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Il direttore di Rai International a caccia di risorse per migliorare il servizio

Riccardo Chioni - New York, 13 Marzo

Massimo-Magliaro
Massimo Magliaro

Rai International sbarca nel Queens per una trasmissione globale, in collegamento diretto per l'edizione speciale di "Domenica Italiana", dedicata alle elezioni dei Comites, condotta dal direttore di Rai International, Massimo Magliaro e da Daniela Longhi.

"Domenica - esordisce il direttore Massimo Magliaro - facciamo una trasmissione particolare, di servizio, perché è per gli italiani nel mondo, la facciamo partire da New York in maniera straordinaria perché questa è la città più importante del mondo. Faremo collegamenti con Buenos Aires, Melbourne, Toronto e Monaco di Baviera, avremo dei contributi filmati dal Sud Africa e da vari continenti per illustrare le questioni che caratterizzano le comunità nel mondo che sono molto articolate e complesse. Nessuna di queste è eguale ad un'altra, per cui tutto questo dovrà essere il pane di questa trasmissione. In ogni collegamento ci saranno delle personalità rappresentative delle singole comunità, daremo spazio ai rapprresentanti delle liste e solo a loro, perché è una trasmissione che serve per far parlare dei Comites: quindi chi si è candidato parla, chi non si è candidato non parla. I rappresentanti delle liste parleranno dei loro programmi, speranze e progetti. L'obiettivo è di fare una trasmissione che mobiliti in qualche modo le comunità italiane attorno all'impegno di votare per il Comites".

Non è dato ancora sapere se parteciperanno anche candidati del New Jersey alla trasmissione di domenica dal teatro della Lexington School a Jackson Heights.

"Non so dire, perché stiamo cercando di fare le cose in maniera emblematica. Il collegamento con Buenos Aires, ad esempio, riguarda tutto il Sud America, Melbourne l'Australia, ma anche l'Oceania e così via. Sicuramente daremo ampia partecipazione a tutti.".

Dalla televisione di Stato la gente tuttavia si aspettava una campagna d'informazione più allargata ad una singola trasmissione.

"Pe quanto riguarda Rai International la stiamo facendo. Fondamentalmente è un problema di risorse andare all'estero. Questa trasmissione costa cinque volta il costo medio di una fatta da Roma".

Perché Rai International è considerata la Cenerentola dei canali Rai. "Perché ha poche risorse. Rai International è sottostimata dal punto di vista aziendale. È una struttura che ha una prospettiva e una opportunità enorme. Il mio obiettivo è quello di farla diventare il canale internazionale della Rai, destinato agli italiani nel mondo, ma anche per gli stranieri che amano l'Italia che con il nostro Paese hanno rapporti di carattere culturale o commerciale. Per fare questo ci vogliono le risorse. Faccio solo un paragone: la Bbc World dispone di mille miliardi di lire italiane, Rai International dispone di 41 miliardi di lire".

Parecchi telespettatori italoamericani descrivono il palinsesto di Rai International un polpettone di programmi e asseriscono che non rappresenta la vetrina dell'Italia nel mondo.

"Abbiamo una convezione con la presidenza del consiglio che regola la nostra produzione. La convenzione ci dà dei danari a fronte dei quali dobbiamo produrre due ore di programmi al giorno, 700 l'anno e il palinsesto che mandiamo in onda è frutto per 22 ore su 24 della Rai Uno, Due, Tre, più le nostre due ore prodotte. Quello che chiamano polpettone, con molta franchezza non so con quanta approssimazione o veridicità, è la televisione che vediamo in Italia. Noi mandiamo in onda una televisione che è prodotta per un ottavo da noi e il resto dagli altri canali Rai. È chiaro quindi che i riferimenti relativi al - virgolette - mercato internazionale, la televisione italiana in Italia non se li pone, non ha questa sensibilità perché è fatta per l'utenza italiana. Quello sarebbe il compito nostro di Rai International. Allora torniamo alle risorse: bisogna averle per fare non due, ma sei, otto ore al giorno, articolando il palinsesto in modo diverso".

Il direttore scherza sull'apparenza del suo incarico che descrive con una battuta. "Più che un direttore alle volte sembro un edicolante, uno che vende i giornali fatti da altri, di cui io non sono responsabile. Però questo, chi ci vede all'estero, non lo sa. Vede il marchio di Rai International e ritiene che sia la struttura che fa il Festival di Sanremo, il TG1, il TG2, Panariello etc. Io non sono responsabile, neppure dal punto di vista editoriale, oltre che giuridico e amministrativo di quello che va in onda per 22 ore su 24. Le critiche di questo tipo le capisco e condivido, infatti il mio obiettivo è di stravolgere questo meccanismo, di cambiarlo radicalmente. Sono fondate sul fatto che noi mandiamo in onda una televisione italiana in Italia che all'estero può avere una fruizione molto relativa. Questo è il dato vero, quindi va cambiato questo meccanismo. Ed è un problema di risorse".

I suoi predecessori avevano immaginato una produzione locale per soddisfare le esigenze delle diverse aree, ma siamo rimasti ad un programma-magazine di breve durata.

"Facciamo Zoom che è arrivato al 200esimo numero, un settimanale di mezz'ora curato da Claudio Angelini, un ottimo settimanale che da veramente uno spaccato della vita della comunità italiana in Nord America. Tutto quello che si può arricchire presuppone danaro, mezzi, persone e tutto questo ha un costo. Se io ho risorse limitate, non posso fare quello che avrei in programma di fare in America, Oceania, Sud Africa".

La Grande Giostra dei Gol è la cartina al tornasole di Rai International per capire quale è il bacino di utenza del canale nel mondo.

"Questo programma raccoglie la domenica non meno di 50 milioni di telespettatori, tenendo presente che il programma, per ragioni legate ai diritti sportivi noi lo mandiamo in onda negli Usa, ma non in Canada, in tutta l'America Latina, nell'Africa Subaustrale e in Oceania e non lo mandiamo neppure in Asia. Se questo è un criterio estensibile ad altre produzioni, abbiamo un bacino potenziale d'utenza che è di 100 milioni, una cosa colossale".

Risorse, è ciò che va cercando il direttore Massimo Magliaro, ma c'è la volontà politica di far crescere Rai International.

"Sì c'è, perché nel 2006 gli italiani all'estero voteranno dodici deputati e sei senatori che porebbero addirittura diventare determinanti per far vivere o morire un governo. Quindi interessa a tutti i partiti indistintamente, ho raccolto l'unanimità di consensi da Rifondazione Comunista a Alleanza Nazionale sulla necessità di potenziare Rai International per farne davvero il canale internazionale, non un canale".



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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