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Arriva la tribù indiana, nell'upstate New York tremano

Riccardo Chioni - New York, 22 Novembre 2002

Heritage
 
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Per gli abitanti della contea di Cayuga nell'upstate l'invasione da parte della tribù indiana Seneca di Oklahoma è diventato un incubo. Per i commercianti locali, invece, è una speranza che si chiama casinò.

Tutto è iniziato quando il gruppo Seneca-Cayuga Indians di base in Oklahoma, interessato alla realizzazione di casinò nello stato di New York, ha acquisito 240 acri di terreno in un'area in prossimità di Finger Lakes. Caywill New York, la società incaricata dagli indiani di Oklahoma delle acquisizioni, ha pagato per il terreno collocato nelle città di Aurelius e Montezuma, la somma di 738.544 dollari.

In quella zona Todd Mirabito aveva realizzato un ampio campo da golf con 18 buche, nelle vicinanze del Montezuma National Wildlife Refuge a circa otto miglia ovest del Fingerlake Mall.

Allo studio legale incaricato dell'acquisto cadono dalle nuvole e non rispondono alle domande sull'uso del terreno rilevato per conto della tribù indiana. "La tribù è interessata a mantenere aperte tutte le possibili opzioni che soddisfino i loro interessi al riguardo dell'utilizzazione del terreno" risponde tecnicamente l'avvocato Larry Leventhal, rappresentante degli indiani Seneca-Cayuga che in Oklahoma gestiscono un grande salone per il gioco del bingo, una stazione di servizio ed una fabbrica di sigarette.

Morabito aveva acquistato la proprietà una decina d'anni fa per la cifra di 200 mila dollari e aveva ricevuto il benestare della municipalità per l'operazione di vendita.

Come si ricorderà gli indiani Seneca-Cayuga con sede a Miami, nello stato dell'Oklahoma e la Cayuga Indian Nation di New York s'erano presentati al tribunale federale per reclamare 64 mila acri di terreno che erano appartenuti ai loro antenati. Il tribunale decretò il pagamento dei danni materiali per l'importo di 248 milioni di dollari, trovando però opposizione negli ambienti di Albany. Alla decisione della corte è seguito un ricorso dello stato che sarà discusso presumibilmente il prossimo gennaio.

A dare battaglia agli indiani è impegnata l'organizzazione Upstate Citizens for Equality che si oppone alla restituzione del terreno. Connie Talcott, soprannominata "the anti-land", assicura che continuerà la sua opposizione ad oltranza affinchè agli indiani non venga restituita la terra, ma soprattutto allo stabilizzarsi in quell'area di una riserva sovrana.

Più esplicito è il Town Supervisor, Ed Ide, il quale sospetta che la volontà degli indiani di stabilire una riserva sovrana nasconda in realtà l'intenzione di costruire dei casinò.

"Certo, se hanno inteso acquistare il terreno per farne un territorio tribale, allora sì che vedo nascere problemi. Ovviamente - sottolinea il supervisore - è un colpo all'erario. Hanno un sacco di privilegi su cui possono contare come riserva, che non ha il resto della cittadinanza, sia dal punto di vista economico, sia nel modo in cui trattano i loro affari. In questo modo si determina la creazione di due classi di cittadini".

Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Basta chiedere a Gregory Greenfield di Atlanta, presidente del gruppo proprietario del Fingerlakes Mall, il quale si dichiara decisamente favorevole alla realizzazione di un casinò.

"Vedrei un casinò come una scelta logica. Più incentivi diamo alla gente per muoversi in questa zona e meglio è per tutti" dichiara beatamente.

Se gli indiani avranno la meglio in appello e si aggiudicheranno i 248 milioni di dollari di danni è plausibile pensare che metteranno in piedi una casa da gioco nell'upstate, in modo da offrire agli scommettitori metropolitani un'alternativa al triangolo dei casinò, tra Atlantic City e Connecticut.

E mentre ad Aurelius e Mantezuma gli abitanti sono sulla graticola in attesa di sapere, ad Atlantic City pensano come spassarsela più allegramente quando tornerà la bella stagione.

Nei giorni scorsi un'ordinanza municipale ha autorizzato i gestori di casinò a servire alcol ai clienti lungo la passeggiata, in riva all'Atlantico, una iniziativa osteggiata da molti fino a poco tempo fa. Primi tra questi i gestori di pubblici esercizi che avevano esercitato pressione sul consiglio comunale, tanto da far votare recentemente per il no, all'unanimità. Poi sono intervenuti i sindacati che invece hanno prodotto l'effetto contrario, sostenendo che l'iniziativa dei casinò procurerà un gran numero di nuovi posti di lavoro. Agli oppositori resta così l'amaro in bocca e il dubbio ai gestori dei casinò il consiglio comunale riservi un trattamento preferenziale.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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