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I formiani d'America festeggiano XX anni di
fondazione con il sindaco


Riccardo Chioni - New York, 9 Marzo

Anthony D'Urso, Sandro Bartolomeo, Erasmo Maddalena
Da sinistra: Anthony D'Urso, Sandro Bartolomeo, Erasmo Maddalena
il direttivo dell'associazione con la delegazione di Formia
Il direttivo dell'associazione con la delegazione di Formia

Da sabato scorso il sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo, è divenuto cittadino onorario di North Hempstead, accolto a braccia aperte in seno alla numerosa comunità di soui concittadini.

Lo ha decretato il consiglio comunale della città di Long Island che ha delegato il consigliere Anthony D'Urso a consegnare l'onorificenza al primo cittadino presso la sala ricevimenti Leonard's a Great Neck.

Il sindaco Bartolomeo, alla guida di una delegazione comunale di Formia, ha partecipato all'annuale riunione de La Comunità Formiana d'America, che quest'anno celebra il ventesimo anniversario della fondazione.

Il sindaco di Formia è al suo terzo mandato consecutivo, ha già visitato la collettività dei formiani nel 1997 e ha ricordato lui stesso che ha molti parenti negli Stati Uniti.

Assieme ai duecento ospiti della serata al Leonard's sono arrivati il rappresentante del Console Generale, Angelo Palmieri; il chairman della Community Federal Savings Bank, Joseph Ruggiere; l'attrice Anna Maria Sciorra e Carlo Tramontozzi, presidente dell'omonina società Soccer Enterprises, tutti formiani.

La delegazione comunale trascorre una settimana a New York con incontri istituzionali e comunitari, tra cui l'appuntamento di oggi con il console generale Antonio Bandini. Ne fanno parte: Erminia Cicone, vice presidente del consiglio comunale; Mattia Aprea, Ciccolella Erasmo, consiglieri comunali; Salvatore Marciano, presidente della circoscrizione di Maranola, frazione di Formia e Paola Colarullo responsabile dell'ufficio stampa.

L'accoglienza riservata al sindaco e alla delegazione dai formiani d'America è di quelle imperniate sulla cordialità di conoscenti di antica data, un indicatore di legame affettivo con la terra d'origine e i suoi rappresentanti.

"Ci sono legami stretti con la comunità - racconta il sindaco a America Oggi - che per fortuna interagisce ancora molto con la città in varie forme, anche ttraverso una presenza viva di collaborazione su iniziative di carattere culturale e sociale. Devo dire che i miei concittadini hanno mantenuto un rapporto molto forte, autentico".

Questo è un sentimento considivo dalla stragrande maggioranza degli emigrati della prima generazione, ma per avvicinare i giovani, quale è la strategia della sua amministrazione.

"Il problema è vedere come potrà reagire la seconda e la terza generazione, ci sono molti figli degli emigrati di prima che mostrano interesse, il che lascia ben sperare, ma dobbiamo pensare a qualcosa che ci consenta di mantenere rapporti più strutturati" e chiama in causa anche la Regione. "Se vuole intervenire, si potrebbe mettere assieme dei programmi annuali che in qualche modo favoriscano soprattutto nell'età dello studio e per i giovani adulti nei contatti frequenti con la città. Che ovviamente - sottolinea - non possono essere solamente di piacere, dovremo pensare a periodi più lunghi in cui si approfondisce la lingua, si migliora la conoscenza della cultura locale, si affrontano anche seminari di studio ed altro ancora".

Da parte sua, assicura il sindaco Bartolomeo, c'è tutta la disponibilità a prevedere come amministrazione delle disponibilità finanziarie per il progetto di riavvicinamento delle nuove generazioni italoamericane e sottolienea che proprio questo è un argomento di cui intende discutere durante agli incontri con i suoi concittadini newyorkesi.

La maggiore concentrazione di formiani si registra nell'area di New York, dove si stabilirono gli emigrati all'inizio del secolo scorso e quelli dell'esodo più massiccio dopo il secondo conflitto mondiale.

"Formia è una città abbastanza ricca, non ha mai avuto un fenomeno di emigrazione continua come tanti altri paesi d'Italia che in tutto il Novecento si sono completamente spopolati. Dopo la II Guerra Mondiale s'era innescato questo meccanismo del chiamarsi e l'emigrazione ha riguardato qualche centinaia di famiglie".

La comunità formiana d'America - sostiene il sindaco - è benestante, non ha richieste da fare, se non quelle di carattere affettivo e emotivo. "Penso che a loro faccia molto piacere che il sindaco della loro città sia qui, penso che abbiano ancora molto nel cuore la città perché lo vedo anche quando vengono a Formia, il modo in cui la vivono. Piuttosto - osserva - dobbiamo essere noi a porre loro la questione di come evitare che si perda completamente la memoria. Io sono convinto che se la memoria non si alimenta, si perde. Ovviamente questo non è un problema specifico nostro, ma di tutte le comunità che vivono all'estero".

Ogni famiglia di Formia, racconta il primo cittadino, ha un qualche parente emigrato tra quelli che lasciarono nel dopoguerra, un fenomeno che ha riguardato trasversalmente tutta la comunità.

Ironicamente, mentre i formiani festeggiavano il XX anniversario della fondazione, un'altra associazione locale di originari di Maranola banchettava in un'altra sala, altrove, nonostante alla cena dei formiani fosse presente il presidente della circoscrizione di Maranola, Salvatore Marciano che, amareggiato, ha espresso l'augurio di arrivare all'appuntamento del prossimo incontro annuale, nel 2005 con la partecipazione anche dei suoi concittadini.

Fanno parte del direttivo de La Comunità Formiana d'America, Erasmo Maddalena, presidente; vice Franco Masiello; Oreste-Tino Maiolo, pubbliche relazioni; Valentino Di Fava e Giacomo Colarullo, tesorieri; segretario Giovanni Purificato; Alex de Meo, chairman di Brooklyn.

Nelle foto, da sinistra: Anthony D'Urso, Sandro Bartolomeo, Erasmo Maddalena. Nell'altra il direttivo dell'associazione con la delegazione di Formia.

Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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