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I keniani stravincono la 33.a edizione della Maratona di New York

Riccardo Chioni - New York, 4 Novembre 2002

Maratona
 
Baldini
 
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La prima notizia che arriva in sala stampa a metà gara sui maratoneti azzurri riguarda l'italiana Maria Guida, costretta a ritirarsi a causa di un crampo. Nei giorni scorsi l'atleta di Carpi, campionessa europea favorita in questa 33esima edizione della Maratona newyorkese, aveva detto ad America Oggi di temere i problemi al tendine, dopo due interventi chirurgici che le avevano impedito di allenarsi due volte al giorno. Alla partenza era sembrata in piena forma, ma lungo il percorso il fastidio ad un piede è diventato insostenibile.

Nella prima parte della gara dominano atleti stranieri: i nomi che appaiono sui grandi schermi all'Athletic Club sono quelli di keniani, russi e francesi, sia nel settore maschile che quello femminile. Il sole ha fatto la sua parte, ma come era stato previsto dai metereologi, la temperatura massima non ha superato i 40 gradi almeno durante La corsa dei gruppi di testa.

Poco dopo il ritiro dell'italiana, anche il favorito etiope, Tesfaye Jifar ha dovuto abbandonare il gruppetto dei primi per problemi di stomaco, mentre all'ingresso nel Bronx la russa Lyubov Desinova, col pettorale nr.15 guida il guppetto femminile. All'imboccatura della Prima Avenue l'americano Neb Keflezighi, che ha guadagnato qualche metro lungo la discesa del Queensboro Bridge, è accolto da un entusiasmante pubblico che assiste al passaggio dietro le transenne.

L'altro azzurro favorito, Stefano Baldini, si è staccato rallentando la sua marcia poco dopo la metà, anche se è rimasto legato al gruppo dei primi venti maratoneti.

Il pubblico assiepato lungo il corridoio che porta all'arrivo impazzisce al passaggio dell'atleta con il pettorale nr. 6, Joyce Chepchumba, trentuni anni, residente a Detmold in Germania che si appresta a diventare la prima keniana a tagliare il traguardo nella storia della Maratona di New York con il tempo di 2:25:56. La keniana vincitrice racconta di aver temuto un paio di volte per le sue condizioni fisiche, ma di essersi resa conto dopo la prima parte che non avrebbe avuto difficoltà a tagliare il traguardo per prima.

Nel settore maschile è sempre un keniano, Rop Rodgers, 26 anni, giunto terzo nell'edizione dello scorso anno della Maratona di New York e vincitore di quella di Boston di quest'anno ad imporsi sul gruppo.

Rop, iscritto alla University of California di Los Angeles, si è aggiudicato l'alloro con il tempo di 2:08:07 seguito da altri due keniani e dal quarto, il francese Mohamed Ouaadi e, in quinta posizione, Stefano Baldini che è riuscito a guadagnare terreno nell'ultima parte della gara.

Il nostro Stefano Baldini, col pettorale nr. 5, ha rispettato le aspettative. Al nostro giornale aveva riferito di sperare di piazzarsi nel gruppetto dei primi cinque e così è stato. Il reggiano è giunto quinto al traguardo con il tempo di 2:09:11.

Quando si smorzano le urla che salutano i primi gruppetti di uomini e donne, la valanga umana lascia il quartiere di Queens e scende come una fiumana, invadendo la Prima Avenue per un lungo tratto.

Tra il resto degli italiani giunti al traguardo tra i primi cinquanta troviamo Matteo Palumbo alla 13esima posizione (2:16:06), Valerio Brignone 22esimo (2:21:53), Andrea Davini al 32esimo e Mario Tattore al 38esimo.

Le oltre sessantamila gambe che corrono la Maratona di New York, nel novantotto per cento dei casi, riescono a raggiungere il traguardo di Centra Park, anche se gli ultimi arrivano assieme alle prime ombre della sera. Quest'anno la volata finale non si è svolta all'interno del parco come negli altri anni, ma lungo la Quinta e poi Central Park South, per concludersi nei pressi della Tavern on the Green dove è giunto il sindaco Michael Bloomnerg di ritorno da Colorado Springs dove s'era recato per la selezione della città statunitense che gareggia per ospitare le Olimpiadi del 2012.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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