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Sono 1.5 milioni i newyorkesi stressati dal terrore

Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 17 Dicembre 2001

Per alcuni basta il rumore di una porta che sbatte, un tuono vicino, persino lo scoppio di un palloncino per farli andare in fibrillazione. Come per Christine Gillies, ventisettenne, di New York, per la quale un qualsiasi rumore più sonoro di altri le fa subito ricordare il velivolo carico di passeggeri che si è abbattuto nella torre nord del World Trade Center, quattro piani sopra l'ufficio dove era impiegata.

Secondo le autorità cittadine diciotto mila persone sono sfuggite in tempo alla catastrofe del Wtc, durante l'attacco dell'11 settembre, altre decine di migliaia hanno assistito alla orrenda scena da distanza ravvicinata, altri ancora - un numero imprecisato - l'hanno vissuta in diretta di fronte al piccolo schermo. E poi ci sono i soccorritori, che - in altro modo - sono stati sottoposti alle conseguenze del crollo.

Ora, a distanza di tre mesi, molte di queste persone mostrano segni di post-traumatic stress disorder, come lo chiamano gli esperti americani. Terry Keane, direttrice del National Center for Post Traumatic Stress Disorder di Boston ha stimato che una percentuale pari al 20-30 per cento di coloro in qualche modo coinvolti nella tragedia, come familiari delle vittime e gente scampata al disastro delle torri in fiamme, soffrono di tale "disordine".

Gillies è tra queste persone che descrivono se stesse in buona forma, ma con all'interno l'insofferenza e l'inquietudine di chi ha subito un insostenibile trauma. Confida di avere incubi e che anche un camion più rumoroso del solito le fa andare il cuore in gola.

Dopo aver udito e sentito il velivolo dell'American Airlines 11 esplodere sopra la sua testa, Gilles racconta che assieme ad alcuni suoi colleghi d'ufficio ha visto scendere dalle finestre del liquido che tutti credevano fosse acqua, ma che in realtà era il carburante dell'aereo che si disperdeva nell'edificio. Gillies e gli altri quando hanno visto le finestre avvolte dalle fiamme all'87esimo piano si sono coperti il volto con un fazzoletto bagnato si sono precipitati giù dalle scale che erano ancora intatte e non ancora interessate da fumo e rogo.

Tra questi c'era anche il 36enne Adam Mayblum con una maglietta bagnata con cui copriva naso e bocca. "L'altro giorno stavo seduto al coffe-shop in un seminterrato, nei pressi della metropolitana che, quando è transitata, ha fatto vibrare tutto. Devo dire che mi ha fatto un certo effetto e non nascondo che per qualche istante mi sono sentito a disagio. Mi sono sentito come indifeso, improvvisamente".

La reazione di Adam - assicura Russell Kormann, primario della clinica "Anxiety Disorder" presso la Rutgers University - è piuttosto comune e classica di coloro che hanno subito traumatici eventi.

"I rumori violenti sono gli stimoli per ciò che hanno subito. Anche se sanno di cosa si tratta in quel momento, reagiscono con la stessa ipersensività interna. Magari non diranno: ecco, un altro attentato, ma un forte rumore certamente contribuisce a sensibilizzare emotività e ansietà.

Gli operatori professionali di salute mentale hanno appena iniziato a raccogliere informazioni in merito, anche se le statistiche non mettono a fuoco in particolare lo stress da trauma, ma - assicurano gli esperti - offrono tuttavia un quadro della situazione.

Nella città di New York, ad esempio, il numero delle consultazioni presso professionisti della salute mentale sono aumentate del 20 per cento dopo gli attacchi, almeno stando a quanto fino ad oggi accertato da uno studio effettuato dalla Columbia University, mentre il Center for Mental Health Services fa osservare che almeno un milione e mezzo di newyorkersi prima o poi avranno bisogno di terapie per problemi psicologici generati dal terrore.

Lo stress post-traumatico è curabile - sostengono - ma ammoniscono che almeno un quarto di coloro che ne sono affetti, lo sono in forma grave, tanto da procurare disagi nella vita quotidiana a distanza di mesi e addirittura di anni.

Un esempio di questa minaccia a tempo indeterminato è la 45enne Susan Urbach, scampata all'attacco del camion bomba del Alfred Murrah Federal Building di Oklahoma City, la quale ancor oggi, a distanza di anni, quando cade un libro o ode un rumore acuto, salta come una molla. "Non ci posso fare niente, anche se mi è stato offerto aiuto psicologico. Al primo forte rumore salto sei pollici sul pavimento e non so se riuscirò mai a sollevarmi da questo incubo".



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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