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Si sentono isolati i familiari delle vittime civili del Wtc |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 30 Novembre 2001 Cresce il numero di familiari delle vittime civili degli attentati alle Torri in rotta di collisione con il sindaco Giuliani su alcune questioni - quattro, esattamente - che li fa sentire isolati, frustrati e persino umiliati. In primo luogo denunciano la mancanza di informazioni da ground zero sul recupero dei resti dei propri cari, poi la frustrazione di non avere una rappresentanza in loco come invece hanno i familiari delle vittime in uniforme. Stanno pure perdendo la pazienza e, per certi aspetti si sentono pure umiliati, quando devono affrontare la questione economica con le innumerevoli charity che dispongono dei fondi di aiuto a loro favore. In ultima istanza i parenti delle vittime civili vorrebbero anche poter esprimersi sul futuro del prezioso fazzoletto di terra svuotato dalle macerie che - sostengono - non appartiene al mercato immobiliare, ma alla memoria del mondo intero. Alcuni di loro erano riusciti ad infiltrarsi lo scorso 12 novembre ad un incontro tra il sindaco, responsabili delle squadre di sgombro e i familiari dei vigili del fuoco periti nel crollo delle Twin Towers, per discutere sulla fase due dell'opera dello sgombro attuata a ground zero. Nessuno dei familiari delle vittime civili era stato invitato. Michael Cartier ha perso il fratello James nel disastro e non nasconde la sua frustrazione per la mancanza di rappresentanti delle vittime civili sul luogo della tragedia, che va ad aggravare una situazione di scarne informazioni. "Mentre dietro i familiari delle vittime in uniforme si muovono potenti sindacati, nessuno ha pensato di proporre un rappresentante per quelle civili. La municipalità non ha designato nessuno di noi a cui fornire informazioni, così come estranea i familiari dei civili dai meeting riservati a poliziotti e pompieri. La gente ha bisogno e diritto d'essere informata. Anche noi vorremmo avere una nostra voce" dice Cartier. Gli fa eco Marie Scharf di Manorville, madre di John, perito elettronico morto nel crollo del Wtc. "I poliziotti hanno qualcuno, i pompieri pure. Noi siamo lasciati all'oscuro". Assieme ad altri familiari hanno messo assieme l'organizzazione "Give Your Voice" (www.giveyourvoice.com) per fare pressione sui governi statale e municipale affinchè ai civili venga affiancata una figura di "advocate" che dovrebbe partecipare ai meeting promossi dal sindaco sui progressi nell'opera di sgombro e per l'assistenza relativa agli organismi caritatevoli che gestiscono l'assegnazione di provvedimenti economici ai familiari. Inoltre il gruppo "Give Your Voice" intende poter dire la sua anche sulla ricostruzione di ground zero. Il governatore si è già fatto avanti ed ha assicurato - attraverso il suo portavoce Joe Conway - che la corporation Manhattan Redevelopment da lui istituita per aiutare in diverse maniere la City a riprendersi dalla tragedia, includerà una rappresentanza delle vittime civili. Filomena Mistrulli di Wantagh, che ha perso il marito Joseph l'11 settembre, racconta che per cercare di sapere qualcosa che alla fine nessuno le dirà, deve chiamare un numero infinito di numeri telefonici. "Non sarebbe più logico che invece di farci fare la via crucis delle telefonate a vuoto, ci informassero direttamente attraverso un nostro portavoce"? E la rabbia è aumenta da quando il capomastro delle squadre di sgombro ha rivelato ad un quotidiano che era iniziata una nuova fase di sgombero delle macerie, non più mirata al recupero dei resti umani, ma piuttosto di pulizia vera e propria come se grond zero si fosse trasformato in un cantiere per nuove costruzioni. La dichiarazione ha messo in allarme non poche famiglie in attesa che le macerie restituiscano i resti dei propri cari. Sul fronte dell'assegnazione, da parte delle opere di carità, dei fondi destinati alle vittime c'è pure maretta. Anche qui è già sceso in campo il procuratore generale statale Eliot Spitzer, il quale si è mosso per cercare di mettere ordine tra la miriade di organizzazioni che dispongono di 1.2 miliardi di dollari destinati alle famiglie delle vittime. Ha istituito intanto una website (www.wtcrelief.info) dove i familiari possono attingere informazioni sulle duecento organizzazioni dove, in molti casi, il procedimento della compilazione delle domande diventa un impegno a tempo pieno. La trentottenne Holli Silver, vedova di David, a quattro settimane dagli attentati alle Torri ha dato alla luce la sua seconda figlia e credeva di poter fare la mamma a tempo pieno, ma si è ritrovata a fare la mendicante da un'organizzazione all'altra per riuscire ad incamerare una fettina della generosa somma donata dagli americani. Dal prossimo 15 dicembre qualcosa cambierà nel procedimento di domanda con l'istituzione di una sorta di "sportello unico", grazie alla creazione di un network tra le organizzazioni caritatevoli. Anche alle decisioni sul futuro di ground zero i familiari delle vittime civili vogliono prendere parte. "Può essere la tomba per molti dei nostri cari e crediamo fermamente che non si possa escludere la nostra pertecipazione al momento di decidere sul futuro del sito dove c'erano le Torri" sottolinea Marian Fontana, vedova di un pompiere. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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