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Commercio estero, Roberto Luongo: l'Azienda Italia continui ad investire negli Usa |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 17 Ottobre 2001 |
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![]() Roberto Luongo, Commissioner dell'Ice |
La situazione economica americana non è certo rosea, si parla ormai chiaramente di recessione. Ma secondo il responsabile dell'ufficio Ice di New York, Roberto Luongo, si tratta solo di portare pazienza, fiducia e di continuare ad investire e ad essere presenti sul territorio a stelle e strisce. L'azienda Italia del resto è presente negli Usa con un numero record di 57 mila aziende che intrattengono regolari rapporti commerciali con l'America. è imperativo - assicura Luongo - perchè non dobbiamo neppure dare l'impressione che stiamo abbandonando il mercato americano, che non si può sostituire con un altro. I dati dello scorso anno parlano chiaro: il rapporto tra Stati Uniti e Italia, dal punto di vista commerciale, è solidissimo. L'Italia continua ad essere il decimo paese fornitore commerciale degli Usa, con una quota di mercato del 2,2 per cento, che nel 2000 ha prodotto un'esportazione di 25 miliardi di dollari. Nello stesso periodo abbiamo importato in Italia per 11 miliardi di dollari, con un saldo attivo di 14 miliardi di dollari. |
"Traducendo questi dati in cifre italiane, parliamo di 52 mila miliardi, di 22 mila miliardi e un saldo attivo di 28 mila miliardi. E considerando che l'anno scorso la bilancia commerciale dell'Italia con tutti i paesi del mondo ha avuto un attivo intorno ai 3 mila miliardi di lire, vediamo l'importanza strategica del mercato americano, che è il terzo di esportazione, dopo Germania e Francia. Questi dati ci confermano quanto sia strategica la presenza commerciale dell'Italia negli Usa". Fino al mese di luglio di quest'anno - stando ai dati del Department of Commerce - si è registrato un ulteriore incremento, seppure limitato rispetto al 2000, intorno all'1,2 per cento e con un saldo attivo sempre molto forte. Ma cosa è cambiato dal mese scorso? "Gli eventi di settembre vanno visti essenzialmente in un'ottica congiunturale che, comunque, già era in una fase pre-recessiva. Era comprensibile e s'erano già visti i primi segnali nell'estate. Lo scenario politico-militare seguito agli avvenimenti dell'11 settembre, naturalmente, ha aggravato la situazione perchè parliamo di seimila morti, parliamo di due grossi centri colpiti a New York e Washington. I terroristi non hanno soltanto colpito, seppure deprecabile, come un normale attentato: hanno portato una distruzione di massa. Questo naturalmente ha dei riflessi fortissimi sull'economia americana. C'era già stato un anno di crisi della Borsa con una perdita di oltre 3 mila miliardi di dollari, a cui s'è aggiunta la perdita ulteriore di 600 miliardi di dollari dopo gli eventi dell'11 settembre. Questo significa meno soldi nelle tasche degli americani e meno possibilità di acquistare prodotti dall'estero". La paura psicologica che frena la gente ad acquistare prodotti anche di lusso, secondo Luongo, dovrebbe sfumare nell'arco di sei-nove mesi nelle relazioni commerciali fra gli Usa e l'Italia. "In quale percentuale? Si possono fare dei calcoli, delle stime? Secondo me - precisa Luongo - oggi dare dei numeri è molto difficile e darebbe luogo a delle imprecisioni. Può essere una media fra il 5 e il 10 per cento su base annua, rispetto all'anno che finirà nel 2001". Ci saranno settori commerciali più penalizzati di altri? "Le nostre esportazioni sono concentrate per oltre un terzo del totale nei beni di consumo: fashion, food, vini, piastrelle, calzature, mobili e quindi, inevitabilmente, questi saranno i settori che saranno colpiti maggiormente rispetto agli altri. Però se non riparte l'economia americana, ne subiranno le conseguenze anche i settori della meccanica strumentale con una contrazione delle esportazioni". Il commissioner Luongo assicura che è imperativo per le imprese italiane continuare ad essere presenti sul territorio americano. "Poichè questo per noi è un mercato strategico, debbono continuare a venire qui, debbono partecipare alle iniziative promozionali, debbono visitare i loro agenti i loro importantori che in questo momento stanno avendo dei problemi per andare in Italia. Noi stiamo lavorando in controtendenza e proprio martedì prossimo ospiteremo Prato Expo a New York con una cinquantina di aziende che verranno a presentare i loro tessuti qui, proprio perchè hanno avuto pochi visitatori americani alle fiere che si sono svolte in Italia nel mese di settembre. è un'idea che abbiamo lanciato e che è stata raccolta. Almeno nei primi mesi, in cui bisogna dare una concreta solidarietà, una concreta partecipazione ed uno dei segnali che stiamo dando è proprio questo". L'oreficeria è la regina dell'esportazione italiana negli Usa, ma la settimana scorsa gli americani hanno disertato la fiera orafa di Vicenza dove si parla già di una perdita - solo per questo polo del Triangolo d'oro - quantificata in un migliaio di miliardi di lire. "Queste valutazioni fatte sulla base dei mancati ordini possono anche essere corrette, però dal nostro punto di vista, dobbiamo guardare alla visione complessiva dei rapporti tra italia e Stati Uniti. è chiaro che il mercato ripartirà, questo ce lo auguriamo tutti, perchè guai se così non fosse. Il mercato americano non si sostituisce con un altro mercato, anche tenendo conto che il Giappone è ancora in una fase di profonda crisi e gli altri paesi asiatici non sono ancora tutti titolati a poter importare i prodotti dall'Italia, mentre i mercati dell'Europa hanno una situazione complessiva di sviluppo economica che non consente di sostituire il mercato Usa con quello europeo. Quindi, il segnale è: continuiamo a svolgere questo nostro compito di presenza sul mercato e continuiamo ad investire, anche se non ricavandone subito un risultato, ma guai se noi lasciassimo il mercato o dessimo solo la sensazione agli operatori americani che si abbandonasse il mercato in questo momento". L'obiettivo dei terroristi - aggiunge Roberto Luongo - è di abbattere la ricchezza americana complessiva che, comunque, traina a livello mondiale tutte le altre economie. L'obiettivo nostro e' invece di far si che la locomotiva America continui, seppure ad una velocità ridotta, tale da mantenersi non solo nel binario, ma anche in grado di riuscire a trainare gli altri vagoni, le altre economie. Ricordiamoci che qui negli Usa esportano 57 mila imprese italiane che hanno migliaia, milioni di dipendenti che lavorano per il mercato americano. Dobbiamo assolutamente continuare nella nostra azione, non ci dobbiamo far spaventare da questa situazione, perchè altrimenti si prospettano scenari molto pericolosi". Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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