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L'Azienda Italia deve intensificare i rapporti commerciali con gli Usa.
Intervista con il direttore generale dell'Ice, Gioacchino Gabbuti


Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 3 Novembre 2001

E' venuto a New York per tagliare il nastro inaugurale della nuova campagna promozionale dell'Istituto per il Commercio Estero, intesa ad incrementare la presenza dell'Azienda Italia sul continente americano, in occasione dell'assegnazione degli "Oscar" che Ice e Enit hanno consegnato a quattro americani che hanno contribuito a diffondere sul pianeta America l'italian life style, nei settori del cinema, abitare, moda e design.

Gioacchino Gabbuti, direttore generale dell'Ice, ad America Oggi dice "abbiamo raccolto l'invito del sindaco Rudolph Giuliani e intendiamo rafforzare la presenza delle aziende italiane in America".

Al ristorante "Four Season" dove mercoledi' si e' svolta la manifestazione, Gabbuti riferisce: "Lo spirito di questa manifestazione e' parlare d'Italia ad un gruppo di americani importanti, in un luogo americano. Abbiamo cercato di fare un salto di qualita' importante, italiana, pero' a livello mondiale.

Gabbuti
Gioacchino Gabbuti


Siamo venuti al Four Season che credo sia uno dei templi americani. Abbiamo premiato i rappresentanti che l'America oggi conta, abbinati col sistema Italia. Questo credo sia un messaggio molto forte, che e' indipendente dall'11 settembre. Noi vogliamo portare sempre piu' il discorso di cosa e' l'Italia, cosa l'Italia puo' fare, dalle sedi internazionali, non solo giuste, ma anche quelle che poi hanno sicuramente una matrice ed un ritorno italiano".

Sull'importanza del mercato americano per l'economia del nostro Paese, Gabbuti e' categorico. "L'ho ribadito anche oggi. Non solo non intendiamo abbandonare questo mercato, ma rafforzarlo. Se gli americani non verranno da noi in Italia, veniamo noi dagli americani. Se non parteciperanno alle fiere italiane, troveremo tutti quei sistemi per rappresentare cosa l'Italia e' capace di fare e puo' fare. Oggi noi siamo soggetti credo ad un bombardamento mediatico non corretto. E' la terza volta che vengo negli Usa dagli attentati. Sono qui perche' ho accolto l'invito di Giuliani, non a parole, ma con i fatti: venite, state a New York, dice il sindaco e anche se spira un'aria pesante, e' comunque un'aria di una grande voglia di andare avanti di riprendersi, di fare e ho l'obbligo di riportarlo in Italia, ma soprattutto di far capire che l'America non si e' fermata. Se gli americani non vanno in Italia a comprare, non e' detto che non comperino piu'. Sicuramente dobbiamo incrementare un flusso migratorio al contrario, dobbiamo essere noi che veniamo qua. E ci sara' tutta l'attenzione da parte nostra".

Sulla traballante economia americana, a prescindere dai fatti recenti, Gabbuti aggiunge: "Il fatto dell'11 settembre e' servito un po' a tutti a mettersi la coscienza a posto. Perche' i fatti internazionali macroeconomici dicevano che gia' c'erano in atto situazioni o di stagnazione o di recessione. Poi e' arrivato l'11 settembre, decisamente un fatto tragico, un evento sul quale non si puo' speculare, che pero' e' servito a qualcuno per dire che le cose andavano male. Le cose andavano gia' male e noi avevamo notato un rallentamento per alcuni prodotti italiani, tuttavia, crediamo ci siano tutte le premesse oggi per riprendere, o perlomeno per conservare quote di mercato. Sono tra coloro che dicono bisogna consumare. Consumare oggi non significa buttare i soldi, significa pero' tenere la macchina in movimento e non far fermare il volano, che e' quello importante che poi riuscira' a darci la forza per ripartire".

Il direttore generale dell'Ice, sul cambio dollaro/lira che resta comunque alto, commenta: "gli americani stanno tenendo il dollaro volutamente alto. A mio avviso perche' sono in una fase molto intelligente in cui continuano a fare grandi investimenti all'estero. L'Italia risulta uno dei Paesi con piu' interesse da parte degli americani, credo che se il dollaro avra' la parita' con l'Euro, sicuramente ci saranno ulteriori chance per i nostri prodotti".

Sulla forte presenza dell'Azienda Italia negli Usa e il nuovo programma triennale dedicato, il responsabile dell'Ice sottolinea "siamo qui per dimostrare non affetto, non attenzione, non commiserazione, ma siamo qui per dimostrare che vogliamo avere un ruolo importante in un Paese che per noi e' e rimarra' importantissimo".

Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni

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