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Rutelli incontra Clinton ad Harlem
e la comunità a Park Avenue


Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 8 Dicembre 2001

Arriva al Consolato Generale con una buona ora di ritardo, con i consoli di New York e New Jersey sulla graticola che cercavano di confortare le rappresentanze elette della comunità italoamericana ed istuzionali.

Tutti in attesa dell'arrivo del leader della Margherita, Francesco Rutelli, che tarda a scendere da Harlem, dove ha incontrato l'ex presidente Bill Clinton, a cinquantasei isolati di distanza da Park Avenue.

Quando alla fine Rutelli scende dalla Lincoln Continental diplomatica, gli si legge subito nel volto la ri-carica della soddisfazione. Ha una motivazione speciale - del resto - per apparire raggiante. Dopo la visita a ground zero che lo aveva particolarmente toccato "non attenuo neanche un pochino l'emozione, vedere queste decine di gru che sono qui non per costruire, ma per svuotare, fa ancora più impressione", aveva riferito alla stampa, Rutelli è andato a far visita a Bill Clinton nel cuore di Harlem, a due passi dallo storico Apollo, nel suo ufficio al 14.esimo piano, con vista panoramica.

Rutelli al Consolato Italiano di New York
Rutelli al Consolato Italiano di New York

Il protocollo prevedeva un colloquio di qualche decina di minuti, ma Bill "è stato molto espressivo ed ha raddoppiato i tempi indicati", ha riferito ad America Oggi, Lapo Pistelli che aveva organizzato il breve viaggio del leader a Washington e New York.

Dopo un sorso d'acqua ed una forchettata di lasagne nella sala dei ricevimenti, Rutelli si apparta con i rappresentanti dei Comites di New York, New Jersey e Connecticut, nella veranda affrescata, al quarto piano della sede diplomatica dove - ha riferito - è stato subbissato di domande.

Rispondendo al saluto del console generale aggiunto Carlo Cornacchia, accompagnato dal direttore dell'Istituto di Cultura, senatore Paolo Riani, Rutelli dice "ai nostri italiani che sono qui e che mi hanno posto 250 domande in cinque minuti dico che questo testimonia la voglia di partecipare, una voglia di esserci con i Comites e, in futuro, con la partecipazione ad un fatto inedito per l'Italia, la votazione di rappresentanti degli italiani nel mondo che siederanno in parlamento.

Dodici deputati, sei senatori. Alcuni di questi rappresenteranno voi e voi stessi diventerete i protagonisti di una battaglia piuttosto inedita tra democrazie di rappresentanza di comunità che sono partite e sono arrivate al traguardo, ma non hanno mai lasciato il senso dell'appartenenza italiana. Allora, il fatto che tanti dei vostri figli fatichino a parlare italiano, è una sfida per chi è italiano. È una sfida positiva e la dobbiamo vincere insieme negli anni che vengono".

Mostrando il distintivo di sceriffo onorario della contea di Bergen, donatogli da un membro del Comites del New Jersey, aggiunge "non so quanti ne posso spaventare in patria col fatto che sono sceriffo, però mi avvarrò di questa occasione. Vi ringrazio molto. Abbiamo un sentimento di fiducia. L'Italia cresce e deve crescere. E non solo per le cose di cui si parla sempre e cito le tre effe: Food, Fashion e Ferrari, che sono tre simboli vincenti del nostro paese. Anche voi siete simboli vincenti del nostro paese. Cioè quell'Italia fatta da decine di milioni di italiani che si sono conquistati, a dispetto di avversioni, difficoltà e luoghi comuni, un grandissimo rispetto nel mondo, crescente, attraverso le generazioni. Posso dirlo, credo, a nome della mia parte politica, ma a nome di tutti quelli che hanno a cuore la nostra Italia. Alcune delle domande che sono state fatte hanno iniziato ad avere delle risposte, altre le dovranno avere e molte risposte all'Italia potrete darle voi".

Ha parole di apprezzamento per il personale del Consolato Generale che già dall'11 settembre aveva allestito una unità di crisi "in queste setimane - ha sottolineato Rutelli - hanno sorretto uno sforzo anche emotivo assolutamente eccezionale".

Rutelli a Ground Zero
Rutelli a Ground Zero

Nel pomeriggio, a ground zero il leader, accerchiato da telecamere e microfoni, si fa incontro a Rutelli un addetto ai lavori in tuta verde che gli stringe la mano e, in inglese, racconta che pure lui è italiano, originario dell'area partenopea, precisamente da Nola e posa orgolioso sotto il fuoco dei flash con il leader. "Si sentiva parte di questa comunità che è stata ferita e una parte è stata colpita tragicemente. Siamo qui anche per dirvi - ha aggiunto - che non ce ne dimentichiamo e vi siamo riconoscenti per il fatto che avete rappresentato bene l'Italia, anche in questo momento terribile che ha visto una prova del nostro paese, fiera, di altissima qualità umana e vi ringrazio molto".
Sul significato politico della visita, Rutelli afferma "è legato alla necessità di avere da parte dell'Europa, del nostro Paese, dopo tante e tante parole sulla globalizzazione, dopo l'impegno sulla lotta al terrorismo, dopo la guerra, di passare dalle parole ai fatti concreti.

