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Parte il censimento per certificare i veri
"ristoranti italiani" negli Stati Uniti


Riccardo Chioni - New York, 8 Novembre 2002

Sergio Bille'
Sergio Billè
I diamanti del Piemonte sono sbarcati a New York. Ma oltre a portare da Alba i rari frutti della terra, i promotori sono venuti muniti di un'iniziativa tesa a garantire l'autentiticità della ristorazione italiana, illustrata ieri alla stampa americana delle grandi occasioni.

Si tratta del progetto del marchio di autenticità per la cucina italiana nel mondo varato un mese fa dal ministero delle Politiche agricole e illustrato dal presidente della Confcommercio, Sergio Billè, accompagnato in questa missione a difesa del Made in Italy dal Ferruccio Dardanello presidente della Camera di Commercio di Cuneo, Edi Sommariva presidente della Federazione italiana pubblici esercizi e Roberto Luongo, direttore dell'Ice di New York.

Luongo definisce l'operazione a difesa del Made in Italy "uno dei più importanti progetti per la promozione di cibo e vino italiani", mentre snocciola i numeri che caratterizzano il l'export in Usa con un ammontare di 270 miliardi di dollari, di cui il 12 per cento è generato dal Piemonte .

L'offensiva a difesa dei prodotti enogastronomici italiani è stata lanciata in occasione della presentazione al ristorante Le Cirque dei diamanti piemontesi: il tartufo bianco, uno dei prodotti più adorati e invidiati della cucina italiana.

Il lancio della campagna di promozione dei tartufi e dei vini piemontesi organizzato dall'Ice in concerto con gli enti loocali piemontesi ha offerto il podio per illustrare agli operatori statunitensi del settore enogastronomico l'iniziativa della creazione di un marchio che tuteli e individui i ristoranti che fuori dall'Italia si rifanno alla vera cucina e cultura italiane.

Il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva, è stato schietto: tra i dodicimila ristoranti italiani che esistono sul territorio statunitense, un risicato 10-15 per cento appartiene alla categoria degli autentici. "Gli altri - ha sottolineato - hanno in qualche modo usurpato l'etichetta e dietro l'insegna ristorante italiano c'è di tutto o, alle volte, non c'è niente". La Federazione che Sommariva dirige conta 67 mila ristoranti in Italia, tanti quasi quanti ne esistono nel mondo tra quelli che si definiscono italiani.

"Viviamo in un villaggio globale in cui l'Italia cerca di qualificarsi attraverso i ristoratori, gli ambasciatori del Made in Italy, dell'autenticità e qualità. A New York vi sono 1.800 ristoranti italiani, ma quanti sono quelli veri?" domanda Sommariva e si risponde.

Il 10-15 per cento, spiega, mentre gli altri hanno usurpato l'etichetta italiana, senza dare certezza al consumatore.

Ora per i ristoranti che si fregiano di essere italiani scatterà un censimento e per i dodicimila ristorantori da costa a costa è arrivato il momento degli esami per smascherare gli usurpatori e per premiare i veri con il riconoscimento della loro genuinità.

Il censimento negli Usa prenderà avvio quest'anno e le certificazioni inizieranno ad apparire sugli ingressi dei veri ristoranti italiani entro il 2004.

Il progetto - ha spiegato Billè - permetterà di creare anche un sempre più solido legame tra l'Italia e i suoi ristoratori nel mondo. Un atto dovuto, lo definisce. "Riusciremo ad avere una parte nel villaggio globale se riusciremo a trasferire in questo villaggio un patrimonio immenso che è la qualità della vita. Dobbiamo cambiare strategia - ha precisato Billè - promuovendo non solo i cibi autentici d'Italia, ma anche le tradizioni culinarie e le emozioni della cultura italiana all'interno dei ristoranti doc".

"Il tartufo - osserva Dardanello - è una delle grandi emozioni che tutto il mondo invidia al nostro paese" ed è per questo che anche i diamanti piemontesi saranno certificati doc.

Oggi la presentazione dei tartufi d'Alba e dei vini piemontesi si trasferisce nella zona dei teatri, da Barbetta, a conclusione di una tre giorni newyorkese che ha visto protagonisti della Big Apple i "Tuber Magnatum Pico" piemontesi.

Nei giorni scorsi l'iniziativa era stata proposta nella West Coast e a San Francisco si è svolta una vera, emozionante "caccia" al tartufo sotto il Golden Gate, dove i tuberi erano stati strategicamente piazzati.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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