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Per i Nets si profila una lunga traversata
prima di approdare a Brooklyn


Riccardo Chioni - New York, 23 Gennaio

nets
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Ratner come Cesare: il dado è tratto. E ora che ha fatto il primo, più importante passo, con i Nets in tasca il magnate dell'edilizia di Cleveland può attraversare il suo Rubicone con più facilità e iniziare la conquista di Brooklyn.

Il 58enne Bruce Ratner durante gli ultimi quattro mesi aveva tampinato la proprietà della squadra di pallacanestro dei Nets cercando di strapparla al New Jersey a suon di centinaia di milioni e c'è riuscito mercoledì.

Trecento milioni per l'esattezza, un valore immensamente superiore alle quotazioni di mercato, ma un must per il magnate del mattone che per il team da trasferire a Brooklyn intende costruire una nuova arena da 435 milioni di dollari contenente 19 mila spettatori, incorporata nel più ampio megaprogetto da due miliardi e mezzo che dovrebbe sorgere nell'area chiamata Brooklyn Atlantic Yards che richiederà almeno quattro anni per la realizzazione.

Se tutto filerà liscio. Perché tra gli abitanti della zona è già maretta da quando mercoledì sera s'era sparsa la voce dell'acquisizione dei Nets da parte di Ratner. L'operazione è vista come l'anticamera del trasferimento del team di basket a Brooklyn che potrà avere una nuova residenza, forse un nuovo nome e, chissà, magari anche un seguito fi fan.

La gente del rione è sul piede di guerra. Se il progetto sarà approvato - non c'è nulla a livello politico decisionale che lasci intendere il contrario - quasi un migliaio di persone e alcune dozzine di esercizi commerciali contenuti in sei isolati interessati al progetto dovranno sfrattare, 250 persone perderanno lavoro e un tratto di strada ferrata dovrà subire modifiche.

Così, a controbattere la tesi dei politici: sindaco Bloomberg, governatore Pataki e boro president, Marty Markowitz, che vorrebbero vendere l'arrivo dei Nets come l'antidoto alla trasferta dei Dodgers di Brooklyn a Los Angeles nel 1957, scendono in piazza i leader comunitari che non esitano a definire Ratner come l'imperatore il cui sogno americano affossa quello dei poveri mortali.

Patti Hagan, leader della Prospect Park Heights Coalition definisce la scalata di Ratner "un esempio di imperialismo del cemento. L'imperatore - sottolinea - ha deciso di impossessarsi di dieci acri di terreno di proprietà privata, di azzerare tutti i posti di lavoro che vi risiedono e di abbattere le case che abitiamo. Sarà meglio che Ratner si renda conto e subito che sta giocando col fuoco".

E i pochi tifosi della pallacanestro del New Jersey che dicono della prevedibile dipartita della locale squadra, che sul parterre ha raccolto allori nelle ultime due stagioni, ma che in casa non ha un seguito di fan? Gli spalti della Continental Arena di East Rutheford si presentano occupati sempre a macchia di leopardo e il team non è mai riuscito a richiamare un numero notevole di spettatori.

La vendita dei Nets è senza dubbio un "colpo grosso" per la proprietà, incluso il chairman dei Nets, Lewis Katz e il finanziere in pensione Raymond Chambers, che hanno visto raddoppiato il loro investimento. Quando acquistarono il team nel 1998 infatti lo pagarono la metà, 150 milioni di dollari.

Si trattava certamente di una grossa scommessa da vincere per Ratner che non ha badato a spendere 300 milioni per una squadra senza fans che Forbes Magazine aveva stimato sui 218 milioni in base ai valori dell'attuale mercato.

In compagnia di Ratner nel team di investitori per la realizzazione del megacomplesso commerciale-sportivo-residenziale di Brooklyn figurano il chairman dei Nets, Katz, il chairman della New York Mercantile Exchange, Vincent Viola e il produttore discografico e cantante di hip-hop Jay-Z.

L'arena dei Nets a Brooklyn sarà il primo edificio sportivo costruito dopo lo storico Madison Square Garden nel 1968 e sarà piazzata al centro del complesso residenziale e commerciale di 21 acri del costo totale di 4 miliardi di dollari, progettato dall'architetto Frank Gehry che prevede 4.400 appartamenti, ristoranti ed un dirottamento della linea Long Island Railroad che conduce al deposito dei treni di Flatbush Avenue.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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