|
L'uomo di Garfield che due anni fa uccise la vicina di casa durante una cinque giorni di follia trascorsa a seminare il terrore tra New York e New Jersey, è stato condannato a trenta anni di reclusione per l'omicidio della donna.
Lo scorso mese il 41nne Ronald Popadich s'era dichiarato colpevole della morte della 40enne Lisa Battaglia Gotkin, colpita da sei proiettili sparati dal folle il 10 febbraio del 2002 e deceduta nove mesi dopo.
Madre di una bambina, Lisa Battaglia era stata freddata perché aveva respinto le ripetute avance sessuali del suo aggressore, che l'aveva raggirata convincendola a salire sulla sua auto, per dirigersi poi verso un'area desolata di Elmwood Park dove ai rifiuti l'ha quindi finita con sei colpi di rivoltella.
L'assassino, sempre il mese scorso, s'era dichiarato colpevole di aggressione nei confronti di una donna all'esterno di un coffe shop a Secacus quattro giorni dopo l'uccisione di Lisa Battaglia.
Con l'auto sottratta alla donna il folle aveva condotto una serie di hit-and-run investendo sette pedoni il primo giorno seguente e altri sette nel secondo. Popadich deve ancora rispondere di settanta capi d'imputazione a New York, inclusi omicidio e tentato omicidio, correlati con la catena di 77 investimenti di pedoni avvenuta nel lasso di tempo di 72 ore, dal 12 al 14 febbraio.
L'accusa di omicidio gli è stata contestata quando uno dei pedoni investito a New York è deceduto, mentre l'altra di tentato omicidio si riferisce alla sparatoria contro il 54enne Gurmukh Singh di Woodbridge, colpito da due proiettili sparatigli alla testa da Popadich mentre era alla guida del suo taxi nelle strade di Manhattan.
Popadich è stato condannato a venti anni per il furto dell'auto della donna di Secaucus e a altri dieci gli sono stati comminati per possesso abusivo d'arma da fuoco.
Il folle era stato arrestato nel seminterrato della casa della madre a Garfield dove aveva trovato rifugio dopo aver seminato il terrore di qua e di là dall'Hudson e da allora è rinchiuso nel penitenziario della contea di Bergen.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
|