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Matrimoni gay, i repubblicani al senato di Albany
non ne vogliono sentire parlare


Riccardo Chioni - New York, 21 Novembre

due giovani esultano alla decisione della Corte del Massachussets
Due giovani esultano alla decisione della Corte del Massachussets

All'indomani della decisione della Corte Suprema del Massachusetts di garantire il matrimonio alle coppie gay, il leader repubblicano al senato di Albany, Joseph Bruno, ha stroncato subito l'entusiasmo dei sostenitori gay newyorkesi affermando di non avere la più pallida intenzione di portare in aula un simile provvedimento che legalizzi le unioni tra persone dello stesso sesso.

In un'intervista radiofonica Bruno ha sostenuto di essere personalmente contrario all'unione tra persone dello stesso sesso ed ha osservato che l'aula è in altre faccende affacendata.

"Non è prevista nel nostro programma di lavoro e la nostra attenzione è rivolta verso altre questioni. Non credo - ha aggiunto il leader repubblicano - che si debba legalizzare il matrimonio tra gente dello stesso sesso".

Commentando la decisione presa in Massachusetts il leader al senato ha detto che "la gente dovrebbe avere il diritto, come adulti, di vivere la propria vita come meglio crede, fino a quando non impone o interferisce contro la volontà altrui", indicando che lo stato garantisce già protezione e leggi preventive contro la discriminazione di gay e lesbiche, anche se non consente l'unione civile delle persone dello stesso sesso.

La legge contro la discriminazione sessuale era stata calorosamente sostenuta dal governatore Pataki, il quale ne aveva promesso il passaggio burocratico ai sostenitori dei diritti dei gay .

Le dichiarazioni di Bruno suonano come il fatidico ultimo chiodo sulla bara di una legge newyorkese simile a quella del Massachusetts. Impensabile infatti sperare nell'approvazione di una legge in aula al senato, senza l'appoggio del leader e la stessa prassi si applica anche alla camera.

Anche qui le acque sono agitate sullo scottante argomento dei matrimoni gay. Alla camera Richard Gottfried, deputato democratico di Manhattan, ha presentato una proposta di legge chiamata "right-to-marry", ma l'iniziativa non ha incontrato grandi favori, a partire dallo speaker, Sheldon Silver.

Per i sostenitori del diritto di matrimonio ai gay la decisione della Corte Suprema di Boston rappresenta una pietra miliare che va ad aggiungersi alle altre già segnate da altri stati pionieri, tra cui Hawaii, Vermont e Alaska.

Anche se nello Stato Impero non sono pendendi cause per matrimoni omosessuali rifiutati, il "caso" della corte del Massachusetts potrebbe contribuire a scatenare una serie di procedimenti civili, compresi anche quelli intentati da coloro che a New York chiederanno il riconoscimento dell'avvenuta unione negli stati dove è consentita.

"Per la moltitudine dei politici che avevano creduto di non dover affrontare l'argomento dei matrimoni gay per decenni a venire, la decisione della corte suprema certamente mostra quanto sia lontano lo stato di New York nel garantire piena protezione per tutti i cittadini" esordisce Alan Van Capelle, direttore esecutivo dell'Empire State Pride Agenda, il più rappresentativo dei gruppi gay lobbysti.

Se da una parte la decisione della corte incontra i favori dei gay, dall'altra scatena l'insofferenza degli opponenti ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

"Questo è un assalto bello e buono alla nostra cultura. È un'aggressione a quella che è sempre stata la tradizione dell'essere uomo. Allora, perché non legalizziamo il matrimonio tra tre, quattro persone? Una volta travolti dal girone, si finirà per distruggere i valori familiari" sbotta Michael Long, chairman statale del partito conservatore.

E quando la decisione della corte rimbalza tra le volte del Vaticano, il reverendo e teologo Gino Coletti, si affretta a commentare dicendo che "è una profonda ferita alla dignità umana".

Intanto nei palazzi di Boston i legislatori cercano di capire come assecondare la decisione della Corte Suprema che ha ordinato di approntare un provvedimento legislativo entro 180 giorni, mentre si cerca pure la scappatoia per salvare la faccia.

Il governatore repubblicano del Massachusetts, Mitt Romney ha criticato la decisione della corte ed ha avanzato la possibilità dell'approvazione di una legge che consenta l'unione civile, senza tuttavia riconoscerla come matrimonio, che - a suo avviso - dovrebbe soddisfare la Giustizia.

In altre parole, la strada per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso è ancora lunga e piena di insidie. Basterà ricordare che anche se la Corte Suprema della California nel 1948 fu la prima ad abolire la legge sui matrimoni tra persone di razze diverse, dichiarandola incostituzionale, il "caso" approdò nell'aula della Corte Suprema federale nel 1967, dopo diciannove anni tra difficoltà politiche e legali.

Le ripercussioni della decisione assunta dalla Corte Suprema del Massachusetts sui legislatori di altri stati dell'Unione non tarderanno a farsi sentire, anche se la storia ricorda che come altre battaglie, anche questa per il diritto al matrimonio tra gay ha davanti una strada lunga da percorrere.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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