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Quella di agosto sarà una Convention repubblicana
basata sull'incertezza


Riccardo Chioni - New York, 11 Aprile

WTC

Una "Bushville" fatta di tende, come hanno battezzato questa isola della disperazione gli homeless che la abiteranno per cinque giorni, eretta all'ombra del Madison Square Garden durante la Convention repubblicana a fine agosto, per protestare contro la politica del presidente George W. Bush che verrà a New York per raccogliere la nomination del suo partito per la rielezione alla Casa Bianca.

Questa sarà solo una delle innumerevoli dimostrazioni di protesta che accompagneranno la cinque giorni repubblicana: un appuntamento che richiamerà nella Big Apple quansi 50 mila persone tra i vertici e aderenti di partito, sostenitori, visitatori, giornalisti da tutto il mondo e tecnici che porteranno nelle casse cittadine qualcosa come 260 milioni di dollari, a cui vanno sottratti quelli spesi dalla municipalità per l'ordine pubblico, il cui costo si aggira sui 25 milioni.

Benvenuto nella fossa dei leoni, presidente. Benvenuto nello stato che non solo storicamente è un bastione dei democratici, ma che non ha ancora digerito l'uso di immagini di Ground Zero per la sua campagna per la rielezione.

Quella che allora sembrava una decisione politicamente indovinata dagli strateghi della campagna elettorale di W. Bush, oggi appare sempre più rovinata dagli eventi che si sono succeduti da quando il presidente dichiarò guerra al terrorismo da sopra un cumulo di rovine del World Trade Center.

Ora, dopo le rivelazioni di Richard Clarke, la commissione che indaga sull'11/9 e le insurrezioni che scoppiano dovunque in Iraq, ai vertici del partito si interrogano se la scelta della piazza di New York sia veramente il toccasana per la campagna della rielezione di W. Bush.

Nello stesso partito tuttavia oggi sono in molti a nutrire seri dubbi sull'idea di ritrovarsi nella Big Apple per la Convention dove è risaputo che il ticket Bush-Cheney non ha alcuna chance di ottenere preferenze.

Anche i democratici, dopotutto non si trovino in acque migliori a Boston, dove terranno la loro Convention a luglio. Anche là sono annunciate dimostrazioni di protesta, seppure senza la tendopoli "Bushville", mentre Cheri Honkala, portavoce dell'organizzazione dei senza tetto sulle dimostrazioni in calendario dice "protestiamo perché sia i democratici che i repubblicani hanno dimenticato i problemi di casa nostra. L'establishment politico - aggiunge - trascura i poveri, senza tetto, sanità, abitazioni e diritti dei lavoratori".

New York diventa una piazza calda la prossima estate con decine di migliaia di dimostranti che si daranno appuntamento durante la Convention repubblicana, mentre le forze dell'ordine si stanno preparando al peggio, sia dal punto di vista dell'antiterrorismo che dell'emergenza, con il servizio segreto già al lavoro per rendere la zona del Garden a prova di attentati.

Tuttavia per W. Bush la scelta di New York era già problematica quando la sua immagine di paladino della lotta al terrorismo era in auge, immediatamente dopo l'11/9. Ma da allora questa immagine è stata erosa lentamente e l'amministrazione Bush si trova ad affrontare un intenso scrutinio sulla gestione delle informazioni dell'intelligence, in casa e in Iraq, con un rapporto della Commissione parlamentare che pende come una spada di Damocle su Casa Bianca ed altri palazzi di Washington.

Finora rientra nel contenibile, secondo alcuni, la Convention newyorkese, ma per altri l'appuntamento potrebbe rivelarsi invece un fallimento nel caso in cui sia la situazione politica interna che i fatti in Iraq dovessero aggravarsi.

Uno degli strateghi repubblicani senza peli sulla lingua, che bacchetta sia quelli del suo partito che i democratici, commenta che la Convention di New York per il suo partito potrebbe rivelarsi un disastro.

"Non ci sono più le premesse e quella che allora era la brillante idea dello stratega politico Karl Rove per una Convention newyorkese, potrebbe invece rivelarsi un disastro perché quando Bush si presenterà alla Convention potrebbero essere intervenuti a sorpresa fattori negativi alla sua campagna per la rielezione" riferisce Roger Stone.

Il parlamentare repubblicano di Long Island, Peter King si dice convinto che la venuta a New York di Bush non può che giovare alla campagna per la rielezione.

"Politicamente sarà positivo per lui e poi perché il suo ritorno ci ricorda in quale mondo pericolosoviviamo. Dopotutto, è iniziato con l'11 settembre", per ricordare - sottolinea - "perché gli americani si trovano in Iraq".

Quando la Convention al Garden era stata pianificata la guerra sembrava un successo, come la I Guerra del Golfo, ma oggi e in particolare a New York, la sensazione di vittoria espressa con il sostegno al presidente sulla conduzione delle operazioni militari va scemando anzi, è in caduta libera, mentre dai fronti dove gli americani sono impegnati in guerre giungono notizie sempre più preoccupanti: in Iraq e Afghanistan, dove con il passare dei giorni aumentano i morti ammazzati e gli attacchi a militari e civili.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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