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Umbria Jazz torna a casa portandosi dietro lo straordinario entusiasmo raccolto in una settimana di avvenimenti newyorkesi. La serata conclusiva della tournèe statunitense del Festival umbro che si è svolta al ristorante San Domenico mercoledì ha visto la partecipazione del console generale Antonio bandini, del contrabassista Gianni Tommaso che dirige la "clinic" del Berklee College of Music di Chicago da 18 anni; Renzo Arbore, presidente dell'Associazione Umbria Jazz, il direttore artistico del Festival, Carlo Pagnotta, l'impresario musicale Adriano Aragozzini e il giovane messinese sassofonista Francesco Cafiso di 15 anni che ha letteralmente strabiliato la platea con sue esibizioni.
"Siamo andati oltre le aspettavite perchè anche con il freddo polare, i proprietari del jazz club che temevano il peggio, hanno invece registrato il tutto esaurito e in alcuni casi hanno anche dovuto lasciare fuori dalla porta alcuni clienti - racconta Carlo Pagnotta -. È una soddisfazione immensa perchè abbiamo dimostrato che anche il jazz italiano conta qualche cosa. Se poi raccogliamo questi risultati a New York, significa che ci siamo in pieno".
La delegazione di Umbria Jazz era arrivata nella Big Apple preceduta dalla sua fama di "Top Italian Jazz", così pubblico e critica non hanno esitato a tributare gli onori ai musicisti e organizzazione del Festival.
"Già tre anni fa - ricorda Pagnotta - avevamo fatto il tutto esaurito al Town Hall di Manhattan con un concerto. Possiamo dire che possiamo lavorare bene dopo tanti anni. Il Festival non è soltanto il top in Italia. Molti scrivono che è tra i primi tre al mondo, qualcuno esagerando addirittura dice che quello umbro è il primo al mondo e io cerco di correggerlo, ma è senza dubbio che il nostro si piazza tranquillamente tra i primi cinque nel mondo. Questo - continua Pagnotta - ci riempie di orgoglio perché significa che in trent'anni abbiamo lavorato, la Regione Umbria e le istituzioni regionali ci hanno creduto fin dall'inizio e questi sono i risultati. Siamo più che felici, perché un'accoglianza così a New York non è cosa di tutti i giorni".
E sul carnet dei prossimi impegni di Umbria Jazz si aggiungono già richieste pervenute dalla Nazioni Unite, senza parlare della proprietà del Blue Note che non avrebbe voluto lasciare rientrare in Italia i musicisti e tenerseli in locandina ancora a lungo.
"Ciò significa - conclude Pagnotta - che non siamo venuti a seminare. Questo lo avevamo fatto in passato. Ora raccogliamo i frutti, la stagione è stata buona perché i frutti sono migliori di quanto ci si aspettava".
La rivelazione di quest'anno per la critica specializzata e popolare - tuttavia - è senza dubbio il giovanissimo sassofonista siciliano Francesco Cafiso che Renzo Arbore non vuole descrivere, perché afferma che va ascoltato per capire il dono naturale che possiede: sembra nato con il sax in bocca ed ha una padronanza dello strumento che anche i più affermati professionisti definiscono incredibile.
"Quando sale sul palco la gente si chiede: e questo chi è. Poi appena imbraccia lo strumento scatena l'entusiamo generale. Ieri sera ad esempio, era in scaletta per un paio di pezzi, invece ha finito per trovarsi nel mezzo di una jam session con professionisti di alto livello, tra cui Harry Allen con il quartetto (che andrà alla prossima edizione di Umbria Jazz, ndr.) e senza alcuna emozione è riuscito a trasmettere una straordinaria energia e lo spettacolo iniziato alle dieci è andato avanti oltrepassando la mezzanotte perché la gente non cessava di richiedere bis. Io non lo voglio chiamare genio - precisa Pagnotta, perchè sarebbe troppo, però non c'è dubbio che Z qualcosa fuori dal comune".
La presenza di Adriano Aragozzini a New York lascia intendere che sta organizzando qualcosa nella Big Apple, ma dall'impresario esce ben poco. Annuncia solo che sta preparando una grande manifestazione istituzionale che si terrà tra il Puck Building e le Nazioni Unite, poi si abbottona e non vuole dire niente altro. Promette tuttavia che racconterà tutti i dettagli nelle prossime settimane.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
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