Perchè le radici dell'ingiustizia, della sofferenza, la fame, le malattie, la situazione di decine di milioni di bambini che ancora oggi non possono essere curati per malattie per cui basterebbero poche lire per essere debellate. Tutti questi argomenti- prosegue Rutelli - sono pù attuali che mai. Non ci dobbiamo distrarre e sappiamo che le radici di questa sofferenza sono anche spesso le radici dell'odio e della guerra. Allora, incontrare alle Nazioni Unite, alla Banca Mondiale, al Congresso americano, coloro che sono in condizioni di passare dalle parole ai fatti, ci deve spingere a farlo. I ragazzi che hanno manifestato nelle strade nei mesi scorsi per una critica alla globalizzazione, a mio avviso possono avere degli strumenti positivi, piuttosto che negativi, di essere contro qualcosa. Adesso è il momento di battersi, finita questa terribile onda d'urto del terrorismo, non ancora finita la guerra, per preparare un'azione per contrastare la fame, le malattie, la mancanza di istruzione, la devastazione dell'ambiente, che sono le sfide del nostro tempo e restano più attuali che mai. Siamo venuti qui per creare un'alleanza politica, ma aperta alla buona vololtà di tutti perchè nei mesi prossimi questi siano di nuovo argomenti positivi. Non siamo soltanto a piangere sulla sofferenza dei mesi scorsi, a preoccuparci della guerra, a criticare le distorisioni della globalizzazione, ma piuttosto ad impegnarci per dare alla globalizzazione un volto umano e delle risposte concrete".

Sull'incontro con il segretario generale dell'Onu, Rutelli aggiunge "Kofi Annan ha preso un premio Nobel per la pace non solo perchè rappresenta le Nazioni Unite, ma piuttosto perchè è un combattente per la pace e lo si è visto con l'Afganistan. È riuscito a dare un contributo determinante perchè da una situazione bloccata, l'Onu aiutasse a trovare una soluzione invece positiva, a formare un governo potenziale, a dare un assetto di stabilità laddove le tribù sembrava che tornassero a prendere il sopravvento, tra contraddizioni e contrapposizioni. Annan è un uomo non solo dei successi difficili e tormentati degli anni passati, è un uomo che guiderà la comunità internazionale ed ha condiviso in pieno questa idea. Oggi è il momento di fare uno sforzo corale nelle situazione in cui ci troviamo e dare uno sfogo positivo. Dopo tanta sofferenza, diamo delle risposte. La comunità internazionale è in grado di farlo, in Italia siamo pronti a creare una coalizione larga, di tutte le forze politiche, allargarla in Europa, impegnarci perchè lotta alla fame, alla malnutrizione, alle malattie, all'Aids in particolare - che oggi conta 40 milioni di persone colpite nel mondo -, la lotta per un ambiente vivibile, altrettanto importanti e altrettanto condivise che la lotta al terrorismo".

Ad America Oggi Rutelli spiega nei particolari gli scopi della sua visita che, precisa, ha tre priorità.

"Primo, incontrare rappresentanti leader delle organizzazioni internazionali perchè dopo le grandi discussioni, le manifestazioni di protesta, il dibattito che c'è stato sulla globalizzazione e gli eventi dell'11 settembre, la lotta al terrorismo e la guerra in Afganistan, hanno tolto l'attenzione dalla priorirà che invece resta ancora altissima e deve rimanere al centro dell'impegno della politica: come combattere cause profonde dei mali del mondo. La miseria, la fame, la malnutrizione, le malattie, i disastri ambientali. Sono mesi in cui si tratta di capire se si passa dalle parole alle parole o dalle parole alle realizzazioni. Credo sia compito della politica aiutare affinchè ci siano realizzazioni, perchè dopo le grandi emozioni che hanno attraversato e atraversano il mondo e l'America, la comunità internazionale deve riuscire a dare delle risposte concrete. Siamo in condizioni di farlo e vorrei che lo facessimo non solo con l'orientamento di parte. È pa posizione del centro-sinistra, ma poi deve eseere una posisione condivisa da tutti. Secondo, i contatti politici a Washington, con i promotori di quella che è stata chiamata la terza via, questa alleanza tra forze democratice, progressiste che ha caratterizzato l'amministrazione Clinton. Ora lo scenario è cambiato. Ci sono state affermazioni delle destre in molti paesi e si tratta di riannodare una tela che ci deve portare ad una riscossa dal punto di vista politico per le forze del centro-sinistra con solide alleanze internazionali. Dal nostro punto di vista, dell'Ulivo - sottolinea - non ci dobbiamo limitare a contatti con le forze europee nei paesi a noi vicini. Terza finalità del viaggio è quella di una serie di contatti con l'amministrazione americana per fare il punto sulla situazione internazionale al Dipartimento di Stato, al National Security Council, al Pentagono, per uno scambio di vedute con istituzioni e fondazioni".

Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni

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