per elevare lo standard".
Il "caso" dei quattro ristoranti di fast food di Bridgeport e Fairfield - sottolinea Deborah Sonnenschein - è solo una parte di un ben più crescente porblema nazionale in casa McDonald.
"Nel corso degli ultimi cinque anni - sostiene - oltre cento gestori afroamericani di franchise McDonald sul totale di 350 nel sistema sono stati cacciati. E sono tanti, rispetto ai 12 mila ristoranti McDonald in tutti gli States".
Al suo fianco alla conferenza stampa si è presentata una manciata di ministri religiosi locali ed il leader della Naacp di Bridgeport, i quali si sono detti pronti a marciare su Chicago, al quartier generale della McDonald, se necessario.
"Cio che stanno facendo a lei è come se lo facessero a tutti noi. Se noi andiamo a fondo, anneghiamo assieme" sbotta il vescovo Kenneth Moales, capo della Indominational Ministerial Alliance del Connecticut.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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