 Visitatori a Ground Zero |
Riccardo Chioni - America Oggi - 4 Ottobre 2001
Arrivano con la tavolozza dei colori, con la Bibbia e rosari tra le mani o solo per curiosare. A tre settimane e due giorni dall'attentato al World Trade Center, la zona di lower Manhattan continua ad essere meta di pellegrini di ogni genere, ciascuno impegnato in una missione distinta, ispirata dagli eventi dell'11 settembre.
Seduto su una sedia pieghevole Kadzushi Takeda, con lo sguardo rivolto alle rovine, recita un mantra buddista sgranando un rosario per ore, sorreggendo un libro religioso in lingua giapponese. Takeda, studente di architettura, in un inglese sgangherato spiega che ha deciso di lasciare la sua Tokyo e venire a New York perchè soltanto guardando la tivù non poteva vivere da vicino l'amarezza che sta provando a fianco delle macerie. Prego - dice - per le vittime e per la pace nel mondo.
Non molto lontano un gruppo di studenti della Parsons School of Design siede sull'asfalto con le spalle alle transenne della polizia. I ragazzi disegnano ciò che vedono: qualcuno abbozza il le silouette delle gru che sembrano toccarsi con i grandi bracci levati al cielo, mentre sollevano brandelli delle Torri, altri invece riproducono sul blocco le immagini della gente, i soldati in tuta mimetica, i turisti che si lasciano ritrarre davanti al vuoto lasciato dalla catastrofe.
|
Cara Earl con il carboncino cattura l'atmosfera di vuoto che hanno lasciato sulla piazza le Twin Towers, cercando di riprodurle in grigio, come fossero fantasmi. Tutt'intorno è un brulicare di gente che affigge volantini per consulenze legali, psicologiche, religiose e messaggi di gente proveniente un po' da tutti gli States in visita al luogo della tragedia. Ognuno ha scritto ciò che passava in quel momento per la propria testa. Uno di questi recita "ho pianto così tanto che sono diventato vuoto dentro".
Centinaia di lavoratori alla giornata sono in attesa di essere arruolati da esercenti che devono ancora ripulire i negozi e le vetrine dalla cenere che aveva coperto tutto. Sono attrezzati con secchi e utensili per una pulizia alla grande e il lavoro per loro non manca, da quando il cordone di sicurezza attorno all'epicentro si va gradualmente assottigliando e molti esercenti riaprono per la prima volta le serrande.
Un gruppo di religiosi provenienti da Staten Island si è posizionato all'angolo di Broadway dove distribuisce volumi della Bibbia e invita i passanti alla preghiera. Uno di questi, Alys Ralston, ha portato con se i suoi tre figli di 3, 5 e otto anni per tenere compagnia ad altri ragazzini che le famiglie portano in "pellegrinaggio".
I soccorritori visti da questa distanza sembrano miniature che si muovono al rallentatore di fronte ad una montagna di macerie senza sosta. Tanto indaffarati che ieri hanno lanciato un appello rivolto a stelline e celebrità dello spettacolo. "Non venite a trovarci, dobbiamo lavorare. Siamo costretti a chiedere ai vip di non venire qui" riferisce Richard Sheirer, responsabile dell'agenzia municipale per l'emergenza. Non mette in dubbio che le visite siano motivate da buone intenzioni, ma di certo creano distrazioni.
Ground zero del resto è un luogo estremamente pericoloso e martedì scorso ne hanno avuto la prova i reporter al seguito dell'emiro del Qatar, fatti velocemente evacuare dopo che dalla facciata di un edificio del World Financial Center s'erano staccati vetri che andavano a cadere sulle macerie sottostanti.
Decine di politici americani e stranieri e qualche capo di stato hanno fatto tappa a ground zero. "Ovviamente è necessario che vedano con i propri occhi e tocchino con mano la scena della tragedia" ha sottolineato Sheirer, ma anche decine di celebrità dell'intrattenimento sono volute venire, come l'ex pugile Muhammed Alì, la cantante Bette Midler, il comico Chris Rock, miss America Katie Herman, Chevy Chase, Alec Baldwin ed il fratello Billy, il "Soprano" James Gandolfini, i giocatori degli Yankees e l'impresario del ring, Don King.
Insomma, la grande tomba all'aperto è divenuta meta di turismo per vip, mentre a City Hall infuria un'accesa polemica sugli accessi facili, laddove invece è necessario continuare a scavare.
Ufficialmente - stando alla polizia - la zona del crollo delle Torri è off-limit, tranne che per i politici americani ed i capi stato e di governo stranieri accompagnati dal sindaco Giuliani.
Ma per molti vip e stelline dello spettacolo la visita a ground zero è diventata uno show personale che distrae le centinaia di persone impegnate nel duro e atroce lavoro di recupero di cadaveri e macerie.
Tutto dipende da chi è piantonato al posto di blocco e dalle raccomandazioni. Susan Sarandon, ad esempio, è riuscita a passare, così come Brooke Shield, mentre Elton John si è visto negare l'accesso ed ha deciso di recarsi invece al centro di comando dei soccorsi dove ha trovato la modella Heidi Klum intenta a distribuire cibo caldo agli sfollati del villaggio di Battery Park City.
Articolo pubblicato da America Oggi. Testo e foto Copyright © Riccardo Chioni
|
|