 Carlo Nicoli |
Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 17 Marzo 2002
Lo hanno chiamato l'"Uomo di marmo". Il suo studio di scultura, fondato sul finire del '700, è l'unico rimasto attivo nel centro di Carrara, la cittadina toscana all'ombra delle Alpi Apuane, sinonimo di mito nella storia dell'arte e della scultura. Tra i maggiori scultori del mondo lo Studio Carlo Nicoli è indicato come il più titolato sulla faccia della terra per quanto concerne la lavorazione artistica dei marmi.
Le mura dell'ampio laboratorio hanno visto nascere dai blocchi di marmo grezzamente squadrati straordinarie opere che prendevano forma gradualmente sotto i colpi di martello e scalpello di insigni scultori che sono passati di lì dal 1863. A quel tempo, i blocchi di marmo anche del peso di decine di tonnellate, arrivavano allo studio Nicoli dall'alto delle cave con il sistema manuale della "lizzatura" e trasportati a valle da rudimentali carri trainati da decine di buoi. Il colore predominante dentro il capannone è il bianco. |
Oltre alle opere accumulatesi sugli scaffali attraverso le decadi, pure le pareti hanno assunto il colore bianco, ricoperte dalla polvere di lavorazione. Il materiale dominante è il marmo bianco statuario, strappato dalle cave di Carrara, anche se alcuni scultori alle volte scelgono di lavorare anche graniti colorati provenienti dal resto del mondo, ma sempre da Nicoli, a San Francesco. Dal piazzale antistante il laboratorio ? oggi piazza XXVII Aprile ? si gode il panorama delle Alpi Apuane che si stagliano a poca distanza e che a prima vista sembrano costantemente imbiancate di neve. La suggestiva visione è data dalle scaglie di marmo, scaricate lungo i versanti dei bacini marmiferi, cosiddetti "ravaneti", su cui sono ricavati impervi percorsi per i potenti mezzi su gomma di oggi che scendono i tornanti, ognuno con un uno o più blocchi di marmo bianco, simile a quello che Michelangelo scelse per scolpire la Pietà.
Quelle mura secolari che racchiudono molta storia dell'arte che ha caratterizzato gli ultimi due secoli, hanno rischiato di essere abbattute e lo studio Nicoli cancellato dalla faccia di Carrara e del mondo, per far spazio a costruzioni civili partorite dai cervelli dei responsabili del nuovo piano regolatore cittadino. Per cercare di scrivere la parola fine a discutibili diatribe politiche sulle sorti dello Studio Nicoli, che si trascinano in seno all'amministrazione comunale, è intervenuto l'Unesco di Carrara dei Marmi. L'agenzia ha insignito lo Studio Nicoli del titolo di "Sito Unesco per la pace", in altre parole, un bene culturale mondiale da preservare.
"Mi vogliono costruire edifici di cinque piani a ridosso dello studio ? racconta Carlo Nicoli ad "America Oggi" ? e siccome questi laboratori sono dei monumenti storici, sarebbe bene che le costruzioni fossero ad una certa distanza, in maniera da non compromettere la nostra sopravvivenza. Credo che la nostra sia legata anche alla sopravvivenza del centro di Carrara. Faenza, se non ci fossero più gli studi dei ceramicari, non sarebbe più Faenza. Ho chiesto di ottenere una zona di protezione per lo studio e se non la otterrò, allora, me ne andrò via e così Carrara perderà l'unico studio artistico di scultura del centro".
"Nemo propheta in patria", Nicoli non riesce a spiegarsi il motivo per cui il resto del mondo osserva con rispettosa ammirazione il suo impegno artistico, mentre la municipalità carrarese lo vorrebbe sfrattare.
"Mi conoscono in tutto il mondo. Mi fanno i ponti d'oro anche negli Stati Uniti ? assicura ?. Quando insegnavo ad Athens vicino Atlanta, alla University of Georgia, mi erano stati offerti grandi edifici per realizzare là gli studi di scultura. Ho declinato l'invito, perchè credo sia giusto che lo studio continui a stare qui a Carrara, dove i blocchi di marmo vengono staccati alla montagna e dove mi sembra più logico vengano anche lavorati".
In quel capannone Carlo Nicoli si muove come fosse un museo: indica le dozzine e dozzine di modelli di opere di maestri, disseminati nello studio, sugli scaffali e ognuno è legato ad un nome che ha segnato un'epoca e uno stile. Molti di quegli scultori che da due secoli sono passati di qui con le loro opere hanno creato anche epoche e decretato stili. Nomi come Arturo Martini, Lorenzo Viani, Leonardo Bistolfi, Michelangelo Pistoletto, Louise Bourgeois, Francesco Messina, Carlo Sergio Signori, solo per citarne alcuni, hanno contribuito a scrivere con le loro sculture pagine importanti della storia dell'arte moderna e contemporanea.
