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Il saluto del Gruppo Esponenti Italiani al Console Generale

Riccardo Chioni - New York, 19 Dicembre 2002

Caputo Radicati
Lucio Caputo e Giorgio Radicati
"Ho conosciuto tanti consoli durante questi anni della mia presenza a New York, tutti in gamba, ma Giorgio Radicati se ne va dopo aver dato un grande contributo personale che non trova riscontro tra quelli che lo hanno preceduto".

Così ha esordito Lucio Caputo, presidente del Gruppo Esponenti Italiani, ieri in occasione del pranzo di addio al ministro Radicati, che si avvia verso la fine del suo mandato a Park Avenue.

Al ristorante Le Cirque s'erano dato appuntamento numerosi dirigenti di aziende, istituzioni e giornalisti italiani presenti a New York. Caputo ha brevemente riporcorso i quattro anni che hanno caratterizzato la presenza del Console Generale nell'area metropolitana: dal suo arrivo sono cambiati i governi in Italia, si è passati da quello di centro-sinistra a quello di centro-destra, mentre a New York il Console Generale si è trovato a fronteggiare la tragedia delle Torri Gemelle e delle vittime italiane.

"Lascia un grande ricordo a New York - ha sottolineato Caputo - perchè ha promosso una serie di importanti iniziative culturali e commerciali, 72 per l'esattezza, ha distribuito centinaia di medaglie fatte appositamente coniare dalla Zecca per celebrare Roma-New York alle soglie del terzo millennio ed è stato un grande amico del Gei".

Tra le iniziative promosse dal ministro Radicati va ricordato il toccante concerto del maestro Riccardo Muti al Lincoln Center dedicato alle vittime degli attentati, la creazione del Museo dell'Emigrazione inaugurato dal ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, l'istituzione della festa della Repubblica nei quartieri della metropoli.

"Non lo conoscevo prima del suo arrivo a New York - ha sottolineato il presidente del Gei -. Poi ci siamo trovati a cena e ho potuto conoscere la persona affabile e gentile di cui sono contento di essere amico. Ci dispiace per la sua partenza, quando avverrà".

La battuta non è casuale, visto che sono mesi che si parla dell'iminente rientro del console generale Giorgio Radicati presso il ministero degli Esteri, procrastinata in questi giorni ancora di un mese.

Il ministro risponde ricordando d'essere stato nello stesso ristorante di ieri al suo arrivo a Park Avenue quattro ani fa dove tenne un discorso sull'economia tra i due Paesi, rivolgendosi appunto alla nutrita comunità di dirigenti e imprenditori italiani a New York.

E a tale proposito ha ricordato d'esere stato il primo a creare un settore commerciale con un addetto presso il Consolato. Giorgio Radicati ha quindi snocciolato i risultati di questo suo mandato.

Primo fra tutti il completamento dell'informatizzazione della palazzina del Consolato che dispone di un filo diretto con Roma. Racconta di essersi trovato comodamente a casa quando si è trattato di prendere e mantenere contatti con le autorità locali perchè - ha precisato - ha trovato tra i suoi interlocutori una grande presenza di italiani d'origine e tra questi figura il governatore George Pataki, l'ex sindaco Rudolph Giuliani, l'ex presidente del consiglio comunale Peter Vallone.

In altre parole il ministro Radicati ha potuto constatare che al palazzo civico di Manhattan c'era una presenza al 50 per cento di italoamericani, oltre ad un buon 30 per cento di parlamentari italoamericani nella capitale statale ad Albany.

"Questo ci ha consentito di viaggiare con una marcia in più" ha sottolineato Radicati, il quale ha spiegato si essersi trovato di fronte ad una situazione tribolata per quanto riguarda l'anagrafe consolare dove, secondo le statistiche sarebbero residenti nella tri-state area 400 mila italiani con passaporto italiano, mentre all'Aire ne sono registrati solamente 75 mila.

Un punto cruciale dell'intervento del ministro Radicati è stato quello dedicato alla cultura e all'Istituto italiano di Cultura di Park Avenue dove si "deve produrre cultura per gli italiani e gli americani".

Il ministro Radicati ha concluso dicendo "sento di avere dato molto, ma anche di avere ricevuto moltissimo" dalla collettività italiana e italoamericana.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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