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In termini di dollari per il Made in Italy il 2003 si è chiuso tutto sommato in segno positivo. Le esportazioni hanno fatto registrare un incremento del 5,2 per cento, il valore ha superato i 25 miliardi di dollari e hanno prodotto un saldo attivo di oltre 14 miliardi di dollari.
Sono i numeri che snocciola Roberto Luongo, direttore dell'ufficio newyorkese dell'Ice, per spiegare che l'andamento delle esportazioni italiane sul territorio degli Stati Uniti è senza dubbio positivo, con un consistente flusso di tutto ciò che porta il marchio Made in Italy.
"Il nostro Paese - esordisce Luongo - è andato molto bene nei beni di consumo durevoli e non. Siamo riusciti a consolidare la nostra presenza negli Usa, soprattutto per quanto riguarda i beni di consumo che spaziano dalla moda all'arredo, al design italiano nell'arte dell'illuminazione, dalla biancheria e alle piastrelle per la casa, ai marmi. In questi settori l'Italia ha ottenuto dei grandi successi. Negli anni Ottanta avevamo battuto la Francia nel campo della moda, a fine anni Novanta siamo riusciti a vincere la gara sempre con la Francia nel settore dei vini e ora ci accorgiamo che l'Italia si è affermata anche in quello che noi consideriamo il modo di vivere italiano negli Usa, rispetto ad altri modelli".
Il direttore dell'Ice non nasconde una certa soddisfazione quando parla dei successi ottenuti nonostante le difficoltà congiunturali e quelle rappresentate dal tasso di cambio dollaro-euro vissute durante i suoi tre anni e mezzo da patron del Made in Italy.
"La presenza dell'Italia negli Stati Uniti si sta consilidando. Nonostanmte tutte le difficoltà che conosciamo: dalla crisi congiunturale iniziata nel 2001, al settembre del 2001, all'acuirsi della congiuntura nazionale e mondiale in seguito alle guerre in Afganistan e Iraq. La performance dell'Italia fornitrice di prodotti di fascia medio-alta del mercato va vista sotto questa ottica, in una fase così difficile".
Sono state contraddette così le previsioni infauste che annunciavano il crollo delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, ma la caduta si è materializzata - precisa Luongo - solo con il 12-13 per cento, mentre i dati provvisori relativi al giovane 2004 si annunciano del tutto rassicuranti.
Gli scandali finanziari italiani, la decisionedi ieri delle aziende Parmalat americane di chiedere il fallimento, l'altro della Cirio: quali ripercussioni hanno sull'immagine del mondo della finanza italiano.
"Indubbiamente il caso Parmalat non ci favorisce, soprattutto per quanto riguarda le correnti di investimento diretto o quelle di investimento finanziario, però vorrei ricordare che gli scandali finanziari hanno toccato negli ultimi tre anni un pò tutti i paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Germania. Sono, se vogliamo, l'altra faccia della globalizzazione e non dobbiamo, come italiani, cospargerci il capo. Mi sembra di potere affermare che il governo ha prontamente reagito su questo e il parlamento in questi giorni esaminerà il disegno di legge, proprio per rispondere in maniera forte anche per gli investitori internazionali, su come l'Italia sta contrastando questi scandali finanziari. Gli investitori americani o di altri paesi guardano all'Italia nel suo complesso e non è lo scandalo Parmalat o Cirio che può colpire la solidità del nostro paese che è la sesta potenza industriale nel mondo".
Da tre anni l'Ice sta puntando al rafforzamento e espansione della quonta di mercato in un settore in cui l'Italia primeggia nel resto del mondo, ma non negli Usa: la meccanica strumentale.
Luongo spiega "abbiamo lanciato un progetto mirato e devo dire che nell'ambito di questa situazione certamente non favorevolissima, la meccanica strumentale italiana sta avviandosi già con un incremento delle sue quote di mercato".
A maggio si ripresenterà l'appuntamento con il Fancy Food di Chicago e a luglio la manifestazione dell'America a tavola sarà al Javits Center con un padiglione Ice che strappa ogni anno record di presenze.
"Fa parte della strategia che abbiamo posto in essere tra Ice, ambasciata di Washington e tutti i Consolati Generali sul territorio statunitense. Proprio perché stiamo cercando di portare due concetti molto forti: rafforzare la quota di mercato dei beni di consumo durevoli e non; espanderci nei settori della meccanica strumentale e della tecnologia avanzata, perché l'Italia è un paese grande produttore in questo settore, spesso non conosciuto qui negli Usa. Sono questi gli obiettivi: far conoscere l'Italia meno conosciuta di altissimo livello. Il terzo punto è di portare i prodotti italiani, ormai conosciutissimi sulla costa east, anche in quelle zone degli Usa meno conosciute e parlo del sud-ovest".
Se il rapporto dollaro-euro si stabilizzerà - come si dice negli ambienti economici - a 1,20 per il prossimo anno, per l'export italiano si tratterebbe solo di cogliere il momento della ripresa americana nel 2004, perché significherebbe una ripresa ulteriore dei consumi.
Il dollaro così svalutato nei confronti dell'euro - fa osservare Luongo - dovrebbe rappresentare per gli italiani un appetibile opportunità di venire qui e investire.
"Con uno sconto notevole, del 20-30 per cento e questo a mio avviso è il momento di venire qui fortemente, insediarsi, comprare reti distributive, impianti, fabbriche per l'assemblaggio, immobili-deposito e esercizi commerciali, perché questo ci consentirà da qui a quando il dollaro tornerà a livelli meno penalizzanti di oggi di venire qui e investire".
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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