"Come sostengo da molti anni, va detto che il grande prestigio che ha il marmo nel mondo è dovuto in gran parte a quei blocchi che vengono adoperati per l'arte, a partire dall'epoca classica a quella romana, sino al nostro padre Michelangelo: è certo che hanno dato più lustro al marmo questi "pochi" blocchi adoperati nei duemila anni passati, piuttosto che tutte le migliaia di tonnellate di marmo adoperate per i rivestimenti di edifici".
A Carrara è noto come lo studio di San Francesco, dal nome dell'omonimo rione cittadino. Carlo Nicoli ha ereditato il laboratorio da quattro generazioni di artigiani e artisti che lo hanno preceduto.
"Qui io non difendo solo un interesse storico mio e della mia famiglia. Basta guardarsi intorno: ecco, quello ? indica ? è il modellino di Gladstone, il simbolo del Parlamento inglese fatto dal mio bisavolo alla fine dell'800. Sono dei ricordi che sono molto importanti per la mia famiglia, ma anche molto importanti per la città di Carrara e mi auguro che queste cose restino dove si trovano, me lo auguro".
Tramontate le decadi d'oro del XIX secolo, caratterizzate da grandi commesse per le corti inglese, russa, francese, dell'America Latina e giapponese, lo studio Nicoli nel corso del secolo che ci siamo lasciati alle spalle ha attraversato alti e bassi, in particolare durante gli anni Cinquanta e Sessanta, allorchè erano venuti a mancare committenti tradizionali come Stato e Chiesa. Lo stesso periodo storico sembrava avesse decretato anche l'abbandono dell'uso dei marmi da parte degli artisti, a causa delle rimembranze non lontane dell'arte statuaria dettata dal fascismo che aveva decisamente sposato il marmo. Ricordiamo le grandi figure del Palazzo di Giustizia di Milano, realizzate da Fausto Melotti, che continuerà ad usare il marmo per le statue dell'Eur, a Roma.
"Quando il Concilio decretò la povertà di tutte le chiese, il 70 per cento circa del lavoro cessò. La scultura tradizionale era finita e sembrava che gli scultori moderni dovessero utilizzare piuttosto materiali moderni e soltanto la menzione del marmo sembrava un tabù, a causa della strana retorica che lo vedeva legato al fascismo".
Ogni persona al lavoro con scalpello, martello o intento a lucidare il marmo è un mastro scultore, cesellatore, finitore, quant'altro, specializzato nel proprio ramo. È storica la vicenda che vede protagonista, assieme allo scultore Arturo Martini, il finitore del laboratorio di Nicoli, formatosi alla scuola di Bistolfi, scultore noto per aver creato portentosi monumenti funerari. Martini, al contrario del collega era esuberante, innovativo. Chiese ed ottenne che gli venisse assegnato un finitore diverso, più giovane e più duttile alle sue esigenze. Il finitore, notoriamente, è la persona che è ormai arrivata all'apice della propria professionalità e sull'anziano finitore il fatto di essere stato scaricato da uno scultore importante come Martini, ebbe conseguenze drammatiche, tanto da tentare il suicidio. Nicoli conosce a menadito le cave del bacino marmifero e sa dove recarsi per scegliere il marmo statuario bianco o venato per le esigenze artistiche degli scultori che lavoreranno il blocco nel suo laboratorio. L'"Uomo di marmo" lancia un monito: "Se il marmo dovesse scomparire nella scultura e nell'arte ? avverte ? , anche il restante 99 per cento dell'escavazione industriale, destinata alla produzione di marmi per rivestimenti di edifici, potrebbe subire gravi danni. È una battaglia che va condotta in concerto con i grandi architetti, per ritornare ai materiali tradizionali".
"La scultura col marmo? ammette con rammarico oggi non si fa più, come non si fa più la scultura con il bronzo, così come non si fa più la pittura con i colori sul pennello. Le ultime e più importanti esposizioni internazionali, da Venezia a Miami erano basate su video e installazioni realizzate con qualunque tipo di materiale. Si è fatta confusione quando è entrata in uso la definizione "visual arts", che comprende di tutto un pò. Per fortuna, e ultimamente la Fiera di Bologna ha dato la prova, è iniziata abbastanza forte un'inversione di tendenza, che ha decretato il ritorno alla grande anche delle sculture in marmo. Ma se è vero che la scultura in marmo è tornata in auge, allora bisognerebbe cominciare col rispettare degli antichi studi come il mio. Dopotutto, chiedo una cosa che penso faccia parte della storia di Carrara".
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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