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Misteriosa fuga dell'imam di Manhattan

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 26 Ottobre 2001

Tre giorni dopo gli attentati al Wtc e al Pentagono, il leader della più grande moschea di New York aveva pronunciato un sermone in lingua inglese di fronte ad un'audience di diversi credi religiosi, invitando alla pace tra i popoli di tutte le religioni.

Una predica caratteristica dell'imam Mohammad Gemeaha, capo della preminente moschea di Manhattan, che regolarmente richiama - il venerdì - circa quattro mila fedeli per la tradizionale preghiera.

Qualche giorno dopo l'evento l'imam di origine egizia si è trasferito in fretta e furia al Cairo con la famiglia, riferendo as un giornale di lingua araba e ad un gestore di web site di aver lasciato New York assieme alla famiglia dopo aver ricevuto minacce presso la sua residenza nella lussuosa Riverside Drive nella Upper West Side di Manhattan.

Con la "fuga" improvvisa Mohammad Gemeaha si è lasciato dietro un fitto mistero.

L'imam, considerato una voce moderata dell'Islam, nelle interviste rilasciate al giornale arabo avrebbe affermato che gli ebrei avrebbero pianificato gli attacchi dell'11 settembre e che i musulmani sarebbero sottoposti ad avvelenamenti da parte di medici ebraici negli ospedali americani. Una uscita assai controcorrente per un leader considerato moderato, che era solito presenziare funzioni alla presenza di rabbini e ministri di fedi diverse.

"Gli ebrei hanno progettato gli attacchi terroristici e tutti i segnali lo provano. Ma nessuno all'interno del governo vuole parlare perchè gli ebrei dominano la politica, l'economia e le fonti d'informazione.... E' chiaro che quegli atti non possono essere stati portati a termine da (Osama) bin Laden o qualsiasi altra organizzazione islamica" avrebbe detto l'imam ai giornlisti della web page "Lailatalqadr.com" il 4 ottobre scorso.

L'imam era stato anche intervistato dal quotidiano "Sharq Al-Awasat", al quale avrebbe dichiarato che "i misulmani e gli arabi adesso sono in pericolo. Non possono uscire per fare le proprie cose. I loro bambini non possono recarsi a scuola e alcuni musulmani non possono neppure farsi ricoverare negli ospedali dopo che alcuni medici ebrei hanno avvelenato pazienti musulmani che per questo sono morti".

Gemeaha è stato il traduttore del Grand imam presso l'università del Cairo e fu mandato dallo stesso ateneo a servire presso la moschea di new York, il centro silamico-culturale più importante della metropoli, ubicato alla 96.ma strada e Terza Avenue a Manhattan che costò 17 milioni di dollari, terminata nel 1991 con il contributo (per 2 terzi) del Kuwait e per il restante da altre nazioni islamiche.

"Quell'articolo credo sia il risultato di tutta la pressione emozionale seguita alle minacce" riferisce l'imam Omar Abu Nemous, l'aiutante più vicino a Geneaha, chiamato a sostituire il suo superiore il giorno dopo la sua frettolosa fuga, lo scorso settembre. "Lo hanno minacciato dicendo che se non fosse partito di sua spontanea volontà, sarebbe comunque ripartito in una bara. Ciò che ha detto - assicura Omar Abu Nemous - è stata una sorpresa per tutti. E' un leader molto moderato".



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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