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Pretesi 6 milioni di $ dalla City per il salvataggio
del ferry col rimorchiatore


Riccardo Chioni - New York, 13 Dicembre

Traghetto

La prima reazione a caldo di un alto funzionario della municipalità a City Hall alla richiesta di 6 milioni di dollari di indennizzo inoltrata dalla proprietà del rimorchiatore Dorothy J. in merito al servizio prestato al traghetto nei momenti immediatamente successivi lo schianto contro il terminal St. George di Staten Island il 15 ottobre scorso è stata schietta e lapidaria "se ne vadano da New York City".

La società Henry Marine Service Inc. con sede a Staten Island, proprietaria del rimorchiatore Dorothy J. ha intentato causa alla municipalità avvalendosi della cosiddetta "federal admiralty law".

Nella denuncia la Henry Marine Service asserisce che l'equipaggio del rimorchiatore "ha assunto il controllo del ferry in pericolo e senza guida", prevenendo che "i passeggeri presi dal panico si scaraventassero nelle acque" della baia di New York.

"È ignobile presentare alla città il conto per aver salvato vite umane. Questa società farebbe bene a lasciare New York" ha commentato la notizia della querela, Jordan Barowitz, portavoce di City Hall.

La società Henry Marine Service, tra l'altro, è titolare di un contratto di appalto annuale ottenuto dalla City - per un totale di 191.200 dollari - per la rimozione di ferry fuori servizio e di chiatte di carburante.

Ma l'avvocato dell'azienda di Staten Island, James Mercante, difende l'operato di Henry Marine e aggiunge che dopotutto una ricompensa per il salvataggio del ferry Andrew Barberi da 14.4 milioni di dollari non sarebbe sgradita.

La denuncia è stata inoltrata presso il tribunale federale di Brooklyn che recentemente aveva stabilito il 10 marzo prossimo quale data finale per la presentazione di denunce relative l'incidente del ferry in cui persero la vita 10 passeggeri e altre dozzine rimastero ferite anche in modo grave.

La cancelleria del tribunale aveva stabilito che tutte le richieste di risarcimento sarebbero dovute pervenire entro tale data, quale parte della procedura speciale richiesta dalla City per limitare i danni relativi alle proprie responsabilità in base ad una disposizione della legge marinaresca risalente a 152 anni fa, secondo cui la responsabilità della municipalità verrebbe limitata al valore reale del traghetto dopo l'incidente.

Le vittime hanno avanzato richieste per due miliardi di risarcimento alla municipalità newyorkese, ma quella della Henry Marine Service è la prima denuncia sottoforma di querela.

L'avvocato Mercante ha riferito che il rimorchiatore Dorothy J. era ormeggiato alla banchina di cemento armato quando l'equipaggio ha visto il Barberi schiantarsi contro il molo e che immediatamente il comandante ha disposto le operazioni di salvataggio in pochi momenti.

"L'imbarcazione stava ruotando su se stessa e stava andando alla deriva in direzione del Verrazzano Bridge" sostiene l'avvocato, il quale sottolinea che "l'equipaggio ha pilotato il Barberi verso la banchina ed ha agito speditamente e appropriatamente, contribuendo a salvare molte vite e a salvare anche il traghetto da ulteriori danni o addirittura dalla perdita".

"Forse sei milioni di dollari è il prezzo che si pagherebbe un rimorchiatore per trasportare una imbarcazione in Europa e viceversa. Mi sembra una richiesta piuttosto eccessiva e fuori dalla norma" sostiene un'autorevole fonte della marineria mercantile che desidera restare anonima.

La stravagante richiesta di risarcimento avanzata dalla Henry Marine Service per il salvataggio di vite umane e del traghetto va ad aggiungersi alla serie di bizzarri situazioni che aleggiano sui misteri ancora da svelare in merito alla tragica vicenda del traghetto Andrew Barberi. La polizia dice sostiene che al momento dello schianto il capitano non si trovava sulla plancia di comando, ma a poppa, mentre il pilota al timone del traghetto perdeva i sensi pochi istanti prima dello schianto contro il terminal St. George.

Poi c'è stato il licenziamento del comandante stesso del Barberi prima ancora della conclusione dell'inchiesta, giustificato dal fatto che non aveva risposto alle domande della commissione federale d'inchiesta che sta cercando di fare luce sull'accaduto di quel 15 ottobre scorso, ma che in realtà si è arenata in una palude di circostanze e responsabilità ancora oscure.

Il consigliere legale di City Hall, Michael Cardozo ha voluto precisare che la municipalità è disponibile a trovare accordi con chiunque, vittime o familiari, non intenzionati a sporgere querela.

Non sullo stesso tono da pacca sulla spalla numerosi avvocati di vittime e familiari, i quali criticano l'operato da mercato di frutta della città che a loro avviso tende ad accalappiare quelli dei "pochi, maledetti, subito".

Sta ora al giudice Edward Korman giudicare se l'amministrazione dello Staten Island Ferry fosse o meno a conoscenza delle condizioni di non-sicurezza o di negligenza che hanno provocato la tragedia di metà ottobre.

In caso affermativo la municipalità potrebbe vedere vanificarsi i tentativi di appellarsi alla vetusta legge del mare per limitare la sua esposizione.



Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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