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Natale, al lavoro tra gioia e dolore a "Ground Zero" |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 27 Dicembre 2001 Bastava chiedere in giro e si riceveva sempre la solita risposta: "certo, la mia famiglia sentirà la mancanza nel giorno di Natale, ma questo è niente al confronto della sofferenza di coloro che hanno perso per sempre i propri cari sotto queste macerie". Era la frase più ricorrente che proveniva dai numerosi volontari che nel giorno di Natale hanno continuato ad annaspare con le mani tra le macerie del World Trade Center, nella speranza di poter ritrovare qualche corpo nel grande cratere lasciato dal crollo. Sembrava persino che la festività avesse dato loro maggior vigore, mentre i grandi bracci delle gru per sollevare i carichi pesanti hanno taciuto nel giorno della natività. | ![]() |
E il lavoro manuale ha prodotto qualche risultato. A quindici settimane dal quel tragico 11 settembre, il cumulo di rovine ha restituito infatti una dozzina di corpi intatti, ritrovati in un'ampia zona di quello che era il piano sottostante le Torri e dove è concentrata la ricerca di resti umani in questi giorni. Patrick Shea, del servizio d'emergenza dell'NYPD, il quale ha pure trascorso il Natale a "Ground Zero", commenta il ritrovamento dei corpi con un amaro pensiero. "In un modo crudele, questo significa un grande regalo per qualcuno". Il personale che ha deciso di trascorrere il giorno della natività a "Ground Zero" è tutto volontario. Se si chiede perchè, rispondono tutti che hanno sentito il dovere di proseguire un'opera umanitaria già avviata. "Se devi lavorare per Natale, almeno per quanto riguarda i vigili del fuoco, questo è il luogo dove essere" assicura Tom Sweetman di stanza presso la Ladder 135 nel quartiere di Queens. Gli fa eco il sergente Enrique Guadalupe dell'Army National Guard, residente nel Bronx dove ha lasciato suo figlio da solo nel giorno di Natale. Guadalupe sottolinea che per lui è un onore trovarsi al Wtc in questo giorno, a cercare di consolare i familiari delle vittime che si recano in mesto pellegrinaggio nella immensa tomba che ha sotterrato tremila persone. A qualche isolato di distanza arriva con il fire-truck Engine 234, da Brooklyn il vigile del fuoco Roy Ferlisi per iniziare il suo turno. Confida di essere un poco depresso, proprio perchè si trova per Natale a "Ground Zero", ma dopo un momento reagisce "dopotutto i miei figli mi hanno per il resto dell'anno. Purtroppo molti di questi ragazzi che vengono a rendere omaggio sul luogo del disastro, non hanno più un genitore, per sempre. E questo è ciò che è rimasto impresso nella mia mente". Poi, all'ora di pranzo, l'opera di scavo si ferma. Anche se non per molto. Quel tanto che basta per consumare un piatto caldo, in compagnia del sindaco Rudolph Giuliani e dei capi della polizia e dei pompieri, sotto un tendone bianco dove la Salvation Army ha allestito la cucina natalizia. Ironicamente, il tendone è stato ridefinito dai volontari "Taj" per l'occasione. Il menù è a base di tacchino, arrosto di maiale glassato, di manzo, fagliolini lessati e patate al forno. Il "sindaco d'America" si era fatto accompagnare da Babbo Natale, il quale è arrivato scortato da un quartetto che ha suonato "Deck the Halls" e "Hark! The Herald Angels Sing". Prima di sedersi con gli uomini in divisa dell'Engine Company 213 e della Ladder Company 117 di Astoria per parlare degli Yankees, Giuliani ha indossato il tradizionale grembiule rosso della Salvation Army ed ha scodellato tacchino e fagiolini nei piatti di plastica dei volontari. Al termine Rudy ha pure intascato con una risata un benevolo rimprovero dal capitano dei pompieri Mike Donovan, il quale si è rivolto al sindaco dicendogli "siamo veramente onorati di averla avuta a tavola, ma non dimentichi di portarsi via il piatto sporco". Fuori dal tendone - per tutta la giornata - si era alternata una folla di visitatori lungo il perimetro dei lavori di scavo, che ormai è talmente ravvicinato al luogo del disastro, tanto che sembra di toccare con mano. Scattano foto, si fermano in meditazione, in preghiera, quasi tutti con lo sbigottimento che si legge sui volti. Sono visitatori che in grande maggioranza per la prima volta mettono piede a "Ground Zero" e osservano con i propri occhi l'immane tragedia che nessuna immagine - anche la più sconvolgente - ha mai potuto rendere così vivida. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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