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Rudolph Giuliani cede lo scettro dopo otto anni di
regno a New York

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 30 Dicembre 2001

Un paio di giorni ancora e il "sindaco d'America" lascerà City Hall dopo otto tumultuosi anni. E sì, perchè c'è stato un tempo in cui Rudy di ferro non era ancora un santo. Cè stato un periodo prima che venisse festeggiato dovunque si recasse, nominato sul campo "sindaco d'America" e Person of the Year da Time Magazine, indicato come un uomo nato per fare il leader. C'è stato un tempo prima che lo sguardo grintoso dei suoi occhi fosse ammansito dal dolore, prima che l'ombra di migliaia di vittime lo facesse passare quasi in secondo piano.

A questo punto sono persino difficili da ricordare quei tempi, anche se non è trascorso poi molto tempo.
Rudy Giuliani

E ora sta per diventare l'ex sindaco. A mezzanotte e un minuto, il primo gennaio, il "regno" di Giuliani taglia il traguardo, lasciando gli storici a tessere il mosaico di otto anni di amministrazione che potrebbe sembrare il lavoro di uno sceneggiatore pazzoide.

Negli ultimi otto anni i newyorkesi sono rimasti sbalorditi dalla sconfitta della criminalità e da orrende storie di violenza della polizia.

Lui risponde che ora la gente può tranquillamente passeggiare a Times Square senza timore, ma impedisce ai cittadini di manifestare sulle scale del municipio.

Hanno assistito per mesi alla telenovela dell'implosione del suo matrimonio durante le conferenze stampa, mentre la moglie apprendeva della separazione assieme ai telespettatori. Un sindaco che predica rettitudine morale e che si porta appresso l'"altra" anche nelle parate sulla Quinta. C'è stata la vicenda del tumore alla prostata, varie scaramucce con alti funzionari, una campagna contro i pedoni incorreggibili, l'occasionale apparizione allo scanzonato Saturday Night Live vestito da donna.

Poi è successa la catastrofe dell'11 settembre. E tutto è scivolato nel dimenticatoio.

Se non fosse successo ciò che è successo - assicura Andrew Kirtzman, autore di "Rudolph Giuliani: Emperor of the City" e reporter politico televisivo - Giuliani sarebbe ricordato come un eccellente sindaco con straordinarie screpolature. Come qualcuno che ha fatto rinascere la New York City, che tuttavia ha incrinato la sua reputazione a causa del suo caratterino.

Repubblicano, estimatore del mitico Fiorello La Guardia e ammiratore di Ronald Reagan, acclamato procuratore federale, nel 1989 fu sconfitto da David Dinkins, ma si ripresentò 4 anni più tardi contro il primo sindaco di colore, promettendo di rimettere in piedi la città. Tra le altre cose assicura che libererà le strade da mendicanti e venditori di fazzolettini. Vinse con 45 mila voti di distacco, aggiudicandosi il 5 per cento dei voti di afroamericani.

Presto sparirono dalle strade mendicanti e ventidori abusivi, come furono cacciati spacciatori di spinelli nei parchi, mentre il quartiere a luci rosse di Times Square veniva sfrattato. Poi venne la volta dei cosiddetti street artists e dei tassisti pregiudicati. Raramente ha perso le staffe e quando era sul punto di esplodere si limitava a definire stupide le domande dei giornalisti. Ha diminuito il numero delle persone in welfare offrendo invece un impiego, ha tagliato le tasse, ha accelerato la scalata dell'economia metropolitana, anche se aiutato da un periodo di prosperità senza precedenti.

Ha lanciato una campagna di civiltà in tutta la City ordinando agli agenti di affibbiare multe alla gente anche per semplici infrazioni, affollando i tribunali e responsabilizzando ciascun distretto di polizia.

I risultati non tardarono a farsi notare. Gli omicidi scesero del 65 per cento dal '93 al 2000 da 1.927 a 671, con un altro 5 per cento in meno registrato quest'anno, mentre il numero è in aumento in altre metropoli. Anche i crimini considerati gravi sono scesi del 57 per cento da 430.460 a 184.111.

Nelle comunità abitate dalle minoranze l'aggressività della polizia era vissuta come l'aggressività della polizia violenta ed una serie di atti largamente pubblicizzati servì a gettare benzina sul fuoco. L'immigrato haitiano Abner Louima sodomizzato con un manico di legno nelle latrine del commissariato a Brooklyn. Amadou Diallo, immigrato dalla Guinea, disarmato, crivellato di proiettili sull'uscio di casa nel Bronx. Patrick Dorismond, pure lui disarmato, freddato dagli stessi agenti dell'antidroga che poco prima pretendevano di comprare marijurana da lui che aveva reagito, offeso dalla richiesta.

Giuliani del resto non ha mai cercato di nascondere la sua ammirazione per gli agenti di polizia. Nato a Brooklyn e cresciuto a Long Island in una famiglia cattolica che tra i suoi membri annoverava quattro zii poliziotti.

Anche se le morti provocate dai proiettili degli agenti sono diminuite dalle 41 del 1990 alle 11 dell'anno scorso, Giuliani da molti era considerato cieco di fronte agli eccessi, una percezione che si era acuita quando il sindaco decise di rendere pubblica la fedina penale di Dorismond, inclusa la parte relativa alla sua giovinezza, anche se il dossier a carico del giovane freddato era assai poco criminale.

Tanto che la popolarità del sindaco di ferro precipitò al 32 per cento. Questo accadeva lo scorso anno, solo ventuno mesi fa. Giuliani ha sempre snobbato le statistiche, ribadendo di essere stato eletto per fare il leader. Convinto della sua onestà e integrità nei suoi turbolenti rapporti con le minoranze era visto come un uomo privo di sensibilità.

È stato trascinato nelle aule dei tribunali dalla NY Civil Liberties Union 27 volte per questioni relative al Primo Emendamento e ha perso 23 cause, con un procedimento ancora in discussione. Una delle sue più leggendarie battaglie è stata quella intrapresa contro il Brooklyn Museum per la mostra "Sensations" a seguito del dipinto della Vergine Maria circondata da sterco animale. La crociata gli si rivoltò contro come un boomerang con i newyorkesi che facevano la fila per ore per entrare al museo.

Dopo essersi convinto che anche le crociate giungono alla fine, provò con la corsa al senato nel 2000 contro la rivale Hillary Clinton. Ma gli fu diagnosticato il tumore, seguito dall'annuncio della separazione da Donna Hanover e dalla "presentazione" dell'"altra", Judith Nathan. Infine giunse la decisione di chiudere con la corsa elettorale al senato. Abbandona Gracie Mansion dove invece continua a vivere l'ex moglie e si trasferisce nella East Side nell'appartamento assieme al suo amico gay Howard Koeppel e al suo compagno.

È scampato alla tragedia del World Trade Center e nei giorni, nelle settimane che sono seguite era dovunque, autoritario più che mai, in comando. La regina Elisabetta lo ha nominato cavaliere onorario, il magazine Biography lo ha piazzato sull'Olimpo dei coraggiosi, il New York magazine lo ha onorato con un riconoscimento alla carriera e Time lo ha immortalato uomo dell'anno. Giuliani ha 57 anni e la domanda con cui lascia tutti è: cosa farà quando non siederà più sullo scranno di primo cittadino? Forse il presidente? "Non c'è dubbio - assicura il suo biografo -. È convinto che saprà guidare l'America, così come ha guidato New York City".



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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