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Il "turismo patriottico" non basta in aiuto alla Big Apple |
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Riccardo Chioni - America Oggi - New York, 20 Dicembre 2001 La stagione delle feste, di estrema importanza per l'industria turistica newyorkese, quest'anno non è così festosa come di consueto, nonostante gli sforzi dell'agenzia del turismo e le promesse "patriottiche" per risollevare le finanze della City. Gli albergatori piangono miseria con una percentuale dell'otto per cento di ospiti in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e agli aeroporti metropolitani gli arrivi fanno registrare un calo del 20 per cento, mentre i botteghini di Broadway si sono trovati con il 15 per cento dei biglietti invenduti. Per quanto riguarda gli alberghi le proiezioni indicano un calo dell'8 per cento - riferisce Joseph Spinnato, presidente dell'Hotel Association di New York -, anche se tuttavia il calo è di molto inferiore rispetto a quanto era stato previsto l'indomani degli attentati alle Torri. Per l'industria alberghiera insomma la situazione non è tragica, anche se nelle settimane seguite all'attacco gli albergatori avevano visto dimezzare le prenotazioni. In molti erano corsi ai ripari decidendo di svendere i pernottamenti, come ad esempio avevano fatto due alberghi alla moda: il Tribecca Grand e il SoHo Grand, tagliando le tariffe di un centinaio di dollari - anche per sistemazioni dilusso - per incentivare le permanenze. La 22enne Theresa Barbadore, studentessa di college, racconta che la sua famiglia ha deciso di prendere al volo le offerte speciali per visitare la Big Apple, anche se per arrivarci i suoi familiari hanno preferito prendere il treno, piuttosto che l'aereo, per spostarsi da Braintree, nello stato del Massachusetts, per trascorrere almeno due notti, fare un pò di shopping e recarsi a vedere lo spettacolo delle Rockettes al Radio City Music Hall. "La situazione della famiglia Barbadore rispecchia esattamente quella che è la realtà del turismo a New York di questi tempi, dopo gli attacchi dell'11 settembre. Una visita breve e contenuta nei costi" riferisce Cristyne Lategano Nicholas, presidente dell'agenzia comunale per il turismo "NYC & Company". Nonostante sia stato messo in atto anche una sorta di "turismo patriottico" da parte di numerosi gruppi in visita alla Grande Mela, si tratta di situazioni temporali, non continuative e di atti di solidarietà che sono molto apprezzati, ma che non hanno nulla a che vedere con il tradizionale turismo "globale" che si riversava tradizionalmente nella City a cavallo delle festività. Molti visitatori hanno risposto all'appello del primo cittadino della Big Apple a venire a spendere quattrini nella City. Provengono dagli stati limitrofi come New Jersey e Connecticut, o dall'upstate e la loro presenza non ha lo stesso impatto economico nelle casse della città. L'industria del turismo soffre e un pò tutti: albergatori, teatri, negozianti e personaggi politici, stanno cercando di mettere assieme dei pacchetti di offerte per cercare di avvicinare quanta più gente possibile. La cifra in ballo è enorme: 25 miliardi di dollari lasciati in città dai visitatori nello scorso anno e gli incentivi dell'agenzia municipale del turismo per promuovere più affluenze, compresi nel "Freedom Package" al prezzo di 157 al giorno per hotel, spettacolo e ristorante sono riusciti a sollecitare soltanto la vendita di 9.700 pacchetti di offerte. Nonostante tutto, Broadway è in crisi e nelle ultime tre settimane la vendita dei biglietti è scesa del 15 per cento, rispetto all'anno precedente, lasciando molti addetti ai lavori con il fiato sospeso per la minaccia di far calare il sipario per sempre su alcuni dei più gettonati show, così come sta accadendo per almeno otto spettacoli che prevedono di chiudere a partire dal primo gennaio. Anche gli spettacoli più tradizionali come - ad esempio - la produzione dello "Schiaccianoci" del Balletto di New York, risente della scarsezza di turismo e di appassionati del genere classico. Cristyne Lategano assicura che la sua agenzia si sta muovendo per cercare di stimolare il turismo anche d'oltreoceano, in quanto - sottolinea - anche se possiamo contare sul "turismo patriottico" che intende risollevare l'economia della città, non è sufficiente per colmare il vuoto lasciato dopo gli attentati dall'assenza del turismo proveniente da ogni parte del mondo che a causa delle paure di volare ha deciso quest'anno di disertare la Big Apple. Il turismo del mordi e fuggi aiuta, ma è solo un rimedio temporaneo. Ciò che occorre è recuperare il turismo tradizionale e, soprattutto, spendaccione. Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni |
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