 George Pataki
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 Carl McCall
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 Thomas Golisano
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È una appetitosa fetta dell'elettorato newyorkese che i governatori candidati, democratico e repubblicano, accarezzavano da tempo. Ma a distanza di soli pochi giorni dalle elezioni e alla luce di nuove promesse, l'Empire State Pride Agenda, la maggiore coalizione che raggruppa le organizzazioni gay, ha deciso di offrire il proprio supporto politico alla rielezione di George Pataki.
Una mossa strategica che fa affondare un altro chiodo sulla bara dell'avversario democratico.
I responsabili dell'Empire State Pride Agenda non nascondono le loro simpatie anche per Carl McCall che - assicurano - si è sempre dimostrato in linea con le comunità gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Tuttavia, la decisione di preferire Pataki a McCall non è affatto casuale.
Matt Foreman, direttore esecutivo dell'organizzazione gay assicura che "il motivo è dato dal fatto che l'attuale governatore ha effetuato interventi nel merito che vanno a suo favore, nell'ambito dell'uguaglianza e dei diritti dei gay newyorkesi".
Il gruppo - sostiene Foreman - riconosce al governatore il fatto di avere sostenuto la legislazione che ai gay garantisce protezione dagli abusi, discriminazione e persecuzione sul posto di lavoro, nell'assegnazione delle abitazioni e nelle amministrazioni pubbliche.
L'entrata sulla scena all'inizio della settimana del leader della maggioranza repubblicana al senato, Joseph Bruno, è stata la chiave di volta per l'ottenimento del sostegno dei gay. Il senatore Bruno si era precipitato ai microfoni per assicurare che a dicembre, alla riapertura dei lavori, l'assemblea dei senatori avrebbe votato il provvedimento legislativo che (lo stesso senato) aveva cacciato nel dimenticatoio.
Quella di cui i gay attendono l'approvazione fu la prima legge contro la discriminazione sulla base delle preferenze sessuali sulla faccia dell'America, targata New York e risaliva a 31 anni fa. Mentre la camera (a maggioranza democratica) l'aveva licenziata a tempo di record, al senato invece aveva incontrato un muro insormontabile.
Il governatore, dal canto suo, aveva detto e ripetuto che avrebbe fatto di tutto in suo potere per snellire l'iter burocratico, senza tuttavia ottenere successo e solo poche settimane fa avava deluso oltre mille aderenti all'Empire State Pride Agenda inviando Bloomberg - quale suo messaggero - per chiedere un'altra proroga per l'approvazione della legge antidiscriminazione contro i gay, ricevendo peraltro sonore fischia e mormorii di disapprovazione.
Pride Agenda è una forte organizzazione fondata nel 1990 a sostegno dei diritti civili di gay e lesbiche che ha una notevole valenza politica, in particolare a Manhattan.
Così è iniziata la guerra di parole tra il republicano Pataki e il democratico McCall il quale attraverso il suo portavoce, Steven Greenberg, denuncia le "manovre gay" di Pataki che - a suo dire - starebbe usando l'esca della legislazione anti-discriminazione come arma politica a suo vantaggio per assicurarsi i voti di omosessuali e lesbiche.
"È veramente una vergogna che Pataki usi un importante momento per la storia dei diritti dei gay quale arma politica a suo favore" tuona il portavoce di McCall.
Sempre ieri il governatore aveva raccolto un altro importante riconoscimento: l'endorsement del settimanale Crain's New York Business, che nella motivazione scrive "ci sono due differenti George Pataki che hanno governato New York durante gli ultimi otto anni. Tuttavia, il governatore Pataki - sottolinea l'editorialista - merita di essere rieletto".
Intanto, mentre la campagna elettorale entra nella fase della volata finale, i candidati corrono a spendere fino agli ultimi spiccioli (anche se sarebbe più opportuno parlare di milioni) per assicurarsi la poltrona di Albany.
McCall è il più parsimonioso e squattrinato con soli 700 mila dollari rimasti (tre spesi nelle ultime settimane), tanto che il partito democratico ha dovuto provvedere con un'iniezione di liquidi (400 mila dollari) per aiutarlo a combattere contro Pataki che ha già speso 11.36 milioni nel giro delle ultime tre settimane e altri 4 milioni circa nelle casse, mentre il terzo incomodo, l'indipendente Thomas Golisano ne ha spesi quasi 15 nello stesso periodo.
Oggi Golisano e McCall si confronteranno in un dibattito in onda su una televisione locale per esporre le rispettive piattaforme politiche, ma senza il governatore Pataki che si trova in campagna elettorale nell'upstate.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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