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Ecco sfornata un'altra succulenta storia che gli sceneggiatori dei "Soprano" trasformeranno in un'altra puntata della controversa serie ispirata alla saga della famiglia malavitosa De Cavalcante del New Jersey.
È scaturita dalla sentenza emessa dalla corte federale di Manhattan che ha ritenuto il detective dell'Nypd, Michael Silvestri, colpevole di avere ordito un coverup durante l'inchiesta avviata nei confronti di un suo cugino correlato con la mala, implicato nel delitto di mafia di Joseph Conigliaro avvenuto nel 1998.
Da 19 anni in seno all'Nypd, quarantaseienne, assegnato al 76esimo distretto di polizia di Brooklyn, alla lettura del verdetto di colpevolezza per favoreggiamento emesso dalla giuria ha cercato di nascondere le lacrime portandosi le mani alla faccia.
Atri tre uomini sono stati ritenuti colpevoli, uno di questi è il cugino di Silvestri, Joseph Brideson, sul cui capo pendevano sette gravi capi d'imputazione, incluso l'uso di un'arma da fuoco nel commetere un reato violento.
Colui che ha premuto il grilletto per uccidere Cornigliaro, Martin Lewis, è stato ritenuto colpevole di omicidio ed il terzo, Ruben Malave, di aver aiutato Lewis a eludere la polizia dopo il delitto.
Prima di lasciare l'aula del tribunale federale di Manhattan il detective ha consegnato ai suoi superiori il distintivo e gli altri documenti di identificazione della polizia di New York, mentre gli comunicavano la sospensione immediata dal servizio. Silvestri resterà in libertà dietro cauzione fino al giorno in cui il giudice federale Michael Mukasey emetterà la sentenza, fissato per il 20 marzo. L'ex detective rischia quindici anni dietro le sbarre assieme a Ruben Malave, mentre Brideson e Lewis - già agli arresti - saranno condannati obbligatoriamente all'ergastolo.
Il sostituto procuratore federale John Hillebrecht durante le tre settimane del procedimento giudiziario ha sostenuto che Brideson - un gorilla della mala - caricò la pistola usata da Martin Lewis per freddare Conigliaro.
Questi - a giudizio della procura - altri non era che un noto membro della famiglia De Cavalcante, una sorta di malavitoso tiranno di cui i suoi subalterni intendevano sbarazzarsi.
Durante il processo il detective Michael Pierre, da 17 anni nell'Nypd, incaricato con Silvestri dell'inchiesta sull'omicidio Conigliaro, aveva raccontato che il collega gli disse di stilare un rapporto falso che procurasse un alibi a suo cugino durante la notte dell'omicidio, aggiungendo che durante quella notte lo stesso detective sul banco degli imputati perquisì segretamente l'auto di Conigliaro, richiedendogli inoltre di mentire agli agenti federali sul fatto.
Il detective Pierre ha raccontato di essersi recato con Silvestri al Methodist Hospital dove Conigliaro era spirato e di aver osservato un esagerato, affettuoso saluto tra uno dei testimoni, Brideson e il suo collega. Il giorno successivo Silvestri - sempre secondo la testimonianza - chiese a Pierre di falsificare data e rapporto, in modo da offrire con l'interrogatorio un alibi al cugino e a sua moglie.
Le testimonianze emerse al processo definiscono quanto possa essere più bizzarra della finzione televisiva la vita all'interno di una gang della mala. È sufficiente quella resa dal braccio destro di De Cavalcante, Anthony Capo, il quale ha raccontato che i tre membri sotto processo, assegnati al servizio di Joe (Pitts) Conigliaro, nel 1997 arrivarono gonfi di rabbia al locale a luci rosse Wiggle lungo Queens Boulevard a Rego Park gestito da Vincent Palermo, un sottocapo di De Cavalcante, per avere da lui il permesso di far fuori Conigliaro. Stando a quanto riferito da Capo, Conigliaro - confinato su una sedia a rotelle in seguito ad una sparatoria tra mafiosi nel 1970 - conduceva i suoi affari e incontrava la sua gang presso un social club di Court Street, downtown Brooklyn, ma aveva allargato il suo giro negli anni Novanta dopo la decimazione delle cinque famiglie mafiose da parte delle procura federale di Manhattan.
Palermo allora - tuttavia - non concesse il benestare per l'uccisione di Conigliaro, ma un mese più tardi, il 23 gennaio del '98, questi venne ucciso e - secondo Capo - Palermo assunse immediatamente le redini del clan.
Il sostituto procuratore federale John Hillebrecht è certo che Brideson caricò l'arma consegnata al complice Martin Lewis, il quale sparò a Conigliaro nella sua auto a Carroll Garden. Conigliaro riuscì a sopravvivere e alla guida della sua auto si recò al social club di Court Street dove chiese a Brideson di accompagnarlo al Metodist Hospital dove spirò.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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