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Lotta alla criminalità: New York adotta il "GunDna" |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 25 Novembre 2001 | |
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Le forze dell'ordine statali affilano le armi, quelle dell'era digitale, per progredire nel mestiere di sempre: dare la caccia ai criminali. Da nove mesi un piccolo esercito di esperti in balistica e sistemi dada digitali sta collezionando una miriade di informazioni - in diversi bunker disseminati dal confine con il Canada a Long Island - relative ad armi da fuoco nuove di zecca per approntare un database che ha già un soprannome: "GunDna".
Gli agenti speciali degli state trupper in questi poligoni sono impegnati a tempo pieno a caricare nuove armi, a sparare contro contenitori d'acciaio colmi d'acqua, a raccogliere i bossoli e a immagazzinare quante più possibili informazioni relative ai precisi marchi lasciati sui bossoli sparati, che caratterizzano ciascuna arma da fuoco. L'auspicio dei responsabili dei laboratori del "GunDna" è di riuscire ad accumulare una quantità tale di informazioni tali da aiutare gli investigatori a scoprire combinazioni tra le prove raccolte sui luoghi dei delitti tra i dati memorizzati. Per il momento nessun crimine è ancora stato risolto grazie a questo Dna high-tech delle armi, in fondo i centri sono operativi solo dallo scorso marzo, ma cresce la quantità di dati affidati ai sistemi digitali che fino a ieri custodivano in memoria oltre 10 mila differenti immagini e informazioni relative ad altrettante nuove armi acquistate nello stato di New York. Le aspettative delle forze dell'ordine sono espresse dal tenente Mark Heller del Forensic Investigation Center gestito dalla state police. "Il nostro database sta crescendo in maniera esponenziale nel tempo. Più informazioni riusciamo a mettere insieme, più efficaci saranno le ricerche di tutti gli investigatori che desiderano accedervi per lo svolgimento di indagini". Il nome del centro in lingua burocratese è New York's Combined Ballistic Identification System, abbraviato "CoBis". Era stato avviato con la firma del governatore George Pataki nell'agosto dell'anno scorso, sul pacchetto di provvedimenti legislativi mirati ad un maggior controllo dello stato all'immissione sul mercato delle armi da fuoco. Il "GunDna" viene rilevato soltanto sulle nuove armi vendute: pistole e revolver nelle mani dei residenti newyorkesi e non comprende invece le vetuste bocche da fuoco. Lo Stato Impero è il secondo dell'Unione ad adottare il database balistico, preceduto dal Maryland, anche se quello gestito ad Albany è già di lunga superiore a quello allestito dello stato pioniere in materia. Il software del sistema si basa su tre punti chiave per il riconoscimento dei distinti marchi lasciati dallo sparo sui bossoli dei proiettili e offre agli investigatori immagini che il computer ritiene più verosimili a quelle rinvenute sui bossoli del delitto. Quindi, l'esperto di balistica effettuerà l'esame finale e decisivo. Il tenente colonnello della state police, Steven Cumoletti, assicura che che 41 fabbricanti di armi stanno collaborando con le forze dell'ordine, comprese le major, tra cui Smith & Wesson, Ruger e Glock. I fabbricanti sottopongono ai laboratori del "GunDna" bossoli sparati da nuove armi prodotte e, nei casi in cui questi non adempie, i rivenditori dovranno prendere appuntamento e recarsi con l'arma presso uno dei sette centri del "GunDna" per sottoporla all'esame, prima della vendita. Ed è proprio da questi ultimi che si levano grida di protesta per la perdita di tempo nel raggiungere gli sportelli e l'attesa dell'esame che fa perdere business ai dealer. I produttori - tuttavia - non taciono e ricordano che se la produzione diventa più costosa, chi ne fa le spese è l'acquirente. Il portavoce della Smith & Wesson, Ken Jorgensen, sottolinea che se si aggiungono costi, alla fine a pagare il conto è il consumatore. Ma nonostante il polverone dall'una e dall'altra parte del banco del dealer, altri stati stanno già considerando di adottare simili misure high-tech per la lotta alla criminalità e ad interessarsi dell'efficacia del sistema newyorkese sono in prima fila le autorità del Connecticut e Massachusetts. Non esultiamo prima di constatare qualche risultato, tuona invece il docente di scienze forensi presso la George Washington University, Walter Rowe, il quale sostiene che è troppo presto per poter valutare l'efficacia di tale strumento, in considerazione del fatto che per un criminale incallito non è un difficile impegno alterare le caratteristiche di un'arma. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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