Italia Mia Homepage

Your guide to Italy and its products
La tua guida all'Italia e ai suoi prodotti

ART CINEMA COMMUNITY CUISINE EDUCATION GENEALOGY IMAGES
MUSIC NEWS SEARCH SHOPPING SPORT TRAVEL USEFUL
Add to favorites Tell a friend Free email Gay guide Write to us Privacy Policy Site map
 
Bacheca Home Page
Homepage
Visitate il nostro sponsor

Due donne impegnate in Africa per i diritti e la dignità umana

Riccardo Chioni - New York, 17 Dicembre 2002

Baldini Thorpe
Roberta Baldini e Christine Thorpe
Mentre le Nazioni Unite presentavano l'annuale rapporto non certo edificante sulla condizione della donna nel mondo, in un'altra ala del Palazzo di Vetro la International League for Human Rights applaudiva cinque attiviste dei diritti umani, tra cui Roberta Baldini e Christiane Thorpe, entrambe impegnate in Africa.

Sono dedicate a laboriose missioni nei paesi africani e sovente il loro lavoro e le loro storie - anche se di notevole statura - non trovano spazio tra la miriade di informazioni di cui dispongono i media.

Roberta Baldini è avvocato e direttrice del programma legale in Africa istituito dalla International League of Human Rights presso il tribunale di Arusha in Rwanda e in altri in Tanzania e in Sierra Leone. La League è una orhanizzazione sorta da lunga data e la sua nascita precede quella dell'istituzione delle Nazioni Unite che peraltro ha contribuito a formare.

"La League - esordisce Roberta Baldini - è nata per far riconoscere la Dichiarazione universale sui diritti e la dignità umana. A distanza di cinquanta quattro anni dalla data dell'introduzione della Dichiarazione, molte cose sono cambiate nel mondo, ma non sono invece cambiate di molto per i più vulnerabili membri della nostra società: i bambini".

Una delle missioni della League - sottolinea la Baldini - è la promozione internazionale dei diritti umani per tutta la gente, ricordando che anche le donne sono incluse in questo progetto.

Prima di assumere l'incarico di avvocato a difesa dei diritti umani nel mondo presso la League, Roberta Baldini è stata sostituto procuratore distrettuale nel Bronx dove si occupava di casi di aggressioni a sfondo sessuale a danni di donne e bambini.

"Molta gente pensa che sia una contraddizione, ma la storia è interessante perchè anche allora, in un certo senso, difendevo la dignità di donne e bambini. Questi sono aspetti locali dei diritti umani e tuttavia non c'è molta differenza quando si parla a livello internazionale. È troppo facile per la gente parlare di gonocidio e punizione per coloro che hanno commesso tali atti, mentre tutti sono d'accordo nel condannare quel tipo di comportamento. Mi sono comportata allora rispettando i miei obblighi etici di procuratore, che erano quelli di fare giustizia, come adesso".

I suoi genitori, racconta, sono nati entrambi in Italia: la mamma a Benevento e il papà a Cosenza. "Sono una testa dura come dicono che siano i calabresi" aggiunge.

Passando a parlare del suo impegno in Africa l'avvocato Baldini bacchetta subito il mondo occidentale.

"L'Africa è un continente che il mondo occidentale ha deciso di dimenticare. Credo sia corretto affermare che abbiamo negato o non preso sul serio le nostre responsabilità di cittadini. Credo anche sia troppo facile per la gente concentrarsi sulle questioni interne del paese, specialmente in momenti di tribolazione come questo. Tuttavia, sono certa che comportandosi così si dimostri solo di essere piccoli e di non comprendere che quali cittadini del mondo abbiamo degli obblighi, non soltanto noi americani ma tutti i paesi. L'obbligo è di aiutare l'un l'altro. Consentire che vi sia povertà e ignoranza nel XXI secolo significa seminare dissenso e rabbia".

Poi fa dei distinguo tra l'impegno europeo e quello statunitense nel continente africano. "Sarà forse perchè i paesi europei hanno avuto colonie in Africa, ma sta di fatto che la loro presenza è ammirevole, mentre gli Stati Uniti, vuoi per la distanza geografica, vuoi di proposito o no, non hanno mai guardato aldilà dei propri confini. Credo sia estremamente importante capire che specialmente in questo XXI secolo, nella cosiddetta new economy, gli Stati Uniti devono guardare aldilà dei propri confini, anche perchè l'Africa non poi così lontana in un mondo che i sta trasformando in un villaggio globale. L'America è sempre stata all'oscuro di ciò che accade in Africa perchè i media la ignorano".

Christiane Thorpe ha studiato in Africa e in Europa, è stata ministro dell'istruzione nella sua Sierra Leone per tre anni, unica donna in seno al governo formato da 19 uomini ed ora è impegnata nella promozione dei diritti di donne e bambine, mentre cerca di coinvolgerle nella ricostruzione del devastato paese dove donne e bambine sono state la maggioranza delle vittime del conflitto interno.

L'ex ministro ha allestito programmi per l'assistenza sanitaria, diffusione di informazioni sull'Aids, consulenza per piccoli e adulti, istruzione e avvio al lavoro.

Siamo a parlare delle donne africane, ma basta guardare all'interno del Palazzo di Vetro per constatare la scarsezza delle donne ai vertici decisionali.

"Questo riflette ciò che avviene intorno al mondo" esordisce Christine Thorpe che a stento nasconde la soddisfazione per il riconoscimento internazionale che le è stato assegnato all'Onu.

"Credo che la situazione della donna nel mondo, in Africa in particolare, sia drammatica. Guardiamo cosa sta accadendo in Algeria e chiediamoci chi sono le vittime? Sono sempre le donne. Hanno il diritto di essere ed un posto dove stare: diamogli la possibilità di vivere decentemente, diamo loro istruzione".

Cosa è cambiato dalla conferenza di Pechino che in seno alle Nazioni Unite viene definita una pietra miliare? "Poco o niente - risponde la Thorpe -. Una maggiore sensibilità per le istanze delle donne forse, ma senza fatti a seguire".

Le donne, le madri, generalmente sono contro la guerra. Quale è la vostra posizione?

"Credo che la guerra sia l'ultima risorsa, non è l'approccio migliore per risolvere problemi e credo che troppe vite innocenti saranno perse. Io sono in genere - precisa la Baldini - non favorevole alla guerra e specialmente ad un intervento preventivo".

"La natura della donna - sostiene la Thorpe - è crativa, non distruttiva. Se la donna soffre, anche i bambini soffrono e mi auguro che Washington consideri veramente la guerra quale ultima risorsa".



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
Copyright © 1996-2007 Italia Mia Network
Italiamia.com | Italiamiapersonals.com | Musicamia.com | Italyposters.com | Italymagazines.com | Italianbookstore.com
Italianmovies.net | Italgay.com